ESPERIMENTI LETTERARI Il Trono di Ruspe

Il Trono di Ruspe – Capitolo 2: Disastro

2 - Copia (2)
Rorschach
Scritto da Rorschach

Quella che state per leggere è una storia di pura fantasia. Ogni personaggio, nome citato, luogo e situazione non sono riferiti ad un contesto reale, ma sono da attribuirsi ad un mondo puramente immaginario. Ogni riferimento a fatti, luoghi, storie, situazioni e personaggi realmente esistenti è puramente casuale.

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 IL TRONO DI RUSPE

Nel capitolo precedente: Matt e Luisa pensano ad un piano per sconfiggere il Movimento. Manovre fiscali illecite e innescamento di rabbia popolare.
Tutto sembra perfetto, eppure…

Capitolo 2: Disastro

 

Passi rimbombano nel corridoio, le finestre illuminano nature morte di polenta e uccelletti di stagione affisse sui muri.

“S-s-signor segretario.”
“Non adesso.”

Cinque uomini camminano a passo svelto provando a seguire la figura che sta loro davanti. Giacche nere, camicie bianche, un sesto uomo cammina davanti a loro. Passo deciso e grugno sul volto. Li segue una ragazza dai fluenti capelli castani, ancheggia su tacchi neri in un completo rosa.

“Che cosa diremo ai giornalisti?”
“Non adesso, ho detto.”

Due di loro sono incappucciati, han le mani trattenute dietro la schiena dagli altri tre. Uno di loro ondeggia debolmente sulle gambe lamentandosi sommessamente e grugnendo parole senza senso: “Hulo! ‘Ota hulo… ‘ota hotte hulo. Ihihihhiii.”

Un altro di loro si avvicina: “Forse non è chiaro, Matt… L’hanno beccato proprio mentre fott-”
“HO CAPITO! HO CAPITO, MALEDETTO RITARDATO. Sto pensando.”

Il silenzio torna ad aleggiare tutt’intorno, interrotto solo dai passi sul marmo rosa. Dopo qualche momento arrivano davanti ad una grande porta scura. Il legno è intarsiato con foglie d’edera e viticci sinuosi.
Il segretario la spalanca in un gesto furioso e si addentra nella stanza avvicinandosi alla scrivania seguito dal resto del gruppo.

“Chiudete.”

Un uomo dagli occhiali rossi, sguardo da rana e labbro inferiore prominente obbedisce all’ordine tremando. La faccia butterata trasuda tensione.

Millimetro dopo millimetro la porta si avvicina allo stipite. Gli altri si aggiustano la cravatta nervosamente, il loro sguardo si incrocia silenzioso. Luisa si dirige verso la biblioteca appoggiandosi sul bordo in quercia accarezzandosi i setosi capelli castani. Sbuffa leggermente e solleva gli occhi al cielo.

TA-CLACK

Nello stesso istante in cui la serratura si chiude una voce esplode facendo tremare i vetri.

“PORCA PUTTANA!! COME CAZZO È POTUTO ACCADERE?”

Un uomo in giacca e cravatta si gratta nervosamente le guance grasse. La pelle si arrossa sul suo volto, i piccoli occhi verdi sormontati da sopracciglia spesse e folte: “Beh, sior… è diffisile dirlo… f-f-f-forse…”
“FORSE COSA?!?”
L’uomo incappucciato resta in piedi in silenzio, sta tremando. L’altro continua a lamentarsi ondeggiando: “Hota ‘ota! ‘Ottere ‘ottere ‘ottere!”
“Beh l’hanno… insomma… Non credevamo c-c-c-che…” ad intervenire è un uomo dai capelli bianchi, occhiali dalla montatura nera e quadrata e labbra sottili. La pelle lattiginosa trema mentre parla.
Matt si massaggia il naso fra i polpastrelli: “NON CREDEVATE? NON CREDEVATE?!? Avevo detto chiaramente che doveva essere gente immacolata. Non volevo nessuno, NESSUNO, che fosse riconducibile al partito. E INVECE CHI CI AVETE MANDATO? CHI CAZZO CI AVETE MANDATO?!?!?”
L’uomo dagli occhiali rossi si avvicina debolmente agli altri: “Avevamo f-f-f-fatto c-c-come ci avevate detto… Ma è venuto a saperlo e…” deglutisce debolmente “e ha voluto partecipare.”
L’incappucciato continua: “Fottere! ‘ottere, ‘ottere, ‘ottere!!”
“Oh, bene! E la prossima volta che vai a puttane tanto vale invitare anche Jack lo squartatore, eh? CHE COSA CAZZO VI ASPETTAVATE CHE SAREBBE SUCCESSO?!?”

Il silenzio e il senso di colpa scende sui presenti. Luisa si avvicina ad un tavolino alla fine della sala, afferra una bottiglia in vetro e versa un Amaro Padano in un bicchiere con ghiaccio. Lo agita debolmente e lo porge al segretario.

Matt si volta verso di lei: “Luisa, Cristo, sei l’unica ad avere un briciolo di cervello. Dobbiamo chiarirci le idee, ripetimi un secondo che cazzo succede.”
Si porta il vetro alle labbra e ingoia tutto il liquido ambrato in un unico veloce movimento.
Solleva il bicchiere verso di lei inclinando lo sguardo: “Nel. Dettaglio.”

La ragazza si avvicina di nuovo al tavolino, prepara un altro amaro con lentezza annuendo sconsolata. Intorno a loro solo silenzio e il rumore del ghiaccio che scivola sul fondo in vetro.
L’uomo incappucciato si dimena ruotando la testa verso il soffitto: “Hazzodicane! Hazzodicane!!”

Luisa si aggiusta il vestito e si porta al centro della sala, apre il dossier che tiene fra le mani e si aggiusta gli occhiali sul naso.

Solleva il bicchiere dolcemente portandolo ad altezza spalla, il palmo rivolto verso l’altro: “Insomma, da dove inizio?”
Matt si avvicina: “Dall’inizio.”

“Uco! Uco! ‘Otterebuco ! ‘Otterebuco!”

Un sospiro precede la risposta: “Ecco, direi di iniziare dalla questione dei 300 mila euro. È stata un fiasco totale. Nello stesso istante in cui abbiamo iniziato a scrivere le mail false il movimento ha indetto una conferenza stampa ammettendo di aver avuto un versamento imprevisto e ingiustificato. Hanno dichiarato subito di non conoscere la provenienza del denaro dimostrando massima collaborazione con la polizia postale e la guardia di finanza. Nel frattempo hanno versato i soldi in un fondo per finanziare giovani imprenditori. Probabilmente sarà tutto inutile, quando scopriranno che si tratta di denaro sporco sarà tutto confiscato, ma questo lo sanno anche loro e non gli importa: è tutta scena e questo gli basta.”

Si aggiusta gli occhiali sul naso osservando da sopra le lenti i tre uomini in piedi davanti a lei e gli altri due incappucciati con i suoi grandi occhi verdi. Scettica solleva un sopracciglio, poi riprende a leggere.

“Nel giro di qualche ora le mail false sono state pubblicate e, manco a dirlo, smentite in qualche minuto. Hanno dimostrato alla polizia postale di non aver mai avuto accesso a quegli indirizzi. Al contrario, tutti quegli scambi sono stati ricondotti alla città di Bergamo. Christian ci ha salvati per un pelo, ma i sospetti sono pochi e tutti su di noi. Per quanto riguarda il versamento da 300 mila euro abbiamo dovuto corrompere altri cinque agenti per non far trapelare la notizia che la società fittizia estera era stata fondata da altre aziende riconducibili a intestatari di Milano, Venezia e Pavia.”

I tre uomini si guardano in silenzio chinando il capo e sudando freddo. Lo sguardo del segretario fissi su di loro.

“Hoglio ‘ottereee! Huco, huco, huco! Oha!”
“Fatelo stare zitto.”

L’uomo dagli occhiali rossi obbedisce e sferra un montante poco convinto alla bocca dello stomaco dell’incappucciato. La grottesca figura si accascia a terra ansimando.
Matt chiude gli occhi massaggiandosi le sopracciglia in un gesto stanco: “Luisa, continua.”

“Bene, a quel punto hanno dimostrato che gli orari d’invio delle mail coincidevano con altri loro impegni privati di cui non eravamo a conoscenza. Hanno fatto un vero e proprio assalto televisivo, non li avevamo mai visti così.”

Solleva gli occhi sopra le lenti e scruta i presenti con aria da sufficienza: “Ma questo è niente, il disastro è avvenuto qualche tempo dopo, per la questione dei cani nei campi ROM.”

Matt esplode di rabbia grugnendo, scaglia il bicchiere contro il pavimento e bestemmia San Marco. Il vetro si infrange rumorosamente facendo esplodere cocci taglienti ovunque, i tre uomini impallidiscono e a Venezia la statua del Leone davanti la Basilica piange una goccia di grappa.

Inizia a passeggiare su e giù per la stanza, i pugni serrati lungo i fianchi: “Cristo!!”
Luisa: “Lui c’entra poco, il piano era una merda.”

La ragazza è ben dritta sui tacchi e si porta con le dita un ciuffo di capelli dietro l’orecchio. “Comunque, abbiamo adottato venti cani da qualche canile del sud e abbiamo fatto esattamente quanto detto… Anche se…”
Il segretario interviene e continua: “ANCHE SE CI SONO FOTO SPARSE IN MEZZA ITALIA DEL NOSTRO CAPITAN RITARDO CHE SI SCOPA UN CUCCIOLO DI SHAR PEI MEZZO MORTO ALLE SPALLE DI UN CAMPO ROM.”

Il silenzio cala opprimente. Il busto del segretario volta verso gli altri uomini, quello dai capelli bianchi soffoca una risata.

“Ti sembra forse divertente?”
“B-b-beh, stavo pensando che non è andata poi c-c-così male, no?”

Scuote leggermente la testa e si morde un labbro trattenendo il sogghigno: “Cioè, il cucciolo stavolta era vivo, no? Poteva andare peggio. Poteva essere una bambina africana come quella volta con Ber-…”
Gli altri due spalancano gli occhi guardando il collega, ha ricordato qualcosa che il Segretario non vorrebbe far sapere in giro.

Matt avanza, passo dopo passo e portandosi una mano dietro la schiena: “Sai, Mario caro…”
Gli altri due si allontanano dal collega mentre l’uomo si avvicina.
“Se non sapessi che hai il culo al posto della testa e che sei biologicamente programmato a vomitare merda…”
Sudore scivola silenzioso sui loro volti.
“…penserei anche di ammazzarti.”
Gli poggia entrambe le mani sulle spalle avvicinando la fronte alla sua fissandolo negli occhi.
“Ma siamo a corto di uomini e lì fuori qualcuno ancora ti vota…”
Sospira lasciando trascorrere qualche istante di silenzio: “E prega Dio che vada sempre così.”

Stacca le mani dalle spalle e cammina verso Luisa: “Quanto hanno girato le foto?”
“Parecchio, ma siamo riusciti a farle sparire nel giro di qualche ora.”
“Qualche ora?”
“Già.”
“Gesù. Su internet saranno praticamente ovunque…”
“…”

Un’altra bestemmia rimbomba fra le pareti facendo ondeggiare le tende. Ad Assisi centinaia di cani iniziano ad abbaiare.
Il Segretario ansima ribollendo di rabbia: “Togliete i cappucci ai due imbecilli.”

I tre uomini obbediscono svelando due volti sudati.
Il primo di loro è pietrificato: occhi sbarrati, capelli biondi lisci corti e labbra rosa. Trema debolmente sulle ginocchia e moccio traslucido gli cola sul labbro superiore.
Il secondo ha grandi occhi verdi opachi e spenti, ricci scuri che piovono sulla fronte e labbra gonfie, guance piene di boria. Continua a ondeggiarsi per terra sbavando parole troncate a metà sul tappeto: “Io ‘opo utto! Ehehahehhe è utto hio huco huco huco!! ‘Oglio huco!!”

Luisa spalanca gli occhi: “Ma, Matt… è proprio lui…? Cioè… davvero LUI?”
“Già.”
“Cosa diavolo gli è successo? Erano anni che non lo vedevo…”
Matt scuote piano la testa: “Beh, qualche tempo fa è entrato nella stanza dove teniamo il vecchio… Ed ecco… Insomma ha trovato il padre…”
Luisa si copre la bocca con una mano: “O-o-oddio… Non dirmi che l’ha visto mentre…”
“Già… e qualcosa…” scuote la testa “Beh, qualcosa è morta in lui.”

Gira lo sguardo verso il ragazzo, lo vede sbavare sul tappeto, portandosi le dita in bocca iniziando a succhiarle. Il corpo si contorce e inizia a mimare colpi di bacino contro il pavimento.

“O forse sarebbe meglio dire che qualcosa si è risvegliata in lui…”

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Luisa: “Insomma, cosa gli è successo?”
Matt sbuffa e scuote la testa chiudendo gli occhi: “Ha iniziato a non parlare più in modo sensato e, beh, ha iniziato a scoparsi qualunque cosa. Ogni volta che usciva di casa cominciava a rincorrere cani, gatti, bambini… è stato tremendo. Ha assunto una strana passione per tutti gli animali, in modo speciale per i pesci. Qua lo chiamiamo Il Carpa, e non voglio spingermi oltre.”
L’uomo con gli occhiali rossi interviene per poi interrompersi da solo: “Beh, almeno ha raggiunto il sogno del padre, ce l’ha sempre duro.”
Matt si avvicina al ragazzo a terra e gli afferra i capelli sollevandogli la testa verso l’alto: un volto pallido ricambia il suo sguardo, si morde le labbra e gli occhi son vitree palle verdi senza coscienza. Continua a dimenarsi sul tappeto spingendo ritmicamente col bacino nel vuoto.

“Tu, invece” si rivolge al ragazzo biondo ancora in piedi “spiegami esattamente quali erano gli ordini che avevi.”
“B-b-b-b-beh, d-d-d-dovevo p-p-p-p-pren-n-n-n-d-”

Un rovescio lo raggiunge in viso.

Matt: “Non balbettare, idiota.”
Il biondo deglutisce piano e continua: “D-d-dovevo portare il cane che avevo preso e t-t-tagliargli la gola… Poi dovevo buttarlo fra le roulotte del campo.”
“Bene. E per quale cazzo di idea hai deciso di portare con te questo piccolo idiota arrapato?”
“Ecco… Avevo sentito delle l-l-leggende sul suo c-c-conto… Ed ecco, non credevo fossero vere.”
“Sarai contento adesso che sai la verità, no? Continua, cos’è successo?”
“B-b-b-beh, siamo arrivati al campo, era rimasto silenzioso per tutto il viaggio, di tanto in tanto gridava parole senza senso. Quando siamo arrivati siamo scesi dall’auto e ho tirato il cane fuori dal bagagliaio e… non ho avuto neanche il tempo di prendere il coltello che…”

Matt chiude gli occhi bestemmia e si porta una mano dietro la schiena.

“Sapevi bene che non doveva essere presente nessun membro iscritto al partito, no?”
“S-s-si…”
“Nessuno che fosse direttamente riconducibile a noi, vero?”
“S-s-si, lo s-s-sapevo…”
Matt stringe le labbra e si fa più vicino: “E tu ci hai portato il figlio del grande capo, ci hai fatto beccare e ora le foto sono sparse ai quattro venti, giusto?”
“Ma io non cred-NNGGHH!!!”

Un colpo lo raggiunge al mento, questa volta nella mano di Matt c’è qualcosa. È metallica, lucente e carica. Il calcio della pistola inizia a sanguinare, così come il mento del ragazzo. Il secondo dopo la canna è puntata sulla sua fronte. I tre uomini in giacca e cravatta si guardano esterrefatti e iniziano ad allontanarsi: “Matt, che diavolo fai? È un ragazzo…”
Luisa fa due passi in avanti: “Matt…”
“Silenzio.” I suoi occhi fissi in quelli del biondo: “Rispondi.”
“S-s-si, l’ho fatto. L’ho fatto io.” Deglutisce piano. “È che semplic-”

Uno scoppio interrompe la frase, l’istante dopo il volto del ragazzo ruota all’indietro, quello successivo è scosso dal suono di un corpo che si accascia al suolo. Il cranio, dietro la testa, è esploso lanciando pezzi di osso, sangue e cervello sul tappeto.
Matt ha la mascella contratta, il braccio ancora steso in avanti, la pistola vomita fumo grigio che sale silenzioso verso l’alto. Gli occhi dei presenti sono aperti in una stasi di shock.

La quiete dura qualche altro secondo, solo il ragazzo a terra sembra non essersi accorto di nulla. Il suo sguardo si muove a destra e sinistra finché non incrocia quello vitreo del cadavere ancora caldo. Un rivolo di sangue fuoriesce dal foro scivolando sulla fronte fino a bagnar le sopracciglia, gli occhi ancora sbarrati, increduli. Subito inizia a strisciare verso di lui, provando a sbottonarsi i pantaloni e iniziando a spingere col bacino sulla fronte del ragazzo.

“Huco huco! Ecco huco! Hio!! Hihihihih!!”

Matt interviene: “Cristo di Dio, portate fuori di qua questo ritardato prima che inizi a fare quello che temo.”

Quattro braccia lo afferrano dalle spalle e iniziano a trascinarlo fuori dalla camera. Grugniti e lamenti si contorcono per la sala. Dopo qualche istante la porta viene richiusa, davanti al segretario è rimasto solo l’uomo dagli occhiali neri.

“Mario, tu prendi questo povero deficiente e fallo sparire.”
“Ma Signor Segretario, non ho idea di c-”
“Te lo dico io. Mettilo in un sacco nero dell’immondizia e poi…” si ferma un attimo a riflettere “si, in una cella frigorifera. Ti dirò io dove, non farà domande.”

Si volta e riprende a camminare dirigendosi verso la scrivania, Luisa osserva la scena.

Senza voltarsi Matt riprende a parlare: “Non ti sento muovere. Và.”

Dopo un minuto la porta si richiude, ancora una volta. Matt si siede sulla poltrona e chiude gli occhi.

I secondi passano lentamente fino a diventare interi minuti. Luisa sospira e si avvicina al suo capo interrompendo il silenzio.

“Come va?”
“Ho capito…”
“…Cosa?”
“Cosa dobbiamo fare.” Si rialza in piedi: “Chiama i tre idioti, devono ascoltare anche loro.”

 

———Epilogo———

I tre uomini sono in piedi, uno accanto all’altro. Schiena dritta e sguardo terrorizzato.

“Roberto, che animale avevi da piccolo?”
“Si-si-signore, ve-ve-veramente non vedo c-”
“Rispondi.”
“Un cane.”
“Mh. E tu?” Indica l’uomo dalle sopracciglia spesse e gli occhi verdi: “Io, b-beh, io avevo un gatto.”
“E tu, Mario?”
“Dei pesciolini… Pesciolini rossi.”
Un sorriso si stende sul volto di Matt: “Lo immaginavo.”

Il segretario comincia a camminare avanti e indietro, dietro di lui Luisa regge un quotidiano.

“Ecco, io da piccolo andavo a cavallo. I miei mi accompagnavano spesso, è fantastico e, risparmiando un po’, è uno sport che quasi tutti possono fare. Ero giovane all’epoca e credevo che l’animale domestico non fosse una scelta economica, quindi non capivo: per quale diavolo di motivo un genitore dovrebbe regalare un canarino al proprio figlio invece di un cavallo?”

Solleva un sopracciglio scuotendo la testa.

“A quel tempo non mi rendevo conto del pesante impatto economico che può avere un animale da compagnia. Tuttavia, con l’età, ho scoperto una cosa che mi ha sorpreso: mi sono accorto che anche chi viveva nel lusso comprava ai propri figli il solito criceto spelacchiato. O magari un furetto, o un gattino.”

Si ferma vicino a Luisa e la bacia sulla guancia.

“A quel punto ho capito che i soldi sono importanti, ma non possono spiegare tutto. Nell’animale domestico c’è un messaggio implicito che ogni genitore dà al proprio figlio: quanto ti amo?”

Resta in silenzio fissando i tre volti sudati davanti a lui. Luisa si allontana e afferra un sigaro dalla scrivania, lo accende con un movimento fluente e lo porge al segretario.

“C’è una scala, che va da uno a dieci, e che risponde esattamente a questa domanda. I tuoi genitori ti regalano una teca con le formiche? Sei al livello 1, probabilmente ti amano a malapena e si accontentano nel lasciarti davanti ad un vetro ad osservare animaletti a stento consapevoli della loro stessa esistenza. Non vogliono neanche tu riceva affetto da loro. Forse ti odiano.”
Fa un cenno all’uomo con gli occhiali neri: “Se ti regalano un pesce rosso sei, probabilmente, al livello 3. Ti amano così tanto da regalarti un esserino che muore dopo qualche settimana. C’è del meraviglioso sadismo in tutto questo, nel lasciarti affezionare ad un animale naturalmente predestinato a morire nel giro di qualche giorno.”

Da una lenta boccata al sigaro e apre le labbra in un cerchio arrogante che erutta fumo nero.

“E così si continua, abbiamo il canarino, il criceto, il furetto, il gattino, il cane e il pony, al livello nove. Una gerarchia d’amore e di fiducia sottointesa via via crescente. A questo punto, però, non riuscivo a trovare un animale adeguato al livello 10. Voglio dire, che cosa potrà mai battere un pony? È praticamente impossibile… Beh, ecco, dopo qualche anno ebbi l’illuminazione.”

Il sigaro brucia lentamente e un denso profumo aromatico si diffonde fra i presenti.

“Sono le persone. Ci regaliamo persone, e questa volta siamo noi stessi a farlo. Certo, la qualità del regalo dipende anche da come noi vediamo noi stessi, ma non voglio rendere ora il concetto troppo complesso, non capireste. Diciamo che, in linea di massima, il ragionamento mi sembrò filare.”

Inspira debolmente, pronto a lanciare l’ultima frase: “Avete capito dove voglio arrivare?”

Ancora una volta i tre presenti si guardano interdetti fra loro. Spalancano gli occhi e scuotono leggermente la testa.

“Nessun problema, ve lo dico io. Dovremo trattare la gente lì fuori come fossero nostri figli. Dobbiamo dimostrare agli italiani che li amiamo, abbiamo solo bisogno di un bel regalo. Uno di quei regali che fanno impallidire tutti gli altri, uno di quei regali che ci ricorderanno per sempre, uno di quei regali che cancellano tutti i precedenti errori.”

Cammina verso Luisa e prende il quotidiano dalle sue mani, poi lo lancia ai piedi dei tre uomini.
In prima pagina c’è la foto di due militari dal berretto bianco. Barba curata e occhi tristi. Sono circondati da indiani.

“Andremo in India, signori miei.”
Un sorriso appare sul suo volto mostrando un ghigno.
“E ci riprenderemo i nostri marò.”

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Ogni disegno de Il Trono di Ruspe, dalle vignette nel testo alle copertine, è stato fatto dalla mano del bravissimo Zobly. Cliccate QUA per seguirlo sulla sua pagina FB, se lo merita.

 

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Rorschach

Rorschach

Studente di ingegneria, lettore di fumetti, bassista occasionale, amministratore e scrittore sconclusionato.
Non credo nelle descrizioni da blogger e quello che leggo su internet, non dovreste farlo neanche voi. Forse. Chissà. Meh. Fanculo.

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