FUMETTI

Sociopathetic, intervista a uno degli autori più dissacranti del web: Al Folo

Scritto da Rorschach

Il mondo dei fumetti online è in continuo fermento, nuove pagine vengono create quasi ogni giorno, nuovi lettori si scambiano link e vignette vengono pubblicate diventando spesso virali. Con l’avvento di internet lo stesso mondo del fumetto ha subito una piega differente, sebbene le classiche strisce siano sempre esistite e abbiano permesso a grandi autori di emergere facendosi conoscere “a puntate” su quotidiani e testate giornalistiche (basti pensare ai Peanuts, Mafalda, Dilbert, Calvin & Hobbes e tantissimi altri) già da qualche anno la tendenza sta cambiando. Le pagine Facebook e i blog sono i nuovi quotidiani nei quali conoscere vignettisti umoristici. Questa enorme libertà ha consentito a centinaia di scrittori e disegnatori di poter pubblicare liberamente le loro creazioni venendo notati dal pubblico e quindi diventando, in alcuni fortunati casi, autori di albi cartacei (come Scottecs, ZeroCalcare, Eriadan e molti altri).

Oggi vi parleremo di Sociopathetic, irriverente striscia umoristica ormai in onda già da due anni su Tumblr e Facebook.

12193258_554907204660028_1422480686_oQuando parliamo di strisce umoristiche possiamo pensare a L’ultima Burba di Leo Ortolani così come al cinismo del famoso Cyanide & Happiness. Sociopathetic si sposta decisamente verso il cinismo, con humour nero, irriverenza, blasfemia, sesso e tocchi di gore. Sebbene la prima pagina Facebook fosse molto seguita una serie di segnalazioni di massa l’hanno portata al ban permanente, costringendo l’autore, Al Folo [nome d’arte, nda] a crearne una seconda.

D: Cosa ti ha spinto ad iniziare Sociopathetic?

R: Camillo Bosco! Amico e sceneggiatore. Nel 2013 gli avevo fatto vedere due tavole di Sociopathetic (prima che si chiamasse così), e ne fu talmente colpito da convincermi ad aprire una pagina feisbuc dedicata solo a questo personaggio…

D: Sociopathetic vede come protagonista… Batman, proprio lui. Un Batman decisamente diverso dalla classica immagine da supereroe della DC comics. Come mai questa scelta?

R: Oh oh oh! Qui si ritorna al 2003… una serata come molte altre, al bar, e si chiacchierava fra amici su DOVE sparisse Batman nei cartoni animati, quando usciva dalle stanze in cui (solitamente) chiacchierava con Gordon. La prima tavola creata, mostrava come lui si nascondesse dietro l’angolo dell’edificio a fumarsi una sigaretta, mentre Gordon si chiedeva dove mai sparisse ogni volta. Il tratto sgraziato, veloce, sporco, con cui l’avevo disegnato, aveva creato (inconsapevolmente) un personaggio che andava contro i canoni classici, ridicolizzandolo. Da qui a farlo divenire quello che è, il passo è stato immediato.

12180842_554907241326691_1107972180_oD: Da dove vien fuori ‘sto nome? Ci si aspetterebbe qualcosa di diverso, un nome che richiami Batman o i supereroi, tipo, chessò, Rapeman. Perché “Sociopathetic”?

R: Per l’assonanza dei 3 termini in contrasto fra di loro: socio+path+ethic. Sociale, Via (strada da seguire) ed Etica. Assieme formano due parole distinte: sociopatico e patetico. Era una parola che avevo creato anni fa, prima del personaggio, e mi ero convinto fosse più d’impatto rispetto a qualunque altro termine, senza rischiare di cadere nel palese/banale.

D: Le tue storie sono brevissime: una sola pagina con qualche striscia o magari tutto concentrato in un’unica vignetta. Questo permette al fumetto di arrivare subito, è d’impatto e spiazza il lettore. Hai mai pensato di cambiare formula o di scrivere delle storie più lunghe o fra loro collegate?

R: A parte le storielle che aprono gli albi cartacei, solitamente di 6/8 tavole, evito di creare storie lunghe e/o collegate. Lo preferisco immediato, veloce, usa & getta. E credo (magari mi sbaglio) sia questo il potere di queste vignette. Chi legge in internet raramente ha la pazienza di concentrarsi su più di due tavole. E poi per me in quanto autore è una manna: ho un’idea, la disegno in tempo 10 minuti, la pubblico. Punto.

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La striscia che è costata il ban alla prima pagina Facebook di Sociopathetic

 

D: Quali sono i disegnatori o sceneggiatori a cui ti ispiri e che ti hanno influenzato di più?

R: A parte qualche amico, in pochi sanno che so disegnare anche in modo “normale”, quindi potrei elencare millemila autori diversi, che però non si notano ad occhio leggendo le tavole di Sociopathetic… comunque sia: Kentaro Miura, Takehiko Inoue, Bill Watterson, Gipi, Bryan Lee O’Malley, Naoki Urasawa, Hiroyuki Asada, Mitsuru Adachi, Boichi, Ohba & Obata, Ai Yazawa, Aiji Yamakawa, Zerocalcare, Bastien Vivès, Barbucci & Canepa, Cyril Pedrosa, Kishi Torajiro, ed un sacco di altri che non ho voglia di elencare…

D: La scelta del dissacrante, dell’humour nero e del porno volutamente volgare potrebbe essere una scelta vincente così come potrebbe allontanare molti lettori. Ma questo è il meno, abbiamo già visto come segnalazioni di massa abbiano fatto chiudere la tua prima pagina lo scorso giugno. Tutto questo è, tuttavia, molto tristemente ironico se si pensa all’ondata del “Je suis Charlie” che ci ha invaso la bacheca per i primi mesi del 2015. Tutto il grande popolo di Facebook Italia si è unito per difendere la libertà di parola e, poco dopo, qualche immagine ha portato alla censura di Sociopathetic. Inutile dire quanto questo sia mediocremente contraddittorio, ma non voglio parlare di questo. La vera domanda è: cosa manca al pubblico italiano? Perché, a tuo parere, affrontare temi come la violenza sessuale spinge qualche lettore ad indignarsi così facilmente per così poco? Se aggiungiamo a questo contesto paesi europei (escludendo casi estremi come quello di Kurt Westergaard e simili), ma anche il Canada, il Giappone o gli USA possiamo notare come vignettisti dissacranti e da black humour abbiano vita molto più serena con il pubblico: i loro lettori li seguono e coloro a cui non piace l’ironia semplicemente si allontanano.

R: Perché il 97% degli italiani sono dei benemeriti ignoranti ottusi. Ecco perché. Non credo si debba essere dei geni per capire che dietro le battute ci sono delle critiche sociali. I casi sono due: o si è talmente stupidi da non capirlo, oppure si preferisce foderarsi gli occhi con fette di mortadella e puntare il dito. Siamo tutti Charlie Hebdo col culo degli altri…

12190365_554907511326664_1838602257_oD: Oltre a Sociopathetic hai altri progetti in cantiere?

R: Altrochè! Ora come ora sto lavorando ad un fumetto serio di circa 460 tavole, che durante Lucca conto di proporre a qualche casa editrice importante, di cui ovviamente non farò il nome… E nella mia testa ho altri 5 progetti sicuri… mi manca solo il tempo…

D: Album musicale preferito?

R: Troppi e con troppi generi diversi. Top 5? Iowa (Slipknot), Toxicity (System of a Down), Coral Fang (the Distillers), Carmina Burana (Karl Orff), e la Soundtrack di Life is Strange.

D: Quanto “Al Folo” c’è in questo Batman?

R: Fin troppo, temo…

D: /b/ o /pol/?

R: /u/.

D: Le tue vignette sono molto brevi e la loro potenza è soprattutto nell’illustrazione. Hai mai pensato di tradurle e di spostare Sociopathetic su un piano un po’ più internazionale? Alla fine si tratta di tradurre poche righe e di aprire un’altra pagina Facebook. Potrebbe essere una bella svolta.

R: Parlo leggo e scrivo tre lingue (italiano tedesco ed inglese), quindi non sarebbe un problema… la rogna è che molte tavole sono esclusivamente “italiane” (persone, fatti, popculture), e molte risultano intraducibili.

12181112_554907464660002_1298082780_oD: Quanto è orgogliosa la tua ragazza o la famiglia nel vederti disegnare un Batman dal grosso cazzo venoso pronto a stuprare una ragazzina?

R: Cos’è una “ragazza”? Bah, mia mamma sicuramente ride un sacco (e vorrei sottolineare che è credente, il che denota che non si deve essere per forza satanisti incalliti per godere della satira di queste tavole, basta un minimo di intelletto…) Per il resto boh, non lo so e non mi interessa.

D: Sarai i prossimi giorni al Lucca Comics & Games 2015, che sorprese ci aspettano?

R: Vi aspettano 3 volumi diversi! Il reboot del primo volume, il secondo volume ufficiale, ed un volumetto extra così, tanto per! E poi anche un corto pubblicato con gli amici della Nowhere, dove si può vedere un lato mio sconosciuto ai più: quello di un disegnatore di fumetti “normali”.

 

Non resta che invitarvi ad andare a trovare Al Folo al Lucca Comics & Games (Self Area, Piazza San Romano, stand Nowhere Publishing)  e di seguirlo su Facebook non solo con il suo Sociopathetic, ma anche nella pagina di disegni “normali”: Al Folo Artbook.

 

E adesso?

 

Suca.

 

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Credits: Ogni immagine presente nell’articolo è di proprietà di Al Folo.

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Rorschach

Studente di ingegneria, lettore di fumetti, bassista occasionale, amministratore e scrittore sconclusionato.
Non credo nelle descrizioni da blogger e quello che leggo su internet, non dovreste farlo neanche voi. Forse. Chissà. Meh. Fanculo.

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