Film RECENSIONI

The Hours: epoche diverse, destini in comune

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The Weeping Willow

The Hours: epoche diverse, destini in comune

Virginia, assorta nella scrittura del suo romanzo, mormora: “La signora Dalloway disse che avrebbe comprato lei i fiori”. Intanto, Laura legge in un sussurro le stesse parole e Clarissa esclama: “Li compro io i fiori”.

Dalla regia di Stephen Daldry, 2002, The Hours è stato uno fra i migliori film drammatici ad aver commosso gli spettatori di tutto il mondo, capace di coinvolgere perfino la sfera personale di alcuni di noi; non a caso ha meritato il Golden Globe per il miglior film drammatico, il Premio GLAAD Media Awards, il Premio Amanda, nel 2003, e vari altri. Daldry ha concentrato tutto il suo talento in quest’opera dalla profonda sensibilità, ispirato dall’omonimo romanzo di Michael Cunningham, Le Ore, pubblicato nel 1998. Anch’esso portatore di successo e popolarità, ha garantito il premio Pulitzer all’autore.

The Hours è la storia di tre donne vissute in epoche e luoghi diversi le cui vicende sono state abilmente intrecciate e ruotano attorno alla Mrs Dalloway woolfiana, personaggio che ha rivoluzionato la vita di due delle tre protagoniste. Proprio come quella del libro, anche la loro vicenda si svolge nell’arco di una sola giornata.

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Intenta a scrivere una delle lettere più commoventi della storia letteraria, la prima ad accoglierci è Virginia Woolf, interpretata da Nicole Kidman, la quale, essendo mancina, ha dovuto imparare a scrivere con la destra per interpretare l’autrice inglese. Siamo nella fine degli anni venti, in Inghilterra, quando la donna è ormai incapace di sopportare e controllare il suo malessere: soffre della lontananza dalla capitale impostale dai dottori e continua a sentire le voci, nonostante i vari periodi di cura. A dispetto delle sue pene e della sua immensa sfortuna, però, ha fortunatamente trovato un uomo paziente e generoso per marito, abile nel farle tornare la calma in alcuni momenti grigi, anche se comunque impotente dinanzi alla follia della moglie. È proprio durante quest’ultimo duro periodo che la Woolf produce Mrs Dalloway, alternando momenti di crisi ed insoddisfazione a sprazzi di genio.

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La seconda protagonista, Laura Brown (Julianne Moore), è una casalinga insoddisfatta e tormentata dal senso d’angoscia che la aggredisce al pensiero di un marito convenzionale e semplice, tornato da poco dalla guerra (siamo nel 1949). Riversa il proprio dolore sul romanzo Mrs Dalloway: la vita della protagonista le sembra simile alla sua, entrambe le donne sentono di non essere padrone della propria individualità. Sono proprio questi sentimenti che la porteranno ad odiare la sua famiglia e a provare rancore per la sua stessa vita, al punto che si sentirà costretta a compiere un gesto che scalfirà la vita del piccolo Richard, suo figlio.

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Infine, Clarissa Vaughan (Meryl Streep), rappresenta la stessa protagonista del libro (non a caso hanno lo stesso nome ed entrambe si occupano più degli altri che di se stesse) oppure potrebbe fare le veci proprio di Virginia Woolf: in fondo, ogni scrittore mette un po’ di sé nei suoi personaggi.

Non possiamo che riconoscere l’invidiabile maestria del regista nel creare una storia tanto complessa quanto travolgente: le scene cambiano e lo spettatore si trova disorientato, ribaltato in un’epoca differente, in un’atmosfera velata dalla stessa pesantezza che, anche oggi, ognuno di noi deve sostenere all’idea di una libertà (d’espressione, di pensiero, di costume) che non ci verrà mai del tutto concessa, non dalle convenzioni sociali, non dalla famiglia né da coloro che consideriamo solo degli sconosciuti. Ci rendiamo conto di essere in trappola, osservati, manipolati e l’unica via d’uscita, a volte, sembra essere proprio la follia, fedele compagna di scrittura, di lettura e di vita.

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Studentessa, amo fare tante cose che a volte odio nella stessa misura: faccio delle arti la fuga da tristezza e noia, ma non posso scappare dall’incertezza e dall’insoddisfazione. Preferisco non espormi, dal momento che, in qualsiasi modo qualcosa si dica o si faccia, verrà recepita in maniera differente ed in base alla visione del tutto che l’esterno vuole avere. In questo blog mi esporrò, almeno in parte, per la prima volta.
Proviamoci.

Prediligo la filosofia secondo cui più conosci te stesso, più conosci il resto e viceversa. La natura umana, in fondo, può essere un libro aperto. Eppure, tutto ruota intorno all'illusione.

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