Film RECENSIONI

Deadpool, il cinefumetto che convince

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Rorschach
Scritto da Rorschach

Deadpool, il cinefumetto che convince

 

Cosa ci viene in mente quando parliamo di cinefumetto? La mente viaggia subito a titoli terribilmente mainstream firmati Marvel e DC e non si può non pensare a come, tutto sommato, il cinefumetto sia tendenzialmente riassumibile in una grande pila di merda fumante. Certo, adesso potreste citarmi pellicole ben riuscite come Watchmen (già, per quanto l’opera di Moore e Gibbons rimanga irraggiungibile il suo equivalente cinematografico è riuscito discretamente nell’impresa) e Sin City, ma io potrei rilanciare con i vari Iron-Man, Thor, Spiderman, Lanterna Verde, X-Men, V for Vendetta (diventato la bandiera di grillini e complottisti), Superman e sì, anche i Batman di Nolan. In sostanza la quantità di merda è decisamente superiore a quello che c’è di buono.

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Veniamo a noi, qualche giorno fa le sale cinematografiche hanno accolto l’ennesimo cinefumetto: Deadpool. Questo personaggio, sebbene non sia particolarmente famoso nell’immaginario collettivo italiano, è comunque molto popolare fra i lettori di fumetti, su internet (secondo ign.com è secondo solo a Batman in fatto di citazioni, pic e simili sul web) e, ovviamente, in America, dove la sua maschera è molto conosciuta fra comics-reader adolescenti. Già, il punto è proprio questo: adolescenti. A volte si tende a dimenticare come il fumetto, quando supereroistico, ha un target d’età ben definito: tra i 12 e i 17 anni ed è relativamente difficile trovare delle trame che siano mature, avvincenti o che non abbiano buchi di trama.

Deadpool non fa eccezione e, salvo qualche divertente albo (vedi anche: In viaggio con la testa, La guerra di Wade Wilson, I re del suicidio) le sue uscite mensili per il grande pubblico sono, appunto, destinate a degli adolescenti. Questo si deve tenere sempre ben presente: nonostante gli esperimenti narrativi, la rottura della quarta parete e trame a volte fuori dall’ordinario Deadpool è un fumetto per ragazzini.

Non è il comic della rivoluzione.

Non è il supereroe innovativo e fighissimo per definizione.

Non è sempre il meglio perché sì.

“Errori” urlati ovunque e spesso commessi da migliaia di lettoruncoli gasati, gran cultori della nona arte ed eterni neofiti incalliti.

Pancakes

È stato quindi con enorme scetticismo che sono andato al cinema per vedere questa pellicola e, devo ammettere, sono stato piacevolmente colpito. Il Deadpool cinematografico riesce a centrare l’obiettivo e, per una volta, la trasformazione fumetto-schermo è stata stravolta. In linea di massima, infatti, una trasposizione cinematografica di un fumetto supereroistico viene addolcita, ricoperta di zucchero e croccantini per far applaudire branchi di ragazzini brufolosi. Con Deadpool, al contrario, il fumetto di riferimento non è il classico spillato per adolescenti, ma sembra venire dritto dritto dalla linea MAX (cioè destinata ad un pubblico maturo) e mostra il mercenario chiacchierone nella sua veste più piacevole.

Quel che abbiamo per le mani è una storia piena di violenza, sesso, scene di nudo integrali, sangue e battute esplicite, il tutto condito con gli elementi che rendono Wade Wilson un amabile figlio di puttana: arroganza, schizofrenia, la già citata rottura della quarta parete, il tutto condito con tocchi di nonsense e black humour. Il mercenario chiacchierone è esattamente quello che è: un killer amorale, con un discutibile e perenne senso dell’umorismo.

blood shot

Sebbene la trama rimanga sostanzialmente banale, il film, grazie alle scelte stilistiche, è riuscito ad incassare più di 235 milioni di dollari solo nei primi 10 giorni, battendo il precedente record di incassi all’apertura per quanto riguarda i film R-Rated detenuto precedentemente da The Matrix Reloaded nel 2003 con i suoi $91.7 milioni. Successo meritato? Non saprei dirvelo, ma sicuramente lo è per Ryan Raynolds. L’attore, già precedentemente ingaggiato nel Deadpool di Wolverine: origins, in una recente intervista dichiara di essere un grande fan del mercenario e, proprio per evitare un ennesimo stupro cinematografico, ha deciso di metterci del suo diventando, oltre che viso protagonista, anche produttore della pellicola. Che sia stata questa sua partecipazione a fare la differenza?

RR interview

È proprio questo il punto, forse più una speranza del sottoscritto. Questo “grande successo” cinematografico potrebbe sembrare inutile, fine a se stesso e di certo non ha nessun profondo significato cinematografico, eppure potrebbe rappresentare un punto di svolta. Hollywood si è resa conto che il supereroistico, quello vero, violento e maturo, piace. E piace anche parecchio. Si è anche resa conto che lasciare le redini in mano a gente che vede in una maschera non solo dei soldi, ma anche un personaggio che ha segnato ore di letture forse non è proprio una cattiva idea. Chi meglio di un fan maturo potrebbe essere esigente e attento selezionatore di trame e contenuti?

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Quando si parla di supereroi si viene, inevitabilmente, presi poco sul serio. Questo genere è irrimediabilmente collegato al fumetto adolescenziale e non ci si rende conto che è soltanto quello che è, un pretesto narrativo che non può classificare interamente ogni tipo di produzione. Nel mondo del fumetto la palla a questo punto viene passata allo sceneggiatore della nona arte che, partendo da quell’input e da personaggio di turno, può essere in grado di creare una storia avvincente o meno, matura o infantile, cruenta o stucchevole, metafisica o materica. I lettori di fumetti questa differenza la conoscono bene, conoscono Azzarello, Ennis, Brubaker, Millar, Rucka, Hickman, Straczynski, Miller, Moore e Gaiman (per citarne qualcuno), hanno sudato tensione su quelle pagine, su alcune di esse hanno pianto, molte storie son state analizzate attentamente, studiate, rilette più volte e vissute, sanno bene quante emozioni può dare un supereroe… i produttori di Hollywood e il grande pubblico no: per loro un supereroe sarà sempre e solo un deficiente in calzamaglia.

Con questo film si può avere un punto di svolta, Deadpool è riuscito ad essere, nella sua trama ignorante e nella battuta stupida, relativamente innovativo e convincente ed è riuscito ad arrivare al grande pubblico mostrando una diversa idea del classico supereroe; scegliere, a tal scopo, un antieroe come Wade è stata sicuramente una scelta vincente. La risposta è stata favorevole, le battute nei confronti di Colosso (quasi un simbolo di tutta quella Marvel buonista e mielosa, caricaturizzata e snobbata per tutto il film) ben accolte, la violenza applaudita e il nonsense apprezzato.
Forse è presto per dirlo, ma il pubblico è pronto e questo potrebbe farci sperare in altro, in produzioni cinematografiche migliori e più mature: in un Batman egocentrico e lucidamente/follemente ossessionato dalla propria idea di giustizia in una città di corrotti, stupratori e assassini, in un Thor assetato di sangue, donne ed ettolitri di idromele e, perché no, in una serie TV sui ragazzacci di Garth Ennis.

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Se questa pellicola porterà ad un cambiamento nel cinefumetto mainstream potremo saperlo solo col tempo, nel frattempo vale la pena rileggere All Star Superman e sperare nel miracolo.

 

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Studente di ingegneria, lettore di fumetti, bassista occasionale, amministratore e scrittore sconclusionato.
Non credo nelle descrizioni da blogger e quello che leggo su internet, non dovreste farlo neanche voi. Forse. Chissà. Meh. Fanculo.

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