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Ciclo dei dimenticati – Rivelazione Elettromagnetica

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Ciclo dei dimenticati – Rivelazione Elettromagnetica

Autore: Annatar

 

“Ci sono molte cose al Mondo che la ragione umana non riesce a spiegare, ciononostante nulla vieta ad essa di addentrarsi in quei territori oscuri – anche al prezzo di uscire dai normali schemi – solamente per provare a formulare delle risposte che possano in un modo o nell’altro alleviare il nostro desiderio di comprendere la realtà. Tuttavia vi sono alcune zone d’ombra, lidi verso i quali la mente umana non dovrebbe spingersi, poiché non si perde semplicemente la propria stabilità mentale, ma è sicuro che si possa smarrire anche un equilibrio spirituale.”

– Itis, greco, 423 a.C.

La psiche del signor Berger doveva essere stata marchiata da qualcosa di così orribile che nulla avrebbe potuto fare l’uomo per salvare la sua misera vita. Ciò che egli vide prima di “cadere nell’abisso della Valle delle Ombre” non venne identificato con alcuna creatura conosciuta. Da quanto si evince dai suoi ultimi scritti si tratterebbe della più grande empietà con cui mente umana sia mai entrata in contatto.

La “Rivelazione Elettromagnetica” di cui il signor Berger parla si verificò la sera del 21 dicembre 1944, presumibilmente durante il solstizio invernale, ma gli appunti collegabili alla misteriosa faccenda incominciano già diversi mesi prima.

Berger era tedesco, lavorava per il führer ad un progetto segreto e tutt’altro che convenzionale, il Die Glocke Projekt: una serie di esperimenti volti alla costruzione di un’arma teletrasportante che permettesse di risollevare le sorti della guerra. Con la sua realizzazione, la Germania sperava di poter invadere definitivamente l’Inghilterra e di far cadere l’Unione Sovietica; sarebbe stato il perfetto cavallo di Troia della guerra, il pezzo che avrebbe messo sotto scacco il Mondo a favore di Hitler.

Era evidente comunque che in così poco tempo non si sarebbe potuto sviluppare qualcosa di tanto potente e sofisticato; la maggior parte degli esperimenti fu un completo fallimento. I tedeschi non riuscirono a testare una singola bomba atomica se non qualche “brutta copia” di quelle che lanciarono poi gli americani sul Giappone, figurarsi se sarebbero riusciti mai ad impiegare dei varchi di teletrasporto per spostare interi eserciti.

Tuttavia, fra tanti esperimenti infruttuosi, forse i nazisti riuscirono ad attivare comunque un congegno di teletrasporto; purtroppo non abbiamo prove che possano dimostrare la veridicità di questa supposizione. L’unico a parlarne infatti è il signor Berger nel suo diario.

Insieme agli appunti dello scienziato tedesco vennero ritrovate centinaia di pagine piene di illeggibili scritte e misteriose immagini scolorite. Sul momento non riuscimmo a capire cosa avessimo davanti; in seguito, con l’aiuto dei migliori filologi e archeologi scoprimmo, con terribile stupore, che quei documenti trovati nello studio del signor Berger erano estratti di una copia del perduto Libro di Ordon: un manufatto leggendario, più antico del popolo greco ed egizio, appartenente, secondo il mito, alla scomparsa civiltà di Atlantide.

Da quanto leggemmo nel diario di Berger, e da quanto confermarono in seguito i nostri esperti, tra tutte quelle oscure formule rituali e le preghiere verso ignote divinità, vi erano schemi di progettazione di assurdi edifici, armi mai viste e sofisticati sistemi di difesa, nonché di avanzati mezzi anfibi e velivoli anti-gravità.

Ma pressoché tutto quel ben di Dio era impossibile da ricreare, causa la frammentarietà degli schemi.

In mezzo tutti quei progetti incompleti, riuscimmo, grazie all’aiuto degli appunti dello scienziato, a trovare quello che trattava la costruzione di un sistema di trasporto a velocità luminare, conosciuto come “Porte del Cielo”.

Anche ad esso mancavano alcune pagine per poter essere considerato completo, tuttavia gli schemi per la sua fabbricazione c’erano tutti e, piccolissime lacune a parte, sembrava di possibile realizzazione.

Come il signor Berger fosse venuto in possesso di tali schemi non fu di immediata comprensione; tuttavia, dopo una breve lettura del diario, venimmo a conoscenza di una spedizione in Tibet alla quale lo scienziato tedesco avrebbe partecipato.

Volendo sopperire alla mancanza di tempo e risorse utilizzabili in guerra, infatti, i tedeschi incominciarono ad effettuare varie spedizioni nei luoghi più antichi e remoti del pianeta, per recuperare i più strani artefatti, fiduciosi che delle vecchie reliquie avrebbero permesso di sbaragliare le armate nemiche.

Il testo venne ritrovato incompleto e pressoché sbiadito all’interno di un vecchio tempio tibetano: tutte le pagine che lo componevano vennero spostate nel laboratorio del signor Berger. Come, inoltre, avevano già appurato i nostri esperti, i vari fogli non appartenevano al volume originale, bensì ad traduzione in antica lingua locale.

Ciò che si racconta intorno al Libro di Ordon vuole infatti che sia andato perduto alla caduta di Atlantide. Ma il fatto più inquietante è che si dice sia stato scritto da antichi sacerdoti atlantidei, dopo essere venuti in contatto con “i popoli giunti dalle stelle”: strane razze devote ad incomprensibili ed empie divinità cosmiche la cui dimora si troverebbe al di fuori dello spazio conosciuto.

Tornando allo stato di ritrovamento dei fogli, notammo che la maggior parte di essi aveva i bordi carbonizzati ed era coperto da curiose chiazze dorate. Osservando queste strane macchie scoprimmo che emanavano un insolito livello di radiazioni; nulla di dannoso, ma, in ogni caso, bizzarro. Tutto ciò assume una sfumatura ancora più inquietante se volessimo prestare fede a ciò che il signor Berger appuntò tra le pagine del suo diario.

Stando a quanto venne riportato, le “campane di teletrasporto” vennero costruite seguendo le impossibili istruzioni del Libro di Ordon sulle Porte del Cielo: passaggi nell’etere che collegavano le varie colonie di Atlantide alla loro madrepatria.

Tuttavia il signor Berger e la sua equipe non erano a conoscenza del corretto funzionamento dei mezzi di teletrasporto; sapevano costruirli, ma non utilizzarli e i documenti non ne parlavano, o meglio, mancavano proprio gli schemi di funzionamento.

Ciononostante, dopo alcuni mesi di analisi e tentativi, i tedeschi, secondo i loro stessi appunti, riuscirono a instaurare il primo ponte di collegamento tra due campane di teletrasporto.

Da quanto è riportato sul diario di Berger, il primo esperimento riuscito risale al 11 Dicembre 1944; prima di esso o i macchinari si erano spenti durante i test, o gli oggetti di prova non si erano mossi dal punto iniziale oppure la massa dell’oggetto teletrasportato era inferiore a quella di partenza.

Alla fine, dieci giorni prima del solstizio invernale, sembrerebbe che gli scienziati tedeschi siano riusciti a teletrasportare una sferetta d’oro attraverso l’etere dal sito A al sito B, facendole percorrere cinquanta metri alla velocità di una qualsiasi onda elettromagnetica.

Purtroppo non abbiamo prove effettive che possano dimostrare il riuscito tentativo di teletrasporto e neppure i seguenti esperimenti. Berger, comunque, annotò sul suo diario che tutte le prove successive, fino al 21 Dicembre 1944, risultarono positive. Inoltre, scrisse che tenne le sferetta d’oro per sé, come portafortuna.

Curiosamente, mano a mano che il progetto cresceva, la salute psichica del signor Berger peggiorava. Lo confermavano i suoi appunti, dove ammise che talvolta avvertiva una strana sensazione, come se “il suo cervello elaborasse in ritardo ciò che i suoi sensi recepivano”. In quei momenti segnalava di essere meno reattivo del solito e di trovare difficoltoso anche svolgere semplici calcoli matematici.

Per tutti i giorni che seguirono, inoltre, il Signor Berger raccontò di essere perseguitato da terribili sogni, che non gli permettevano di dormire correttamente e di essere al pieno delle facoltà mentali il giorno dopo. Per dieci notti, sognò ripetutamente la stessa scena.

“Sono sempre bloccato sul letto e vedo la sferetta d’oro levitare a pochi centimetri dalla mia faccia, poi sul piccolo globo dorato si apre un occhio pulsante, innaturale, che incomincia a scrutarmi nella mente e a nulla valgono i miei sforzi di tenere quello sguardo così bruciante lontano dal mio cervello. Mentre mi fissa avverto flash di una qualche figura luminosa, assimilabile ad un’asteroidea irregolare dai lunghi arti ondeggianti; nella mia mente si fa strada un canto profondo come gli abissi.”

Berger diceva che quando l’occhio lo guardava si sentiva trascinare fuori dal corpo e che la sensazione era così vivida da, nel momento in cui riprendeva coscienza, non essere sicuro di aver assistito ad un sogno. Secondo chi gli stava affianco, ciò che vedeva durante la notte non era altro che l’occhio di Dio, che simboleggiava il carico di responsabilità che egli si assumeva nel disporre del potere di piegare lo spazio al suo volere. Al mattino, poi, non faceva altro che giocherellare e rimirare la sferetta dorata e, se questa non era a portata di mano, provava uno strano impulso che attirava la sua mente in direzione di essa.

“Spesso mi ritrovo a fissare una determinata direzione senza motivo apparente: mi hanno riferito che passo decine di minuti con lo sguardo perso nel vuoto. Credo che il punto del mio interesse possa essere identificabile col luogo in cui tengo conservata la sferetta dorata. Non ho la più pallida idea del perché il mio cervello sia così attratto da essa. Quando cado in questo stato di trance sento una lenta cantilena di voci nere; inneggiano qualcosa, un nome antico, forse.”

Secondo il diario, vennero eseguiti altri tre esperimenti prima del 21 Dicembre e risultarono tutti positivi. Su richiesta dello stesso Berger, come oggetto di prova fu usata sempre la solita sferetta dorata; essa venne spostata per distanze di, rispettivamente, ottanta, cento e centocinquanta metri, anche a differenti livelli sul piano verticale. Ogni volta che il piccolo globo dorato usciva dalla campana, lo scienziato tedesco, come egli stesso raccontava, veniva assalito dall’irrefrenabile desiderio di reimpossessarsene.

Più restava in contatto con quel piccolo oggetto, più la sua situazione peggiorava: mangiava meno, dormiva meno e pensava meno di testa sua. Infatti, come scriverà egli stesso, sembrava quasi che una forza ignota si stesse impossessando della sua mente. Non si comportava più come era solito fare: talvolta riferiva di avere dei “momenti di buio” durante i quali perdeva completamente controllo di se stesso, e, quando riacquisiva conoscenza, si trovava in posti completamente diversi da quelli in cui sarebbe dovuto essere.

Questa terribile discesa continuò fino alle 23:48 del 21 Dicembre 1944, momento in cui si verificò quella che Berger chiamerà Rivelazione Elettromagnetica.

Non sappiamo con precisione cosa accadde quella sera, poiché tutti gli appunti che vennero giudicati “scritti da una mente ancora illuminata dalla ragione” precedono l’evento.

L’ultima ragionevole testimonianza dello scienziato risale a due ore prima dell’incidente: il signor Berger affermava di essersi dovuto legare al letto la notte precedente, poiché, due notti prima, il suo sonnambulismo l’aveva spinto dentro alla campana del teletrasporto; non gli piaceva affatto che il suo corpo se ne andasse in giro senza controllo tra tutti quegli strumenti delicati. Così, aveva deciso di legarsi pure quella sera, anche se, dentro di lui, una forza misteriosa gli diceva che prendere quelle precauzioni non era necessario.

Era assalito, come scrisse, dall’irresistibile impulso di entrare dentro una campana e azionare il congegno teletrasportante; tuttavia sapeva benissimo che sarebbe stata una pazzia, che si sarebbe dovuto procedere prima con delle cavie animali. Alla fine dell’appunto si augurava che la razionalità prevalesse sui molteplici inspiegabili istinti che gli stavano martellando la testa.

Qui ha termine tutto il materiale che può essere preso in considerazione ai fine dell’indagine.

Ciò che segue è semplicemente inconcepibile e sconvolgente; l’opinione diffusa è che si tratti delle ultime parole di un pazzo troppo suggestionato dai suoi esperimenti e dalla guerra.

Tuttavia riportiamo l’ultimo messaggio di Berger, scritto nel suo diario prima della morte:

“Credo di aver slegato le cinghie e di essere sceso dal letto, al ché mi devo essere diretto verso il laboratorio e devo aver azionato d’impulso il congegno. Ho preso coscienza dentro al teletrasporto; tutto era caldo, mi sentivo bruciare, non capivo nulla, c’erano solo lampi di luce e di buio… Ho visto la Terra allontanarsi sempre di più mentre viaggiavo a velocità luminare verso un punto non chiaro nel centro della costellazione del Cigno…

Sto diventando cieco! Abbiamo sbagliato a costruire le campane senza schemi di funzionamento, non controlliamo i flussi. Dopo essere diventato un’onda elettromagnetica, sono finito alla sua corte… Oh Rahyl, abbi pietà di me! Non potevo sapere che avrei visto Lui: il Signore del Cosmo e delle Forze Fondamentali, Ar’Phazor, l’occhio folgorante dai nove arti…

Poi tutto è diventato luce e mi sono sentito cadere… sono tornato nel nostro mondo, ma Lui non se n’è andato…

Io… io… lo vedo ancora! È davanti a me anche adesso … temo fotoimpressione nella retina… è sempre più vivido e la sua voce è nella mia testa… mi fissa… scruta… divora mia ragione… Ngh… Gli altri scienziati morti in accumulo energia… non ricreate le Porte del Cielo… tutto diventa buio… non vedo più il foglio, la penna, le mie mani… c’è solo Lui…

Dentro al cassetto… pistola carica… salverò mio spirito prima che… la Valle delle Ombre… Rhäò… Akatoph, ti prego!”

Da uomo dotato di Ragione, devo per forza aderire pubblicamente ad una versione razionale dell’incidente, ovvero che alle 23:48 del 21 Dicembre 1944, durante un ennesimo esperimento sul funzionamento di macchinari non classificabili, vi fu un accumulo di energia nel laboratorio che incenerì o/e irradiò l’ambiente circostante, uccidendo e ferendo i membri del Die Glocke Projekt. Tuttavia una parte di me vuole che Berger non mentisse e che sia veramente entrato in contatto con qualcosa aldilà della nostre paura più recondite, un’entità più vecchia delle stelle e dell’universo stesso, forse davvero un Dio Antico che scruta e brucia il Cosmo.

Ciò che mi preoccupa maggiormente, però, è che questi pensieri irrazionali abbiano incominciato ad assalirmi da quando ho deciso di prendere in custodia le sferetta dorata di Berger. È strano, ogni giorno mi ritrovo a fissarla senza motivo…

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Autore: Annatar

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