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The Walking Dead. Dal fumetto allo schermo. Analisi di un successo.

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Rorschach
Scritto da Rorschach

Si sente nell’aria. E’ finalmente arrivata.
Le bacheche si riempiono di anteprime, i forum scalpitano e pubblicano spoiler e i fan di vecchia data sono in puro fermento. Stiamo parlando della quarta stagione di “The Walking Dead” la serie dell’AMC campione di incassi.
L’odore di successo si poteva percepire già dall’inizio, nel lontano 2010. L’episodio pilota ha infatti registrato 5.3 milioni di spettatori e nel giro di tre anni questa serie TV si è saputa affermare come uno dei più grandi successi dell’ottava arte degli ultimi anni. Cito dei numeri indicativi: la première della terza stagione è stata vista da 10,9 milioni di spettatori mentre la première della quarta da 16 milioni (se-di-ci!!) battendo ogni previsione.
La trama, essenzialmente, è semplice. Il nostro protagonista, Rick, si sveglia da un coma e si ritrova in un mondo popolato da zombie. Durante il coma è successo qualcosa, un evento inspiegabile, per cui ora il mondo è pieno di questi affamati figli di puttana.
Bella fregatura. Proprio adesso che dovevo prendermi le ferie.
Come vi dicevo niente di eccezionale. L’input è preso in prestito da 28 giorni dopo e la “tipologia” di zombie non è delle più originali: lenti cadaveri affamati.

1

 

Già visto. Già sentito. Dov’è la novità?
Per capire il successo di tale serie dobbiamo spostarci sul prodotto originale. La vera bomba. Il “The Walking Dead” quello vero. Il fumetto.
Il capolavoro scritto da Robert Kirkman e disegnato da Tony Moore (nei primi 6 episodi) e Charlie Adlard (dell’episodio 7 in poi) è una delle migliori run fumettistiche degli ultimi anni e ha fatto letteralmente il boom di vendite in tutto il mondo vincendo, tra l’altro, premi fumettistici di un certo calibro come il premio Eisner del 2010 per “migliore serie regolare” e, nello stesso anno, i premi Harvey per “miglior scrittore” e, ancora, “migliore serie regolare”.
Chi ha letto questa saga dal principio sa di cosa sto parlando. Se dico che è una delle “migliori run fumettistiche” non esagero. E’ così.
Come ha fatto un fumetto ad esser teatro di una storia tanto famosa? Quali sono gli ingredienti di un’opera in grado di far vivere dietro la sua ombra una serie Tv campione d’incassi?

Il tocco magico, sembra strano, è uno solo. Ve lo rivelo come se fossimo amici da tanto tempo, è una scoperta che ho conservato in gran segreto dopo averla carpita nel corso degli episodi letti avidamente.
Sono Gollum e vi sto facendo vedere l’anello. Sono Sinestro e vi sto prestando la lanterna.

Pronti? Eccolo: gli zombie non c’entrano un cazzo.

Non doveva far ridere. E’ la verità.
Che cos’è uno zombie?
Romero ci vedeva un potente mezzo per il cinema Horror e l’ha sfruttato per lanciare così un nuovo genere cinematografico che ha fatto scuola negli anni a venire.
Per Danny Boyle (28 giorni dopo, per intenderci) sono esseri umani assetati di sangue deviati da un virus ottenuto da una violenta sperimentazione sugli animali. Corrono, inseguono, distruggono e infettano tutto ciò che possono.
Abbiamo anche gli zombie della tipologia “Io sono leggenda” o “World War Z”, ma cosa lo dico a fare, li conoscete benissimo.
Gli zombie di Robert Kirkman? Niente di tutto questo. Sono lenti, goffi, numerosissimi e mediamente pericolosi. Servono esclusivamente come mezzo per permettere allo scrittore di andare avanti nella vera trama, che si può riassumere con questo concetto:
Quando non hai via di scampo, quando hai tutto da perdere, quanto sei disposto a sacrificare della tua umanità per quello in cui credi?

Ecco la pietra d’angolo. Ecco il pilastro portante. Il tema non è sopravvivere.2

Sopravvivere nel mondo di Robert Kirkman è facile. Scavi qualche trincea e costruisci una palizzata intorno ad una fattoria, rinforzi un palazzo, sigilli uno stadio e il gioco è fatto. E invece no. Potremmo quasi dire che Rick e compagnia sono degli idioti. Certe volte il telespettatore o il lettore di turno si chiede come possano i nostri protagonisti essere tanto spensierati e incoscienti nelle scelte di sopravvivenza che prendono.
“Ma dai! Non l’avete mai visto un film sugli zombie?!? Che cazzo fate?” verrebbe da gridargli.
Basterebbe una sparachiodi da carpentiere per far fuori decine di quei lenti bastardi, senza neanche correre o affannarsi troppo.
Ma alla fine non importa, perché il punto non è mai stato la sopravvivenza.

Il punto è rimanere esseri umani in un mondo che ti costringe a diventare un mostro.
I veri morti che camminano non sono più gli zombie. Sono i nostri protagonisti. Sono loro che corrono, che si affannano e che cambiano. Mutano e sono costretti a farlo: per la loro sopravvivenza e quella dei loro cari barattano, giorno dopo giorno, pezzi della loro umanità.
Finché, pagina dopo pagina, non lo realizzi: si ok, gli zombie sono sempre lì, che si trascinano, sbavano e sono perennemente affamati, ma sono, tutto sommato, innocui. Sono gli altri esseri umani a cui si deve star attenti. Sono le scelte che prendi ad essere il vero “nemico”.

Il concetto è talmente forte che per lunghi periodi gli zombie non ci sono! E questo, quando accade, dovrebbe preoccuparti. Infatti proprio in quel volume ti ritrovi un gruppo di cacciatori di uomini che prendono di mira i nostri protagonisti: la carne è carne, sopravvivere è tutto.

 

3E questo in “The Walking Dead” si percepisce subito. Tutta questa ambientazione colpisce come un pugno nello stomaco. Già nel primo volume (edizione italiana) Carl, il figlio di Rick, è costretto ad ammazzare con una pistola quello che un tempo era il miglior amico del padre, ed è solo un bambino.
Ogni scelta fatta è pesante come un macigno e ogni nervosismo e tensione all’interno del gruppo dei sopravvissuti è motivo di preoccupazione per i volumi successivi.
Gli stessi ingredienti sono riportati in scala inferiore nel telefilm che, sebbene si sia rivelato un prodotto di successo, non raggiunge neanche il 25% della tensione e della corposità del fumetto.

I personaggi del telefilm, poi, sono abbozzati e stereotipati:
-L’unico nero presente, dopo aver fatto la parte dell’idiota per un’intera stagione, muore in una prigione. Persino in un mondo zombie il nero di turno riesce a morire in prigione. Ok. Almeno non è overdose.
-La ragazza bionda è la classica stupida pompinara americana.
-La moglie di Rick è in grado di fare un incidente con la macchina in una strada sgombra, da sola.
-Carl nel telefilm gioca al piccolo boyscout. No ma dai, c’è solo una terribile invasione zombie mondiale fuori di qui, perché non fare una scampagnata nei boschi?
Insomma, la fiera del ritardo mentale. Se a questo aggiungiamo tempi lenti ed episodi totalmente senza avanzamento di trama la differenza con il corrispettivo cartaceo è lampante.

4

“Figli di puttana. Quanto si sentiranno stupidi quando lo scopriranno.”
“Scopriranno cosa?”
“Di aver fatto incazzare le persone sbagliate”

Nel fumetto mica funziona così, eh. Diamine no.

-La bionda è un cecchino di quelli che mollami, è stata torturata e ne ha passate di cotte e di crude. E’ a dir poco badass.
-Il nero che abbiamo nel fumetto, Tyreese, è in grado di spaccare la faccia a Rick per piccoli diverbi e di ammazzare da solo più di una ventina di zombie. (Badass)2. Verrà decapitato dal Governatore, ma vabè.
-Carl è piccolo, ma è uno tosto. Prende scelte difficili ed è in grado di far fuori senza problemi quelle che per lui rappresentano future minacce, altri bambini compresi (!!).
-Rick? Nel telefilm è impegnato metà del tempo a prendere scelte che mettono in pericolo praticamente qualunque membro del gruppo (con strategie di sopravvivenza degne di un Dodo) e nell’altra metà prova a salvarlo. Per una volta, fare qualcosa che non sia da totale imbecille? No. Non ce la fa proprio. E’ più forte di lui.
Nel fumetto è… No dico, Guardatelo.
Non avete idea di ciò che ha passato e delle decisioni che ha dovuto prendere.

Insomma, una caratterizzazione dei personaggi che è la fine del mondo

5

“Ammazzateli.
Ammazzateli tutti.”

E non ho parlato del Governatore.
Quello del telefilm, al confronto, è una fighetta. Basti pensare che nel fumetto ci viene appena presentato e, in meno di 10 pagine:
1) cattura [ Spoiler].
2) minaccia [ Iper Spoiler ].
3) [ Ommioddioquestono ] a Rick.
Tutto ciò solo nelle prime dieci (!!) pagine. Il bastardo ne farà di tutti i colori per altri 4 volumi.

E’ Caligola, Ed Gein, Ted Bundy. E’ il male incarnato.

E noi, poveri lettori, in tutto questo? Siamo devastati, stuprati, colpiti al cuore da questa violenza tutto sommato giustificata. “Diventeremmo così anche noi per difendere la nostra gente? Come farà Rick? Perché diavolo è successo tutto questo? Cos’altro potrà accadere? Troveranno mai pace? Come fa la gente a divertirsi con ‘Una notte da leoni’? Che senso ha il Chiringuito?”
Domande destinate a rimanere senza risposta.
Pensieri su pensieri che si affollano nella nostra mente, mentre la china scorre ruvida sulla carta e le tragedie si susseguono. L’ansia arriva a livelli tali che, se per un qualche motivo le cose iniziano ad andar bene, ci sentiamo più agitati di prima. Pagheremo cara questa tranquillità, già lo sappiamo.
In un mondo del genere non ti meriti la serenità. E se ce l’hai verrai punito per questo da lì a qualche pagina. Dai tempo a Kirkman e vedrai.

L’opera è poi impreziosita da dei disegni che si abbinano benissimo all’ambientazione. 6Il tratto è sporco, ruvido, violento.

Charlie Adlard è in grado di esaltare le espressioni dei personaggi e ogni volto è curato nei dettagli. Possiamo percepire il cambiamento emotivo dei nostri protagonisti anche solo dallo sguardo che, volume dopo volume, diventa tetro e sempre meno “umano”. Da sottolineare il grande contributo di Cliff Rathburn che aiuta con i suoi splendidi toni di grigio lo spessore del disegno di Adlard.
Il bianco e nero è una scelta stilistica che potrebbe all’inizio far storcere il naso a qualche neofita, ma si rivela l’ideale per una trama del genere. In questo modo il lettore è letteralmente catturato dalla china e catapultato nell’ambientazione surreale e tragica impressa nelle pagine. Il bianco e nero è forte, si imprime nella mente, accentua l’ambientazione e non lascia scampo alla tensione.  Non è un caso che altre opere fumettistiche come “Ministero” (Barreiro & Lopez), “L’Eternauta” (Oesterheld & Lopez), “Conan” (quello disegnato da Buscema) dalle trame angosciose, violente e tragiche, abbiano adottato la stessa scelta stilistica.

Per concludere il mio elogio a The Walking Dead posso solo dire questo: compratelo.
Se la serie Tv vi ha mandato in estasi il fumetto vi farà fare le fusa.
Non mi interessa come ve lo procurerete. Vendete un rene al mercato nero, rubate ai poveri o evitate di cazzarvi ogni sera dieci euri in sigarette o birra scadente. Acquistando il Compendium della Saldapress, avrete per le mani un volumone da biblioteca che è un vero tesoro (risparmiando pure svariati dindini rispetto a singoli volumi).
Fidatevi di uno di cui… Non sapete… Nulla.

Vabè. Mi ringrazierete comunque 😉

 

 

 

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Rorschach

Rorschach

Studente di ingegneria, lettore di fumetti, bassista occasionale, amministratore e scrittore sconclusionato.
Non credo nelle descrizioni da blogger e quello che leggo su internet, non dovreste farlo neanche voi. Forse. Chissà. Meh. Fanculo.