GEOPOLITICA

Perché non ci sarà nessuna ripresa nel 2015

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Ivàn Karamazov
Scritto da Ivàn Karamazov

Nuovo anno, nuove stime. Il 2014 si è chiuso con una mancata crescita – termine che ci conviene imparare per bene perché sarà sempre più utilizzato in futuro – prevista allo -0,4% del PIL, rispetto le stime di fine 2013 che la prevedevano tra il +0,4 e +0,8%. Lo scorso anno si è dunque chiuso con errore compreso solo tra il 100% e il 200% rispetto le previsioni, un risultato mica da poco che ridà luce e speranza alla nostra economia, alla fin fine c’è anche Cipro in recessione con noi, è meno di niente.

Superati i dati già acquisiti cercheremo ora di fare un po’ i cartomanti e tentare di prevedere perché anche quest’anno le cose non andranno affatto bene. Ma siccome non possiamo sbagliare, cercheremo anche di individuare alcuni fattori che tutto sommato potrebbero migliorare la situazione.

Iniziamo con le cattive notizie, divise tra il fonte interno del nostro paese e quello esterno, che comprende sia l’Europa che il resto del mondo.

 

Tasse

Nonostante si possa credere che quest’anno ci sarà un taglio delle imposte per 18 miliardi, in verità la pressione fiscale continuerà a salire. Dati del Ministero delle Finanze.

Dal 43,3% del PIL salirà al 43,4%, un aumento piccolino rispetto le botte degli scorsi anni, ma è già qualcosa. Inoltre questo parametro è abbastanza generico, la pressione fiscale effettiva varia di persona in persona in base al reddito, e per una famiglia media siamo oltre il 50%, addirittura oltre il 60% per i detentori di partita IVA.

La nostra è la pressione fiscale effettiva maggiore tra tutti i paesi avanzati, addirittura superiore alla Danimarca, voi la vedete sanità e scuola gratis per tutti?

 

Terrorismo psicologico

La tanto agognata ripresa la si può ottenere a grandissime linee in due modi: o aumentano i consumi o aumentano le esportazioni. La strada scelta dall’Europa per fronteggiare la globalizzazione è quella delle esportazioni, con la Germania che fa da testa di ponte e sta cercando di anticipare i tempi legandosi sempre di più con economie quali quella russa (vedremo in seguito se sarà ancora così) e cinese per esportare i propri – eccellenti – prodotti e servizi. Dopo la crisi del debito del 2011 l’Unione Europea ha deciso di forzare la mano verso l’Italia, obbligandoci a diventare una potenza esportatrice.

L’Italia ha sprecato i primi anni dell’euro per aumentare i consumi, lasciando da parte tutte quelle riforme necessarie per far tornare competitivo il paese sui mercati internazionali. Da qui la necessità, se si vuole seguire la politica europea, di distruggere la domanda interna per fare decollare le esportazioni. Diventare come la Germania, insomma.

Ma questo ha portato a un feroce aumento delle tasse da Monti in poi, che ha avuto effetti psicologici devastanti sulla popolazione, che non si fida più – giustamente – di spendere. Avrete infatti sentito dire che i risparmi degli italiani hanno raggiunto livelli record, mentre i consumi crollano (a titolo d’esempio la spesa per le festività natalizie si è dimezzata dal 2008 ad oggi).

Direte: “Ma allora questi sacrifici porteranno alla fine a far diventare l’Italia una potenza esportatrice, no?”

Ad oggi, nemmeno. La feroce tassazione dei consumi, dei patrimoni immobiliari e delle rendite non è stata e non sarà affiancata da un taglio delle imposte collegate col costo del lavoro, per cui, sempre ad oggi, l’Italia non è ancora un paese competitivo cui i paesi guardano per comprare i nostri prodotti, con conseguente mancato aumento dell’export.

Gli investitori, gli imprenditori e la gente normale sono bloccati dal panico legato all’estrema incertezza che lambisce il paese da troppo tempo.

 

Stato

Dalla famosa lettera della BCE del 2011 solo il Jobsact è riuscito a dare una prima risposta alle richieste di Francoforte.

Non c’è stata nessuna riforma della pubblica amministrazione, nessuna riforma della giustizia, nessuna liberalizzazione dei settori produttivi, nessuna semplificazione burocratica. Le pensioni continuano a drenare imponenti risorse allargando un buco che già di per sé è allarmante. Sarà difficilissimo se non impossibile andare ad incidere significativamente su queste tematiche quest’anno, poiché un governo politico non può permettersi di andare a toccare i propri bacini elettorali che gli garantiscono voti e prestigio.

 

Debito e spesa

La spesa pubblica continua a salire (salirà di circa 6 miliardi l’anno prossimo), purtroppo non perché si investe in infrastrutture, scuola e ricerca, ma perché cresce la spesa pensionistica e il fabbisogno delle pubbliche amministrazioni. La spesa non è coperta da sufficienti entrate, e questo ci obbliga a finanziarci a debito, che continua a salire. In questo non ci aiuta l’Europa, che in mancanza di riforme adeguate non ci consente di superare il famigerato 3% di spesa ulteriore ammissibile rispetto le entrate.

Si capisce, quindi, che finché la spesa improduttiva cresce e se si vogliono rispettare i parametri di Maastricht, uno stato non in grado di incidere dove conta perché occupato a mantenere il consenso elettorale non può far altro che agire aggravando la situazione del Paese.

 

Cina, Russia e Stati Uniti

Non tratteremo in questo luogo le vicende geopolitche che legano questi paesi, ne parliamo solo perché rappresentano i tre maggiori partner commerciali dell’Europa.

La Cina è entrata in una fase difficile della sua crescita, con il mercato immobiliare in piena bolla e l’ombra (in alcuni settori – vedi l’acciaio – già realtà) della sovrapproduzione.

La Russia a causa del crollo del prezzo del petrolio e delle sanzioni internazionali sta entrando in recessione e c’è da preoccuparsi che quest’anno penserà più ad occuparsi della tenuta del rublo piuttosto che all’espansione dei rapporti commerciali. Il recente declassamento di Moody’s a “junk bonds” creerà non pochi problemi alla Russia nel breve periodo.

Per quanto riguarda gli Stati Uniti sembra siano in una fase di florida crescita, ma d’altro canto vengono mosse pesanti critiche sulla solidità di tali miglioramenti, poiché il segno “più” davanti il PIL sembra essere collegato alla spesa pubblica messa in moto dall’Obamacare e dal boom degli idrocarburi da scisto, che saranno messi in difficoltà dal calo del prezzo del barile e dai problemi legati al possibile scoppio di una nuova bolla, stavolta legata al mondo energetico, ne parleremo in seguito.

 

Quali potrebbero essere invece i fattori che possono aiutare il nostro paese?

L’Euro e la BCE

L’Euro si sta indebolendo rispetto il dollaro, questo potrebbe aiutare il nostro export, soprattutto verso i paesi in via di sviluppo. Ma ricordiamoci che l’euro si indebolisce per tutta l’Europa, per cui aiuterà sia noi che i tedeschi, i francesi, gli spagnoli…nostri competitors.

Con il QE appena lanciato da Draghi la politica monetaria sarà estremamente accomodante, ci si aspetta che l’inflazione salga calmando il fardello dei debiti pubblici, e che i sistemi bancari riprendano a prestare alle famiglie alle imprese (sarà difficile dato che le banche come prima cosa punteranno a pulire i bilanci).

 

Renzi ce la fa

Nel caso Renzi ce la facesse a fare le riforme, possibilmente dopo una vittoria (al momento certa) alle elezioni con la nuova legge, le cose non potrebbero che migliorare anche nel brevissimo periodo, visto che abbiamo già abbondantemente toccato il fondo.

 

Ma questa non è una rubrica di fantascienza e non voglio farla diventare, quindi ci fermeremo qui.

 

Fonti:

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-07-25/pressione-fiscale-italia-record-105631.shtml?uuid=AbhCPJHI

 

http://www.ilsole24ore.com/art/norme-e-tributi/2013-01-29/analisi-pressione-fiscale-070958.shtml?uuid=Abukk7OH

 

http://www.mef.gov.it/primo-piano/documenti/2014/DOCUMENTO_PROGRAMMATICO_DI_BILANCIO_2015-IT.pdf

 

http://www.ilghirlandaio.com/top-news/100815/ue-diffusi-i-dati-sul-pil-per-il-2014-e-il-2015-stime-al-ribasso-per-l-italia-penultima-in-europa/

 

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-09-29/testo-lettera-governo-italiano-091227.shtml?uuid=Aad8ZT8D

 

http://www.linkiesta.it/conti-pubblici-2015

 

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