Cronache di uno Studente Fuori Sede ESPERIMENTI LETTERARI

Cronache di uno Studente Fuori Sede. Capitolo 1: le case per studenti. Parte II: l’appartamento moderno e la casa dei medici

Scritto da Rorschach

Cronache di uno studente fuorisede è, fra le altre cose, un esperimento narrativo. La scrittura non è lineare, le frasi sottolineate indicano i pensieri che mi son balenati in testa, quelle in grassetto sono relative alla mia parte razionale e quelle in corsivo alla mia parte emotiva. Il risultato potrebbe sembrare strano e un po’ schizofrenico. Beh, lo è.

Riassunto puntata precedente: la visita delle tipiche abitazioni universitarie è iniziata. Ho visitato un appartamento con la particolare dote di esser peggio di un campo Rom e la casa di Carmelo, un dolce ragazzo amante della natura. Trovate il racconto QUI.

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Casa #3: L’appartamento moderno

Supero l’università di psicologia, proseguo lungo uno stradone a scorrimento veloce, svolto a sinistra faccio un altro centinaio di metri e sono arrivato.
Citofono e mi risponde la voce di un ragazzo: “Chi è?”
“Sono Anon, per vedere l’appartamento. Ti ricordi?”
“Ah sì già. Sali pure, secondo piano.”

Chi troveremo stavolta?”
Lo schizofrenico l’abbiamo già beccato.”
Magari questo è spastico.”

Arrivo al portone e ad accogliermi trovo questo ragazzino appena svezzato dalle scuole superiori. Alto, capelli castano chiaro, un po’ di barbetta sul mento che ricorda il ciuffo delle caprette di montagna.

Lo sappiamo tutti che hai superato anche tu con successo la fase della pubertà, ma non è proprio necessario far crescere due peli di barba morbida per farlo vedere, specie se la barba non è il tuo forte” vorrei dirgli.
Neanche noi abbiamo tanta barba.”
E infatti non ce la facciamo crescere abbozzando delle ridicole e improponibili acconciature pezzenti.”

Comunque il tizio sembra simpatico. Un po’ troppo saccente nei toni, cosa che, se sei una matricola di qualunque facoltà non ti puoi proprio permettere, ma tutto sommato è okay.

La casa è una bomba: divano in pelle nuovo, fornelli luccicanti, nessun cavo elettrico scoperto, televisore al plasma, balcone con BBQ e il bagno è il primo bagno decente che vedo. È tutto fottutamente perfetto. C’è persino una X-Box.

“Bene, anzi, benissimo. Posso vedere la camera?”
“Sì certo, è qui sopra.”
“Sopra… Dove?”
“È una mansarda.”

Saliamo delle ripide scale in legno e senza neanche accorgermene PUF! mi ritrovo nella camera da letto.
Il tetto spiovente è bassissimo, con una bella trave verde d’acciaio ad H che lo sostiene.
Capretta la indica: “Questa è buona per fare le trazioni.”
Mi guardo intorno. Un comodino e un letto con sopra un condizionatore che dovrebbe essere adibito al riscaldamento del salotto di sotto. Fine.

Guardo Capretta alzando un sopracciglio: “È uno scherzo vero? Di sotto c’è la fottuta reggia di Versailles e io dovrei dormire in una stanzetta scomodissima da due metri quadrati? Non so neanche dove mettere la mia roba.”
“Beh qua c’è una botola.”
Si avvicina alla parete e rimuove un pannello.
“Eccola qua. Per ora ci mettiamo le valigie.”

Una botola. Che diamine dovrei farmene?”
Beh, un domani potremmo darci al contrabbando. È comodissima se devi nasconderci una prostituta rumena.”
Un po’ meno se devi metterci dentro dei vestiti.”

In quello stesso momento entra nell’appartamento il padrone di casa. Scendo giù e mi intercetta speranzoso.
“Allora? La prendi?”
“Guardi, la casa è una bomba. Ma la camera è davvero angusta… Non credo proprio che la sceglierò.”
“Oh… E come mai?”

Dobbiamo proprio essere sinceri?”
No.”
Vogliamo?”
Oh sì.”

“Beh, la camera è due metri per tre. Ci entra a malapena il letto. Il tetto spiovente dimezza lo spazio a disposizione, l’aria condizionata accesa d’estate farebbe stare al fresco chi è giù e farebbe morire me di polmonite, non c’è un armadio, non c’è una scrivania, non c’è una sedia e, diamine, non c’è neanche una cazzo di porta.”
Il proprietario è più che imbarazzato.
Capretta incalza: “Ma c’è la botola.”
“Se ti piace tanto possiamo fare cambio di stanza.”

ColBrow

Silenzio.

Ci stringiamo la mano e ci salutiamo formalmente.

Beh tutto sommato questa non è andata così male.

Ancora una volta mi ritrovo per strada pronto per il prossimo appuntamento.
Controllo l’orologio, cerco la posizione su Google Maps e mi incammino.

 

Casa #4: La casa dei medici

Mi presento all’appuntamento con mezz’ora d’anticipo.

Suoniamo comunque?”
Sì dai.”

Dopo quasi un minuto d’attesa mi risponde una voce in affanno: “Sì? Chi –uff–uff– chi è?”
“Sono Anon, per la casa. Sono un po’ in anticipo. È un problema?”
“Ah… Beh… No, cioè, insomma. Vabè sali pure.”

Entro nell’appartamento. Il pavimento è di marmo bianco con venature grigie, mobili in legno nero arredano un grande open-space che accoglie cucina e soggiorno e una pianta è posta in un angolo.

Speriamo sia l’unica.”

Ad accogliermi c’è questo ragazzo in maglia bianca e jeans, alto, capelli ricci scuri, occhiali spessi e labbra rosse.

Aspetta aspetta. Labbra rosse? Si è davvero messo del rossetto?
Oddio no.”
Questa proprio no.”

Faccio finta di nulla e cominciamo a parlare. Lui studia medicina qua da qualche anno insieme ad una amica che vive nello stesso appartamento, ma che, per questa settimana, era tornata a Roma.
Facciamo un giro della casa.
La camera è accettabile. Mobili in legno chiaro, una scrivania, due sedie, un letto ad una piazza e mezzo e una finestra che affaccia su un bel balcone.
Mi offre un caffè e questa volta accetto, perché no.
Torniamo in cucina e inizia a preparare la caffettiera.

“Devo andare un attimo in camera a fare una cosa, puoi dare un’occhiata al caffè?”
“Sì certo, no problem.”

Appena esce dalla camera mi alzo dalla sedia.

Bene bene bene, vediamo se riesco a trovare qualcosa che mi dica chi sei.”

Apro il frigo: formaggio dietetico, Sprite, qualche frutto, un po’ di verdura e del latte.
Niente.
Apro qualche scaffale: cereali, pasta, lattine di sugo e di sottaceti.
Niente.
Apro le ante dello scolapiatti: bicchieri, padelle e pentole messe lì in ordine ad asciugare.
Niente.
Proprio mentre sto pensando che questo ragazzo sia normale (eccetto il rossetto sulle labbra) sento la caffettiera che inizia a borbottare e mi avvicino al fornello. Spengo il fuoco, mi fodero la mano con una presina e porto il caffè a tavola prendendo un sottopentola.

Torna indietro.”
Perché?”
C’era anche un pentolone sui fornelli. Vediamo che si mangia il tipo.”
Okay.”

Torno verso l’angolo cottura. Aspetto un istante tendendo l’orecchio: l’ultima cosa che voglio è vedere BoccaDiRosa che entra in cucina e mi trova a rovistare fra i suoi spaghetti.

Bene, nessun rumore.
Sollevo il coperchio.

No.”
Oddio no.”
Anche questa no.”

Nella pentola ci sono quattro dildo di varie dimensioni immersi in acqua calda.

Ma che diavolo…?
È per sterilizzarli usando l’acqua bollente.
E tu come fai a saperlo?
Vabè. Comunque possono essere della ragazza.”
Ma se è fuori per tutta la settimana!
Potremmo provare ad annusarli per stimare l’ultima volta di utiliz-”
TACI.”

Sento dei passi che si avvicinano. Rimetto il coperchio sulla pentola e corro verso il tavolo.

“Allooooora? È pronto il caffè?”
“Ehm. Beh… Sì.”

BoccaDiRosa si avvicina lentamente al tavolo attraversando il salotto.
Posso sentire distintamente i peli del braccio rizzarsi come spine e il mio ano contrarsi istintivamente fino allo spasmo.
Mentre cammina ancheggiando ecco che passa accanto ad una finestra.
Peccato che oggi non piova: un raggio di sole lo illumina e lascia intravedere sotto la maglietta bianca qualcosa che non avrei mai voluto vedere: un reggiseno.

Mi sa che questo toglie tutti i dubbi su chi indossi cosa.”
Stai parlando del reggiseno o dei…?”

Iniziamo a parlare.

Non pensare ai cazzi di gomma.”
Non pensare al reggiseno.”
Non fare cazzate.”

“Allora quindi ti stai trasferendo a Padova per la specialistica?”
“Oh sì. Ho finito la trianale lo scor-“
“La che?”
“La triennale. E nulla, inizierò la specialistica fra due settimane.”
“Ah sì. E come ti trovi qua a Padova?”
“Beh son qua da un giorno, è ancora presto per dildo anche se l’ambiente mi piace. Forse c’è troppa umidità.”
“Oh sì. Umidità.”

Lo dice lentamente, passandosi la lingua sulle labbra.

“E dove stai soggiornando per ora?”
“Sono in un B&B, tornerò a casa domani.”
Si sporge leggermente sul tavolo spingendo le labbra in avanti e muovendole delicatamente: “Oh, un B&B! Un… BareBack?”
“Che? No! Proprio no… Dai!”
“Ahah, stavo scherzando, su!”

Scappiamo.”

“E tu… Invece cosa studi? Ah sì medicina… Mi ero già dimenticato. E stai già pensando alla specialistica?”
“Non so, forse urologia.”
“Ah, non l’avrei mai detto.”
“Come scusa?”
“No è che… Boh, era giusto un’idea.”
“In che senso?”

Via. Adesso.

Mi alzo. Il caffè è ancora lì nella tazzina.
“Scusami, ma mi sento poco bene, mi sta venendo un giramento di… testa, mi sa che devo andare.”
“Oh, se vuoi puoi stenderti qua sul divano un attimo.”
“NO!! Cioè, grazie, ma no. Devo proprio scappare sai.”
Mi avvicino alla porta indietreggiando mentre parlo con lui cercando dietro di me la maniglia con la mano. La trovo e apro la porta.
“Comunque la casa è proprio bella. Ti faccio sapere eh! In gamba! Ciao!”

Corro via per strada guardandomi dietro di tanto in tanto sperando di non essermi scordato nulla.

Mai una situazione normale.

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[Articolo originariamente postato su Cheesusfried.com QUA]

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Rorschach

Studente di ingegneria, lettore di fumetti, bassista occasionale, amministratore e scrittore sconclusionato.
Non credo nelle descrizioni da blogger e quello che leggo su internet, non dovreste farlo neanche voi. Forse. Chissà. Meh. Fanculo.