Cronache di uno Studente Fuori Sede ESPERIMENTI LETTERARI

Cronache di uno Studente Fuori Sede. Capitolo 9: Santi e THC. Parte IV: Cattivi Presentimenti

cattivi presentimenti
Rorschach
Scritto da Rorschach

“Cronache di uno studente fuori sede” è, fra le altre cose, un esperimento narrativo. La scrittura non è lineare, le frasi sottolineate indicano i pensieri che mi son balenati in testa, quelle in grassetto sono relative alla mia parte razionale e quelle in corsivo alla mia parte emotiva. Il risultato potrebbe sembrare strano e un po’ schizofrenico. Beh, lo è.
Se non hai mai letto queste Cronache inizia qua, se invece ti sei perso la Saga di Daniela inizia da qua.

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Andrea è entrato nella mia vita e ho mostrato la parte peggiore di me troppo presto, dopo aver passato una nottata a dir poco “strana” e aver scatenato la sua metamorfosi abbiamo iniziato a convivere in modo pacifico e abbiamo iniziato a legare bene… Ma un altro coinquilino entrerà presto in casa.

Capitolo 9: Santi e THC

Parte IV: Cattivi Presentimenti

 

Peter saltella allegro sul bordo della finestra, è mattina e il sole si solleva pigro nel cielo proiettando lunghe ombre ferrigne nella mia camera. Mi sollevo, mi siedo sul bordo del letto e mi stropiccio gli occhi con i palmi delle mani.

…Caffè.
…Pipì.
Ho sonno…

Vado a preparare la caffettiera dopodiché mi dirigo verso il cesso fischiettando, nello stesso istante Andrea apre la porta della sua camera e mi guarda negli occhi accarezzandosi i capelli biondi.
Il suo sguardo di rimprovero si sposta prima su di me e poi sulla porta dell’ultima camera da letto della casa, Lukas sta dormendo e si può sentire il suo respiro pesante attraversare la porta.

A: “Che te ne pare?”
Io: “Non saprei, a me sembra un tipo a posto. Eppure…”
A: “Già, forse l’amico ha esagerato.”
Io: “Sembra innocuo, vedrai che non darà nessun tipo di problema.”
A: “Devo davvero ricordarti della presentazione che ci ha fatto Julian ieri?”

Gli sorrido e vado in bagno mentre, nella mia mente, scorrono le immagini del suo trasferimento in casa, avvenute meno di 24 ore prima.

———— Il giorno prima ————

È mattina e io e Andrea ci fronteggiamo mentre facciamo colazione.
Inzuppo un biscotto nel tè e il serafino sorseggia del succo d’arancia. Solleviamo le nostre tazze, beviamo mentre il nostro sguardo si incrocia a metà del tavolo. Le pupille sporgono dal bordo in ceramica e ci lanciamo addosso sguardi di sfida e provocazione.

Poggiamo lentamente gli economici recipienti da 2.99€ sul tavolo e incrociamo le braccia preparandoci allo scontro verbale.

Schiarisco la voce con un colpetto di tosse e mi gratto le nocche. I capelli biondi di Andrea, d’altro canto, si rizzano piano sul capo preparandosi alla competizione.

prepare for battle

Si va.

Io: “Mage.”
A: “Rogue.”

E così, ha inizio.

Io: “Stai scherzando? Vuoi davvero paragonare un mage full skilled su Frost e un normale rogue DPS?”
A: “Dipende? Skillato in Assassination o Combat?”
Io: “Non ha importanza, ti dico solo che ho visto dei maghi Frost che facevano il culo a praticamente chiunque in normale PVP 1vs1.”
A: “Beh, se il rogue ti becca sulla breve distanza non ci sono cazzi.”
Io: “Non ci scommetterei. Avevo un prete full DPS shadow che ciaotutto anche al meglio rogue.”
A: “Con l’hunter che ti pizzica ogni mezzo secondo vorrei proprio vedere se riusciresti a finire anche solo una shadowbolt.”
Io: “Quella è del Warlock.”

srsly

AH! Uno a zero per me!
Siete ridicoli.
Non ci gioco più da anni, ma alcune cosette me le ricordo ancora! Eh-eh-eh!
Poi non chiederti perché non scopiamo.

Io: “Pff. Sai qual è la vera sorpresa per quanto riguarda il DPS?”
A: “Quale?”
Io: “Il Warrior.”
A: “Ma dai…”
Io: “Lascia stare, un warrior skillato per bene tra Fury e Arms ha un DPS non indifferente, ma comunque un’armatura che assorbe parecchio.”
A: “Il warrior è buono solo per tankare, per il resto è molt-”

Il discorso viene interrotto da un suono di campanello.

Io: “Oh, sarà arrivato.”
Andrea si alza in piedi portando la tazza verso il lavandino: “E va bene, ma non è finita qua.”

Andiamo verso la porta d’ingresso, quella mattina sarebbe dovuto arrivare il prossimo coinquilino della casa, un certo Gianluca. Era passata circa una settimana dalla fatidica serata con la nutria e io e il buon Andrea avevamo avuto modo di vivere insieme e conoscerci meglio scoprendo dettagli simpatici del nostro passato, così come la comune passione avuta in adolescenza con World of Warcraft.

dancing wow

Entrambi ci dirigiamo verso la porta d’ingresso, ruoto la maniglia e aspettiamo la variabile che sta per entrare nelle nostre vite. Suole di gomma urtano ritmicamente sui gradini in marmo e dopo qualche secondo una figura si palesa davanti ai nostri occhi.

Jeans chiari slim foderano gambe alte e magre, una camicia bianco osso dai bottoni color avorio si apre leggermente su un petto glabro, collo sottile, occhi verdi, capelli neri con un’elegante piega sul lato sinistro mostrano un ciuffo ordinato e leggermente laccato. Ai piedi ha delle hogan.

Ecco, ci mancava il fighetto.
Guardalo negli occhi, se ti concentri puoi vedere il fondo della scatola cranica.

Gli tendo la mano: “Piacere, sono Anon. Ci siamo sentiti per telefono, no?”
Le labbra rosa si muovono lentamente: “Salve. Si, sono Gianluca!! Ma voi chiamatemi pure Lukas, pero con la kappa!!”
A: “Perché con la ‘K’?”
L: “Perché fa figo! Ah-ah-ah-ah!”

L’ebete inizia a ridere piano mentre le mie labbra si chiudono e si distendono sul volto in una smorfia di passiva rassegnazione e i miei occhi ruotano cercando quelli di Andrea. Restiamo a fissarci mentre l’improvvisa ondata di stupidità ci coglie impreparati e fa vacillare alcune delle nostre certezze fra cui “democrazia” e “diritto di voto”.

are u serius

Lo stato di gelo mentale viene rotto da Andrea: “Vabè dai, entra in casa ora, ti facciamo fare un giro turistico.”
Lukas smette di ridere e rimane a guardarci: “No guys, ma che avete capito? Io la prendo già.” Da con disinvoltura una rapida occhiata all’orologio che ha al polso: vetro lucido, fondo alabastrino, scritte geometriche ed eleganti, cinturino in cuoio chiaro. “Oggi sono venuto a trasferirmi.”
Mi viene quasi un colpo: “COSA?!?”
L: “Si bro, ho parlato per telefono con la padrona di casa, mi ha fatto vedere le foto della camera, abbiamo contrattato sul prezzo e via. Non ho tempo da perdere, bro. Vado giù a prendere le valigie, è venuto anche un amico a darmi una mano con i cartoni, ma non quelli che pensatei voi, ahah!”
Spalanco gli occhi e abbasso la mascella in un sorriso poco convinto: “Certo certo, aspetta giusto un attimino, eh?”
Chiudo la porta e guardo l’angioletto che mi sta a fianco digrignando i denti e sferrando un pugno contro il muro: “Quella fottutissima troia!”
A: “D-d-d-dai, stai calmo.”
Io: “Calmo un cazzo! Non ci ha neanche avvertito!” Cammino su e giù per il corridoio: “Maledetta, venderebbe la madre per cinque euro…”
A: “F-f-f-forse è un bravo ragazzo dai.”
Io: “Andrè, il veneto è una regione di rabbini. Non dimenticarlo MAI.”
A: “Ma mag-”
Io: “MAI.”

In quello stesso istante il campanello della porta d’ingresso inizia a suonare. DRIIN!

Alzo la voce: “Un momento! Arriviamo!”
A: “Allora, che si fa?”
Io: “Io la chiamerei. Non è giusta una cosa del genere.”
DRIIIN!! DRIIIN!!
Io: “Cioè, diamine, avrebbe potuto avvertirci, darci la possibilità di scegliere con chi convivere.”
A: “Magari è un ragazzo comunque tranquillo.”
DRIIIIIIN!! DRIIIIIIN!!
Io: “Non lo so, mi puzza. Potrebbe essere più strano del previsto.”
A: “Tipo uno che va a caccia di nutrie il sabato notte?”
Sollevo gli occhi al cielo mentre vedo il serafino sorridere soddisfatto.

Touché.
E va bene, uno pari.

DRIIIIIIIIINN! DRIIIIIIIIINN! DRIIIIIIIIINN!
Io: “UN MOMENTOOO!!”
A: “Allora?”
Io: “Non ne ho idea. Non c’è scritto da qualche parte sul contratto che dovremmo poter scegliere noi?”
A: “No, non credo.”
Io: “Non abbiamo la minima voce in capitolo?”
DRIIIIIIIIINN! DRIIIIIIIIINN! DRIIIIIIIIINN! DRIIIIIIIIINN!

EBBASTA!!

Il suono continua ininterrottamente per interi secondi e rompe il delicato equilibrio del mio nervosismo. Mi dirigo verso la porta d’ingresso sbattendo i piedi sul pavimento e iniziando ad urlare: “HO DETTO CHE ARRIVO, STRAMALEDETTISSIMO FIGLIO DI PUT-”
Abbasso la maniglia e un ariete poco più alto di me carico di cartoni irrompe nell’ingresso. Non è Lukas.
Una voce baritonale riempie i muri della casa: “Come stavi per chiamarmi?”
Il ragazzo abbassa i cartoni sul pavimento e si solleva in tutta la sua statura allargando le spalle e contraendo la mascella quadrata. Pantaloni larghi mimetici scivolano su Etnies baggy da skateboard con lacci fluo, una felpa blu sgualcita dalle maniche esageratamente lunghe gli ciondola dalle spalle lasciando gran parte del lato destro del collo scoperto, un ghigno di sfida solleva leggermente zigomi impollinati da spruzzi di lentiggini mentre occhi da ebete sono socchiusi minacciosamente da palpebre gonfie e pesanti, capelli corti con due rasta dietro la nuca completano il quadretto.
Si avvicina contraendo i muscoli come un gorilla su un documentario di National Geographic, la felpa lascia intravedere pettorali e bicipiti gonfiarsi leggermente, il collo taurino tende una collanina con perline nere, gialle, verdi e rosse e l’alito umido mi si infila nelle narici.

Ragazzi, idee?
Strategia di sopravvivenza da maschio alpha: verità.
Sei pur sempre il padrone di casa.

Faccio un passo verso di lui e sollevo il mento guardandolo negli occhi: “Ti stavo per chiamare ‘stramaledettissimo figlio di puttana’. Vuoi lo spelling?”

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Gli occhi nocciola sono piccoli e contornati da sopracciglia rade, spinge il volto in avanti finché le nostre fronti non sono a poco più di dieci centimetri di distanza: “E chi diavolo saresti per farlo?”
“Il padrone di casa, la persona per cui adesso basterebbe una chiamata e farebbe finire in mezzo ad una strada e senza un tetto sopra la testa il tuo caro amico ‘Lukas con la kappa’. Non mi sembra che abbia già firmato il contratto, quindi questa non è ancora casa sua.”
Gli tendo la mano e faccio un sorriso: “Potresti attaccarti ancora al campanello e nessuno si trasferirebbe più… Oppure potresti aiutare con i cartoni senza fare casino e ti offriremmo il caffè.”

Resta a guardarmi per qualche secondo stupido della mia indifferenza rispetto all’aggressività che tutto il suo corpo emette ad ondate.

Capo? Com’è la situazione?
Ce la stiamo a fa’ sotto, continuare con manovra di persuasione 3 e 14: sguardo convinto e spalle distese, se siamo fortunati non scopre il bluff.
Alé.

La tensione attraversa lo spazio fra i nostri corpi mentre Andrea, alla fine del corridoio, ha incrociato le mani al petto e prega silenziosamente varie divinità benefiche ad occhi chiusi.
Un leggero sbuffo e un sorriso affettuoso interrompono il momento e una manata sulla spalla fa tornare l’armonia: “AH! Che bel tipino! Mi chiamo Julian con la J! Piacere!”
Mi stringe vigorosamente la mano mentre gli rispondo: “Anon, piacere mio.”

Andrea solleva gli occhi al cielo ringraziando Dio proprio mentre Lukas entra in casa con un altro cartone.

“Ah, vedo che avete già fatto conoscenza! Bene!”
Faccio un occhiolino a Julian con la J: “Già, è bastato proporre un caffè. Ve lo preparo subito, voi continuate pure con i cartoni.”

Dopo qualche minuto ci ritroviamo tutti e quattro seduti in cucina, tazzine con caffè fumante son poggiate sul tavolo davanti a noi. Andrea è tornato in fase passiva-remissiva, spalle incurvate e testa infossata, si limita a studiarci sorseggiando dalla sua tazzina.

Io: “E quindi tu chi saresti?”
J: “Ero il suo vecchio coinquilino!”
Io: “Oh, ma che cosa dolce! “Julian con la J” e “Lukas con la K”, come mai avete deciso di dividere questo vincentissimo team?”
L: “Ahah! Beh, bro, praticamente abbiamo dei contrasti, sai… Dei disguidi, bro.”
J: “Si, cioè… La verità è che Lukas sembra buono e caro, con il suo ciuffetto da fighetto, ma è un bello stronzetto.”
Lukas ingoia un po’ di bevanda e fa una smorfia: “Beh, bro, abbiamo litigato un po’, ma non sono stronzo dai.”
J: “Statte zitto e non ritorniamo sull’argomento che mi incazzo ancora di più.”

Capo, sento il senso di ragno! Sta iniziando a pizzicare.
Conviene indagare meglio.

Faccio un sorso di caffè e mi appoggio sulla sedia: “Beh, alla fine è normale lasciare a volte la cucina sporca…”
J: “No, non era mica per quello…”

Acqua.

Sbuffo distrattamente: “Trovare il bagno occupato può essere un problema…”
J: “Naaah.”

Acqua.

Schiocco piano le labbra: “Beh, molte volte ho litigato anche io con i vecchi coinquilini quando si trattava di dividere la spesa o di organizzare il fondo cassa comune.”
Vedo Julian ruotare lo sguardo accarezzandosi un ciuffo di capelli guardando Lukas: “Eh sì, i soldi sono sempre un problema. Non è vero stronzetto?”

Bingo, ci stiamo avvicinando.

Andrea mi guarda sorridendo, ha capito cosa sto facendo e se la ride in silenzio osservando la scena.

Io: “Ma si dai, che sarà mai qualche spicciolo. Un amico potrebbe chiudere un occhio qualche volta!”
Julian spalanca gli occhi e sbatte le mani sul tavolo: “È esattamente quello che dico io!”
Ridacchio iniziando a rullare una sigaretta: “E tu, Lukas? Sei davvero così avaro come sembra?”
J: “Eccome se lo è! È proprio per quello che abbiamo litigato!”
Lukas inizia a scuotere la testa chiudendo gli occhi: “Ma non capisci? Ci dobbiamo tornare ancora su?” Poggia con delicatezza la tazzina sul piattino, la afferra fra pollice ed indice e la ruota finchè il manico non è perfettamente parallelo al tavolo. Inspira leggermente: “È il mio lavoro… Dai Julian, per favore chiudiamola qua.”
J: “Ah si certo, il tuo lavoro. Al poverino mancano i soldi, eh?” Julian finisce il caffè in un unico colpo e sbatte la tazzina sul tavolo, rompendola. “Dillo che lo fai perchè sei un tirchio egoista, almeno!! Ma non farmi bere il fatto che non hai soldi.”
Lukas non si scompone minimamente, si sbottona le maniche della camicia lentamente in un gesto pacato e poggia gli avambracci sul tavolo. “Mi spiace per la tazzina, la ricomprerò.”

La situazione si fa interessante.

Io: “N-n-non fa niente. Ma come? Il tuo lavoro? Credevo fossi uno studente…”
Julian si intromette sporgendo con la testa sul tavolo: “Oh no, non solo. Il nostro bel signorino-perfettino-studentello-modello-di-medicina-precisino-dal-braccino-corto qua presente ha un bel traffichetto sotto mano!”

Per poco un sorso di caffè non mi va di traverso. Inizio a tossire piano e spalanco gli occhi guardando Julian, Lukas sospira debolmente appoggiandosi sulla sedia accarezzandosi il ciuffo. “Non credergli, è sempre troppo esagerato.”
Julian lo ignora e continua a guardare me e Andrea: “Beh si, vivere con lui era un cazzo di inferno. L’amico bello qua presente vende di tutto: bamba, erba, crack, MD, cheta, acidi e chi più ne ha più ne metta.”
L: “Dai bro, finiscila su…”
La collanina si tende sul collo mentre una mano sbatte sul tavolo: “NO! Mi hai stancato!”
Andrea mi guarda preoccupato stringendo le labbra.
J: “Ogni giorno torno a casa e ti trovo a vender roba a Bianchetto e Lucio, oppure i ragazzi di Resina o quegli altri sfigati del liceo.”
Rigiro la sigaretta fra le mani: “Apperò! Addirittura del liceo?”
J: “Esatto! Ogni giorno era un delirio, gente a destra a sinistra, richieste, ordini, casini con la pula, nuove partite di erba da pesare e dividere… Un casino fra, un vero casino.”
Io: “Eh già, dev’essere una bella seccatura…”
J: “No! Non era quello il problema.”
Julian poggia i gomiti sul tavolo digrignando i denti guardando Lukas: “Il punto è che non mi faceva lo sconto.”

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Abbasso leggermente la tazzina sgranando gli occhi: “Cosa?”
L: “Dai Julian su, non ricominciare…”
J: “No, bro. Mi spiace, devono sapere che razza di persona si portano in casa.”
L: “Ma non capisci che poi ci rimetto?”
J: “Insomma Anon, neanche dieci euro di sconto su duecento, ti rendi conto?”
L: “Amico era un’indoor dritta dritta da Amsterdam, non potevo.”
J: “Stronzo.”

E che diavolo è un’indoor?
Ma che cazzo ne so io?
Fai tutto lo sborone che dici di saper fare la dinamite in casa e poi non sai queste cose?

Vergogna.

Provo a capire ciò di cui stanno parlando annuendo piano: “Eh si. Già. Mamma mia. Incredibile. Assurdo. Proprio guarda levati.”

I due riprendono a discutere ignorando me e Andrea che approfittiamo per alzarci e andare a parlare in salone. Grida ci raggiungono distanti, ci chiudiamo la porta alle spalle e iniziamo a bisbigliare.

Io: “Ci stiamo infilando uno spacciatore in casa?”
A: “Non ne ho idea.”
Io: “Beh l’amico mi sembra molto sano, magari ha inventato tutto o ha esagerato.”
A: “Magari Lukas sta scappando proprio per questo motivo…”
Io: “Forse, o forse no.”

Un urlo di Julian ci raggiunge facendo scuotere le porte: “E CHE MI DICI DI QUELLA VOLTA CHE M’HAI PERSO IL GRINDER?!?”

Il serafino ruota lo sguardo: “Dovremo far attenzione…”
Io: “Poco ma sicuro.”

———— Oggi ————

Finisco di lavarmi i denti mentre Lukas esce dalla camera e cammina verso la cucina lasciando impronte bagnate nel corridoio mentre digita qualcosa sul suo iPad. Indossa un accappatoio di cotone color indaco e infradito nere.

Esco dal bagno e lo chiamo: “Lukas, ma…”
Non mi degna neanche di uno sguardo e continua a camminare verso la cucina rispondendo seccato: “Sì, sì, sì… Pulisco dopo.”

Lo raggiungo dopo qualche secondo e vedo che si sta accendendo una sigaretta mentre beve del latte e controlla il suo iPad.
Sospiro incerto: “Lukas… Beh, a meno che non ci sia nessuno in casa, e anche in quel caso, si fuma fuori.”

Perché tu puoi fumare in casa?
Lo facevo solo quando ero l’unico a viverci.

Lukas continua a fumare con disinvoltura. Andrea mi raggiunge sull’uscio. Faccio un passo avanti alzando la voce e modulando il tono in una richiesta gentile, ma decisa: “Lukas?!? Sto parlando con te, ciccio. Si fuma fuori, dai.”

Si volta con disinvoltura ruotando la testa lentamente, solleva una mano e si aggiusta il ciuffo sulla fronte. Un sorriso strafottente e due occhi opachi mi rispondono: “Tranquillo, bro. Apro le finestre.”

laugh

Io e Andrea ci guardiamo sospirando, quest’altra non ci voleva.

Clicca QUI per il prossimo capitolo: La Seconda Rissa.

Ricordo che tutti i fan padovani (e non) possono mandarci i loro scatti. Una giuria popolare e imparziale (io) li sceglierà per farli diventare future copertine delle Cronache.

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Rorschach

Rorschach

Studente di ingegneria, lettore di fumetti, bassista occasionale, amministratore e scrittore sconclusionato.
Non credo nelle descrizioni da blogger e quello che leggo su internet, non dovreste farlo neanche voi. Forse. Chissà. Meh. Fanculo.

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