Film RECENSIONI

Birdman: la fin troppo prevedibile ignoranza di Hollywood

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OsservatoreInquieto

Birdman è un film meraviglioso, rappresentazione intima del passaggio tra realtà e finzione e allo steso tempo della gioia e del pericolo di attraversarlo.
Birdman gioca con noi, ci inganna e si svela in un continuo di situazioni che ci riempiono e ci svuotano, con cui capiamo che in fondo la verità non è sempre la via migliore, anche solo per concederci il piacere dell’astrazione o del gioco creativo.
Birdman è cinema, quello reale, e qui non c’è finzione che regga: è un film sincero, che conosce la falsità del mondo a cui a suo malgrado appartiene, quello di hollywood, e riesce a denudarne l’ipocrisia.

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Questa pellicola è stata candidato a 9 premi oscar, ne ha vinti 4 e non conta assolutamente nulla. Anzi, forse non conterebbe se non fosse che, tra quelle candidature, ne è mancata una e proprio lì sta il finale del film, un’occasione per riflettere sull’opera fuori da questa.
Birdman era stato candidato ad una decima categoria, la miglior colonna sonora, curata interamente da Antonio Sanchez, batterista di capitale importanza nell’ambito del jazz contemporaneo. Nel film la sua musica si inserisce sulla base dell’improvvisazione tra i meandri della narrazione, diventando di vitale importanza per sottolineare con efficacia sia la componente prettamente emotiva che quella teatrale, creativa, giocosa (non a caso in varie occasioni il film è stato musicato dal vivo): con rara intensità Sanchez è riuscito a rendere il procedere caotico ma rigidamente strutturato della pellicola, in cui sembra che la machina da presa abbia la stessa volontà del musicista, improvvisare. Tutto questo non è stato riconosciuto, gli academy awards non si sono sentiti anche solo di immaginare di poter premiare quella che è stata definita da una “mezza fatica”, l’opera di un non compositore alle prese con una tradizione di “grandi colonne sonore” con cui non dovrebbe permettersi di confrontarsi. Il motivo della mancata candidatura è stato ritrovato nel fatto che alle parti originali sono state accostate parti dall’Andante Comodo del compositore ungherese Michael Halàzs, e questo pare non essere coerente con la can didatura di una colonna sonora originale. Volendo analizzare un piano più specifico si potrebbe evidenziare come tali parti orchestrali siano state chiaramente inserite per creare un contrasto tra la coscienza effettiva e quella alienata del protagonista, ma penso basti citare la grande polemica nata nell’ambito jazzistico e non solo a riguardo di tale questione.
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È abbastanza chiaro che birdman parli anche di Hollywood, a volte citandone esplicitamente i prodotti. Verrebbe dunque da chiedersi come sia arrivato ad un riconoscimento tale un film di fatto in netto contrasto con la proposta cinematografica delle grandi produzioni, alienante e dannosa. Eppure tutto questo pare sia stato riconosciuto.

Ma davvero?

Pensandoci bene l’azione compiuta ai “danni” della colonna sonora rappresenta la negazione stessa dell’essenza ultima del film, un connubio perfetto di musica, immagini, emozioni e significato in un’unità inscindibile e in questo l’industria del cinema si è dimostrata perfettamente coerente con la sua intima ignoranza, snaturando un vero e proprio inno alla libertà creativa.

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Di fatto l’azione del grande mercato del cinema non potrebbe essere piu manifesta: di fronte al rischio di svelare la verità della sua ignoranza ha preferito l’obbligo dell’incomprensione.

 

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OsservatoreInquieto

Sono nato abbastanza controvoglia in un epoca in cui era troppo tardi per avere poi qualcosa da rimpiangere e in cui era troppo presto per sprofondare bellamente nelle delizie della mediocrità, sono poi cresciuto attraversando fasi per cui mi hanno insegnato inutilmente che dovrei avere un qualche tipo di nostalgia, ma ora sono qui. Ora che probabilmente tutto e già stato detto e fatto, ora ho voglia di provare a mettermi in gioco. Sono essenzialmente cinico, incoerente e pusillanime fino alla nausea, ma sono convinto che la musica sia tutto, e che il cinema qualcosa di più, e se è qualcosa che si può spiegare vorrei provarci assieme a chi ha voglia di ascoltarmi... per il resto niente, il bello di internet è che sembri meno misero di come sei davvero.

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