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Inner Shape, recensione del primo album di Bosna Danì

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Rorschach
Scritto da Rorschach

Primo album di Bosna Danì, Inner Shape

Recensione

 

Esce oggi, 12 Gennaio, l’album di debutto di Daniele Rossi, in arte Bosna Danì, grazie al lavoro dell’etichetta toscana Toys for Kids Records.
Abbiamo potuto ascoltare i brani in anteprima e, dopo averli ri-ascoltati più volte, abbiamo espresso il nostro parere su Inner Shape, disco dalle sonorità elettroniche (e non solo) che riesce a stupire, ma con un pizzico di amarezza.

Bosna Danì ha puntato tutto sull’introspezione, e si sente. Il disco, composto da 10 tracce musicali e dalla durata complessiva di 29.48 minuti, alterna sonorità elettroniche ad alcune direttamente provenienti dal mondo post rock, per poi sporcare/abbellire il disco con ulteriori influenze industrial, alt rock e folk pop.
Questo è il punto di forza e, probabilmente, il punto di debolezza di tutta l’opera: non c’è un unico filo conduttore, un tema centrale, che collega i pezzi fra loro con la capacità di dare al disco un’identità forte e ben definita.
In quest’ottica anche il titolo suggerisce molto: Inner Shape. Una forma interiore, quella dell’artista, talmente variegata da non essere ben definita ancora su qualcosa di preciso. Un album di partenza quindi, nel quale possiamo ascoltare le doti e le capacità creative di Bosna Danì, ma anche un album di indecisione, dove si sente la mancanza di una strada definita.
Sia chiaro che questo non è necessariamente un male, ci sono pezzi con numerose idee musicali valide, accordi lenti lasciati fluire all’infinito in un 4/4 che è molto post rock nella metrica e nella progressione, meno nella sonorità, avanzamenti interessanti, i pezzi evolvono e si auto-concludono piacevolmente, rimanendo coerenti con il loro genere. Ulteriore sorpresa è la presenza di Cesare Petricich (meglio conosciuto come Mac) il quale ha aggiunto il suo contributo inserendo in alcuni pezzi del disco “un’altra chitarra”, come ha sottolineato lo stesso Daniele.

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La curiosità arriva e fa storcere il naso quando, concluso il primo brano dall’anima puramente elettronica, B.O.T., ne seguono due dallo spirito decisamente diverso, più melodico, post rock, rilassante e che permette di passare, senza troppe transizioni, da sonorità industrial dall’identità fortemente elettronica agli accordi lenti, distesi, rilassati di Blue Gravity ed Ephemeral. Il disco continua con Lovotica, pezzo che, come il primo, fa delle sue sonorità elettroniche il punto di forza, riuscendo a convincere per il ritmo serrato e con un clima electro-ambient/industrial. Il disco continua e ritorna ancora una volta su sonorità melodiche e post rock con Lucente e Malinconica e conclude con un colpo di scena dato dagli ultimi due pezzi, Relativity e Supernova, che rendono l’album ancora più eterogeneo introducendo piacevoli e sorprendenti melodie che navigano, inspiegabilmente, nel mondo alt-rock e folk pop.

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L’amarezza è in questo, ascoltare uno splendido pezzo industrial come Modern Slaves (probabilmente il brano riuscito meglio del disco) e, subito dopo, un pezzo melodico dagli accordi lenti e dalle note pizzicate leggermente da una chitarra che esprime dolcezza, mentre sullo sfondo si susseguono accordi trascinati all’infinito tipici del post rock e, di nuovo, ritrovarsi davanti un brano alt-rock/folk-pop che conclude l’ascolto. Questo significa non sapere come valutare il disco, significa non avere un’identità per precisa, ma, allo stesso tempo, non permette di esser troppo cattivi, perché nonostante le incertezze e il calderone musicale che è Inner Shape, Bosna Danì sa il fatto suo e il pezzi, se ascoltati singolarmente, hanno coerenza e spessore.

Inserire dell’industrial e del folk pop in un disco elettronico con pezzi dalle sonorità post rock non è proprio il modo migliore per presentarsi al pubblico e dire in modo univoco “ecco, io faccio questo”, sembra, al contrario, una raccolta, o, come infatti è, un “primo disco” dove l’artista dimostra, in tutto il dubbio che un “primo disco” comporta, tutto quello che può fare, senza concentrarsi su una sola via.

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Inner shape è un lavoro che ha richiesto sicuramente tempo ed è un’interessante ricerca musicale che va premiata, il disco è stimolante, merita l’ascolto, e stupisce per la capacità di inserire, con i suoi pro e contro, più generi musicali nelle corde di uno stesso artista. Bosna Danì si presenta al pubblico come musicista da tenere d’occhio e dopo questo lavoro d’apertura la curiosità di vederlo muoversi verso un’unica direzione si fa forte.

Ecco a voi un po’ di link utili per scoprire l’artista, la casa discografica e i loro progetti:

https://www.facebook.com/BosnaDani/?fref=ts
http://www.bosnadani.com/
https://soundcloud.com/bosna-dani
https://bosnadani.bandcamp.com/

 

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Un grazie speciale va a Michele Grieco, per l’aiuto nell’ascolto e nella stesura della recensione.

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Studente di ingegneria, lettore di fumetti, bassista occasionale, amministratore e scrittore sconclusionato.
Non credo nelle descrizioni da blogger e quello che leggo su internet, non dovreste farlo neanche voi. Forse. Chissà. Meh. Fanculo.

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