ESPERIMENTI LETTERARI Il Trono di Ruspe

Il Trono di Ruspe – Capitolo 7: L’arrivo di Amjad

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Rorschach
Scritto da Rorschach

Quella che state per leggere è una storia di pura fantasia. Ogni personaggio, nome citato, luogo e situazione non sono riferiti ad un contesto reale, ma sono da attribuirsi ad un mondo puramente immaginario. Ogni riferimento a fatti, luoghi, storie, situazioni e personaggi realmente esistenti è puramente casuale.

IL TRONO DI RUSPE

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Capitolo 7: L’arrivo di Amjad

———Dove eravamo rimasti? ———

Il capitano Ford si aggiusta gli occhiali sul naso, le lenti a specchio ruotano sui nove uomini in piedi a qualche metro da lui.

Signori, sarò diretto, non c’è modo di far finire tutto in fretta. Niente dominazione rapida, davanti a noi solo dune e distese di sabbia pianeggianti, d’altra parte siamo solo in dieci quindi…” I ragazzi davanti a lui scuotono la testa “…vuol continuare lei, Fisher?
Il ragazzo fa un passo in avanti sollevando la fronte: “Quindi niente SAA, DA e DBM.
Esattamente. Dovremo tentare un approccio diretto. La buona vecchia flanking. Butler, spingiti con la jeep oltre le dune a ore 4 rispetto il bersaglio, porta con te Perry, Ward, Foster e McGarrity. Noi altri ci muoveremo da ore dieci. Accerchieremo il bersaglio e lo costringeremo alla resa. Non sparate, se vi sentite minacciati lasciate fare a Hall.
Il tiratore mastica il filtro di una sigaretta spenta inclinando la testa sul collo, il capitano si volta a guardarlo: “Sottotenente, nel caso in cui il bersaglio non collabori lo disarmi. Spalle fuori uso, nessun colpo al petto o addome, potrebbe portare dell’esplosivo. La voglio sul tetto della jeep non appena saremo a 100 metri dall’obbiettivo.

I ragazzi si guardano indecisi.

Forza signorine, si va in scena.

Le due jeep si spostano lentamente oltre le dune, dopo dieci minuti arriva l’okay da Butler e l’ordine del capitano.

Le macchine partono velocemente avvicinandosi alla casa diroccata, le donne in lontananza si agitano sotto i veli provando a colpire disperate all’uomo con il fucile. Le ruote rombano sulla sabbia, sollevando nuvole di polvere che convergono da nord-est e sud-ovest.

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Nel piazzale i soldati si agitano sotto il burqa, hanno visto le jeep partire e cominciano a disperdersi allargandosi. Nicola si aggiusta la kefiah sul volto guardandosi intorno terrorizzato, sotto i leggeri vestiti in lana nera non ha neanche un giubbotto antiproiettile. Le nuvole di sabbia si avvicinano pericolosamente.

Arrivano!
State pronti, per la gloria di Allah!
Hanno abboccato!
“Mannagghj all murt, mannagghj all murt, mannagghj all murt, mannagghj all murt, mannag-”
Stai calmo si stanno avvicinando.
“U pccion d mamt.”
Moncliff è grande!
Allah è con noi. Vedrai.
“Chedd sfogaciòl mangia brioche.”
Anche io sono felice, fratello!
Il profeta aveva ragione!

Le jeep sono a meno di cento metri, i guerriglieri si allargano, altri restano accanto a Nicola fingendo di volerlo portar via da uno di loro.

Moncliff parla con Dio!
Eccoli!

Dopo qualche secondo gli americani sono su di loro, le macchine rombano sulla sabbia e nove soldati si avvicinano creando un cerchio sempre più stretto attorno il militare italiano. Dieci guerriglieri si allontanano e, facendo finta di scappare, si dirigono verso le jeep, gli altri si spostano dalla linea di fuoco, correndo dietro gli americani.

Il capitano inizia a gridare in arabo puntando il fucile su Nicola: “MANI IN ALTO. ARRENDITI, SEI CIRCONDATO!
“MA CECCAZZ STET A DISC TUTT QUAND?”
MANI IN ALTO! GETTA L’ARMA A TERRA!
“NON M S’AMMAZZAAANN! NON M’ACCDIIIIT!”
Fisher si rivolge a Ford senza staccare il mirino dal viso: “Capitano, che sta succedendo?
Sembra un dialetto locale, non riesco a capire.
Merda.

Nicola poggia tremando il fucile a terra e alza le mani al cielo con i palmi ben in vista. Nel giro di qualche secondo nove militari sono su di lui gridando, gli ammanettano caviglie e polsi tastandogli il corpo e controllando che sotto il vestito non abbia nulla. La soddisfazione appare sul volto degli americani, la tensione scende per un attimo, abbassano gli M4 inserendo la sicura e ridacchiando.
Il capitano Ford guarda i suoi ragazzi finire di catturare il prigioniero, lo bendano e lo imbavagliano con fermezza. Tutto è andato per il meglio, si volta verso Hall: il tiratore scelto solleva un pollice verso di lui senza staccare il volto dal mirino.
Si guarda intorno, le donne hanno smesso di agitarsi, annuiscono fra loro senza far rumore, dentro di lui qualcosa lo scuote. Si volta verso i suoi soldati, li vede sorridere, il bersaglio è stato catturato, la missione compiuta, ma il silenzio intorno a lui gli sussurra qualcosa, il vento si placa per un attimo e non può far a meno di sentire qualcosa formicolargli sulle dita dei piedi.

Non paura, ma irrequietezza, una più accurata percezione delle cose.

Un riflesso metallico compare sotto un velo nero. Il capitano se ne accorge appena, l’ha capito troppo tardi. Chiude gli occhi maledicendosi.

Accade.

Venti AK47 vengono puntati alle loro teste da altrettanti guerriglieri furiosi. I veli dei burqa vengono trascinati via dal vento sulla sabbia alle loro spalle rivelando il loro reale contenuto: braccia muscolose e volti incappucciati da veli scuri.

Porca puttana.

A TERRA!
ABBASSATE LE ARMI!
PER ALLAH!

I soldati non hanno il tempo di reagire:
Capitano… che facc-
Abbassate le armi. Adesso. Sono in troppi.

Uno dopo l’altro gli americani iniziano a poggiare i fucili sulla sabbia, vengono fatti inginocchiare e dopo qualche secondo mani invisibili gli sottraggono pistole, bombe a mano, binocoli, radio e caricatori. I fedeli di Maometto iniziano a legare loro i polsi e le gambe. Cominciano dal Capitano, per poi passare ad altri tre soldati.

Al diavolo.

Ward è il primo a reagire ed è l’ultimo del gruppo, ha ancora la pistola. Scatta in avanti per poi saltare di lato, si gira in volo estraendo l’M9 dal fianco. Il tempo intorno a lui si ferma. Abbassa la sicura e la canna si allinea velocemente con un movimento fluido portandosi in linea con l’occhio destro, le braccia distese in avanti. Prende la mira. Venti teste incappucciate si voltano al rallentatore verso di lui.
È troppo tardi.
Il dito sul grilletto scatta rapido e i bersagli sono vicini, è impossibile sbagliare. Tre cappucci neri esplodono insieme a pezzi di cranio, denti, schizzi di sangue e cervello. L’impatto al suolo gli fa oscillare l’arma, il quarto guerrigliero perde metà mento e la mandibola inizia a staccarsi dal viso verso il basso in un fiume di sangue e grida di dolore.

La gioia dei guerriglieri viene immediatamente interrotta. Lo shock gli spiazza.
Altri quattro militari non ancora legati ne approfittano, afferrano i fucili poco distanti dai loro piedi e si inginocchiano al centro del gruppo mettendosi di spalle l’uno contro l’altro trivellando di colpi i ribelli più vicini.

S-s-stupidi idioti.” Il capitano si guarda intorno, è steso a terra e ha troppa esperienza per non capire quale sarà il risultato dello scontro. Quattro semiautomatiche contro venti kalashnikov? Andiamo.

Dopo cinque secondi è tutto finito. Ward è crivellato di colpi, singhiozza spruzzando sangue da uno squarcio nel collo. Gli altri quattro soldati hanno il volto ridotto ad una poltiglia scarlatta sulla ghiaia.

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Il silenzio scende su di loro, per poi venir nuovamente interrotto dalle grida vittoriose dei guerriglieri, ancora più acute e rabbiose.

Il capitano prova a rotolare disperato guardandosi intorno. L’ultima cosa che vede sono tre uomini incappucciati in nero che bloccano Hall sul tettuccio della jeep. Un quarto è seduto sulla sua schiena e gli solleva la testa afferrandogli i capelli, con l’altra mano gli apre la gola con un coltello. Il tiratore scelto ha il viso deformato in un grido disperato, la lama affonda nella carne e seghetta da destra a sinistra più volte con forza andando a tempo con i grugniti rabbiosi del guerrigliero. Presto l’urlo del soldato si spegne gorgogliando nel sangue, la lama ha ormai raggiunto l’osso. Un cilindro rosso si apre schizzando davanti agli occhi del capitano.

HAAAAAALL!!

Il calcio di un fucile alla tempia lo fa svenire.

———Due giorni dopo———

L’esercito di guerriglieri viaggia ormai da giorni, camion e jeep sono pressoché a secco e gli umori sono neri come le divise che indossano.

Un ragazzo scende da una jeep e aspetta il passaggio delle truppe sulla strada battuta. Non appena vede il furgone che gli interessa gli si para davanti costringendolo a fermarsi. Dà un colpo sul cofano con il palmo della mano e sale, facendosi spazio fra barili di acqua e cibo. Si rivolge all’uomo seduto in fondo mentre le ruote del furgone si rimettono in moto.

Mio signore, ci stiamo avvicinando. Manca poco ormai.

L’arabo resta in silenzio, lo sguardo basso sui suoi coltelli stesi davanti a sé.

Il guerrigliero incalza: “M-mio Amjad, mi spiace interromperla… ma siamo appena riusciti a metterci in contatto con Makeen, ha detto che hanno una sor-
MAKEEN? MAKEEN?!? Figlio di cagna! Quel maledetto bastardo…

Si alza in piedi stringendo un coltello militare, la lama puntata verso il soldato.

Hai idea di quanto abbiamo combattuto insieme? Hai idea di cosa sia lui per me? E mi tradisce così?!? Con dei cani occidentali?!?

Il guerrigliero si getta a terra in ginocchio: “Mio signore, lo so. Lo capisco… ma ha detto che ha notizie impor-
Notizie importanti?” gli afferra il bavero della tunica mettendolo in piedi e puntandogli il coltello sulla gola. “L’unica notizia importante è il mio dolore nell’essere costretto a doverlo uccidere. Ecco cosa.

Il soldato trema: “S-s-s-signore hanno catturato degli americani…

Amjad libera l’uomo allargando gli occhi in uno sguardo stupito: “Come?

Sì, mio signore. Hanno teso un’imboscata secondo le parole e gli ordini di questo certo Moncliff e sono riusciti a mettere in trappola dieci militari americani.
DIECI? Siamo riusciti a malapena a catturare qualche giornalista e loro… dieci militari americ-
B-beh, mio signore… non è finita.
Cioè?
Li avevano messi in trappola è vero… ma qualcosa è andato storto. Cinque soldati sono riusciti a reagire e a far fuori dodici dei nostri…

Amjad stringe la mascella e solleva gli occhi al cielo facendo tremare la testa: “Quel Moncliff… Devo ancora decidere come ucciderlo… Come diavolo hanno fatto a farsi ammazzare dopo averli catturati?
Beh, un americano aveva ancora una pistola ed è riuscito a prendere tempo, altri cinque poi hanno fatto resistenza e… Siamo riusciti a prenderne vivi solo quattro. Alla fine loro sono comunque soldati addestrati, la maggior parte di noi invece son contadini, pastori e fanatici raccattati per caso. Cioè, voglio dire, ci scopiamo le capre.

L’arabo avvicina di nuovo la lama alla giugulare del ragazzo in un movimento repentino: “Siamo riusciti a prenderne quattro? Siamo? Stai forse con loro, Khalid?
M-m-mio signore. Sono e sarò sempre con lei… Ma è anche vero che hanno catturato dei soldati americani e che il piano era validissimo. Hanno anche usato un loro uomo durante l’operazione.

Amjad lascia scivolare leggermente il filo della lama lungo la pelle del guerrigliero passandosi la lingua sulle labbra in un movimento liscio.

Va bene… Potrebbe essere così, magari sono effettivamente fedeli ad Allah… o magari no.”

Una goccia di sangue inizia a staccarsi sulla linea tracciata dal coltello, scivolando in obliquo verso il basso. Gli occhi di Amjad si irrorano di porpora estasiati: “Staremo a vedere.

Gli volge le spalle tornando a sedersi: “Lasciami pensare adesso.

———

Il capitano Ford ha le spalle contro le sbarre, con lui Fisher, Guyen e Butler. “Non potete farci questo!
Zitto, cane americano. Le domande le facciamo noi.

Un calcio al mento del capitano conclude la frase.

Quanti siete all’accampamento?
Non è un accampamento. È un avamposto della NATO.
Quanti siete?
L’americano stringe i denti: “Và. A. Farti. Fottere.

L’uomo incappucciato sorride: “Te lo ripeterò per un’ultima volta, e vedi di darmi la risposta che vo-
Butler si risolleva con la schiena interrompendo la frase con uno sputo sul volto dell’uomo: “Capitano Ford, lo mandi a fanculo fa parte mia.

Il guerrigliero lo guarda dall’alto: “Bene. Makeen ci ha chiesto di farvi parlare.” Fa un cenno ad un uomo incappucciato dietro di lui, ha in mano una batteria per auto e nell’altra due pinze. “E noi lo faremo.
Quattro mani afferrano Butler da sotto le spalle e lo stendono al suolo bloccandogli mani e piedi. Il ragazzo prova a divincolarsi, ma è debole e disidratato: è stato sotto il sole tutto il giorno. Un terzo uomo si avvicina a lui e un quarto controlla la situazione stringendo il kalashnikov. I pantaloni del soldato vengono abbassati e le pinze collegate allo scroto. Butler inizia ad urlare di paura e dolore, gli occhi nocciola si aprono terrorizzati.

Aaaahhnn!! Aaaaaaahh!! Aaaaahhh!!! Oh my… oh my…

I guerriglieri si guardano ridendo: “Sta’ calmo, idiota. Dobbiamo ancora cominciare.
Un volto dalla barba ispida e rancida di sudore si avvicina a quello dell’americano. Lo sguardo tetro e ironico: “Vedi, americano, dicono che la gente si spaventa soprattutto per colpa dell’immaginazione…
Lo sguardo si fa sottile e gli zigomi si sollevano mostrando due file di denti marci: “Perciò non immaginare, è molto meglio.
L’alito lo soffoca: “Sarai più coraggioso di una tigre.

Ad uno schiocco di dita la manopola della batteria viene alzata e la corrente comincia a scorrere.

———

“AAHAAAHAAHAAHEEEEHHHH!”

Urla atroci rimbombano rauche e dolorose per tutta la valle. Una luna a falce si erge bassa nel cielo, quasi schifata di ciò che sta succedendo sotto di lei. L’accampamento è immerso nel buio tranne che per una sua parte: al centro un recinto di legno è illuminato da cinque grandi fari posti lungo il perimetro.

Centinaia di soldati si sono arrampicati sulle alture poco distanti per poter osservare meglio la scena, altri di loro sono sui tetti delle jeep, dei camioncini e su impalcature costruite appositamente. Tutt’intorno al recinto regna un religioso e contemplativo silenzio, al suo interno, no.

Il ragazzo si aggrappa al pelo della capra con entrambe le mani spingendo vigorosamente con il bacino. La bestia piega le gambe posteriori per il dolore belando incontrollatamente, le sue grida le tendono il collo in un groviglio di tendini mentre prova a sfuggire da quella tortura, gli occhi spalancati in una disperata richiesta d’aiuto.

“Nnggh! Nngghh! Nnggh! Nngghh! Nnggh! Nngghh!”
“AAHAAAHAAAHAAHEEEHHHH! AAAHAAAHAAHAAHEEEEHHHH!”

I colpi del ragazzo sono sempre più decisi, il fisico magro, pallido e asciutto si tende in un unico fascio di muscoli per lo sforzo fisico. La pelle sudata risplende sotto le luci dei riflettori.

Dopo qualche secondo la schiena si incurva all’indietro e un gemito di doloroso piacere si solleva in alto.

“AAAAAAANNNGGGHHHHH!!!!”

La capra strilla più forte ruotando gli occhi verso l’alto in uno spasmo di sofferenza: “AAAAAAAEEEEHHHH!”
Dopo qualche secondo si accascia sulle gambe anteriori, il retrotreno ancora bloccato in alto dalle mani del ragazzo, sembra esser morta.

Migliaia di urla si sollevano all’unisono in un boato estasiato impossibile da controllare, con loro spari di fucile e ringraziamenti verso il cielo.

Le dita finalmente si schiudono permettendo all’animale di accasciarsi al suolo, dal retto inizia a colare una crema color fango e succo di pesca che scivola vellutata sulle cosce e la sabbia. Due uomini incappucciati entrano nel recinto afferrando la capra e portandola in un angolo, insieme a decine di altre. Il cumulo è così alto da superare la staccionata, così esteso da ricoprire più di metà dello spazio disponibile.

Il ragazzo recupera il fiato appoggiandosi sulle ginocchia per qualche minuto, la gioia esplode intorno a lui, poi risolleva la schiena indicando un uomo alle sue spalle: “Anhora!”

È l’apoteosi. Migliaia di guerriglieri stanno assistendo a quello spettacolo da più di tre ore, oltre cinquanta capre sono state prese e sodomizzate davanti ai loro occhi.

È FANTASTICO!
È davvero il figlio del profeta!
Niente a lui è impossibile!
È il migliore di tutti noi!
Sono così felice che potrei sgozzare il mio unico figlio per nessunissimo motivo!
L’hai già fatto, Isaam.

La settimana scorsa. Dopo aver scoperto che quella bambina non aveva l’AIDS.
Ah già!! Gran bel giorno!
Allah è grande!

Il piccolo palco sopraelevato si erge a qualche metro dal recinto, una ventina di uomini sono seduti su cuscini di stoffa e pelli di mucca.

Matt dà un colpetto a Mary alla sua sinistra.
“Ahem, allora, sommo Amjad? Ha ancora dei dubbi sulla nostra vicinanza ai vostri precetti?”
La ragazza traduce fluentemente.

L’arabo non dice una parola, il suo sguardo è orrendamente spalancato su quella scena. Le labbra leggermente aperte in un gesto di stupore, la barba lunga e grigia si scosta leggermente ad ogni sbuffo di vento. La mano destra si solleva tremando puntando il ragazzo all’interno del recinto: “N-n-non è possibile… N-n-non è umano…

Makeen lo abbraccia: “Lo so, fratello mio, lo so. Ma niente è impossibile per un figlio di Allah. È stato illuminato direttamente dalla sua coscienza divina, non puoi negarlo.
Matt si intromette: “Quindi, per riprendere la discussione di prima, dovremo seguire le indicazioni di mio figlio riguardo la nostra crociata.”
Amjad si scuote: “Non è possibile, non andremo così lontano ad est. È escluso.
“Ma il profeta dice così. La vera salvezza è in India.”
Basta con queste stronzate!” Volge lo sguardo verso Makeen: “Fratello, trovaci un posto più tranquillo, qua non si può parlare.

I tre uomini e Mary si sollevano in piedi. Matt fa un cenno a Nunzio, i cinque soldati italiani iniziano a seguirli da poco lontano.

Dopo qualche minuto un altro grido estasiato si solleva dall’arena ovina, nello stesso momento Matt e i due arabi entrano in una tenda seguiti dai soldati italiani e da tre guerriglieri, la scorta personale di Amjad.

Fratello, cosa non ti convince del piano del profeta?
COSA NON MI CONVINCE? TUTTO! Makeen, mi rendo conto che il ragazzo ha qualche dono divino, ti ho perdonato proprio per questo, ma non possiamo seguire le indicazioni di questo pazzo.
Matt fa un passo in avanti allargando le braccia: “Il vero nemico si trova ad Est, secondo le parole di mio figlio dobbiamo andare lì.”
Le parole di una persona che capisci solo tu?” Alza la voce alterandosi sempre di più: “No! Il nostro nemico è ad ovest ed è sempre stato lì! Dobbiamo far fuori tutti gli sciiti, poi tutti gli ebrei, riprenderci Gerusalemme e impalare tutti voi cristiani.
Scuote la testa infastidito: “Non posso credere di star parlando con te! Sei TU il mio nemico!

La situazione precipita velocemente, con uno scatto Amjad si porta la mano alla cintura estraendo una Glock e iniziando a tendere il braccio in avanti. Un fruscio si muove rapidissimo dalle spalle di Matt. Prima ancora che il dito dell’arabo si possa posare sul grilletto Nunzio è su di lui. Le mani attorno al suo polso, lo guarda dall’alto con l’occhio sinistro scuotendo la testa.

“Così non ci siamo, no, no.”
Mary rimane pietrificata e viene interrotta da una mano di Matt: “Non tradurre, non ancora.”

I tre guerriglieri gridano puntando il fucile contro Nunzio avvicinandosi a lui.

LASCIA STARE AMJAD!”
ORA!
GIÙ LE MANI, SPORCO INF-

Le grida vengono bloccate immediatamente: Ciro, Nicola e Ignazio sono alle loro spalle. Gli afferrano la mandibola con una mano sollevandola verso l’alto, un coltello si poggia nello stesso istante sotto la barba dei tre uomini.

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Ignazio: “Guarda un po’ ragazzi’, te devi lavà dietro le orecchie. Non te l’ha detto la mamma?”

Makeen spalanca gli occhi e sta per mettersi a gridare, ma Matt lo interrompe con un gesto. Si mette fra i soldati: “ABBASSATE I COLTELLI. La situazione non deve degenerare, lì fuori ci sono migliaia di soldati, se sentono anche un solo sparo è la fine, siamo ad un passo da disastro.”

Lo stallo procede. Nunzio immobilizza Amjad stringendogli i polsi, l’arabo prova a divincolarsi dalle robuste mani dell’uomo, ma è tutto inutile.

“RAGAZZI, È UN ORDINE. ABBASSATE. I. COLTELLI.”

Dopo qualche istante la mano del caporale si apre e la situazione inizia a sciogliersi: Ciro, Ignazio e Nicola abbassano le lame rimanendo all’erta, i guerriglieri fanno per alzare i fucili contro di loro, ma vengono interrotti da un gesto di Makeen.

Nunzio continua a fissare l’arabo con sguardo di ghiaccio, gli afferra la pistola e la sfila velocemente dalla presa dell’uomo ruotandogli il polso verso l’esterno. Senza distogliere gli occhi da lui comincia a smontare l’arma con disinvoltura gettandola pezzo dopo pezzo ai suoi piedi.

Dopo qualche secondo anche carcassa e culatta sono a terra. Nelle mani del caporale solo la canna nera, la stringe con dita spesse e comincia a piegarla con entrambe le mani digrignando i denti. Lo sforzo gli fa sussultare le enormi braccia muscolose, ma il suo occhio rimane lì, fisso in uno spazio indistinto fra quelli scuri dell’arabo.

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Dieci secondi dopo solleva la mano portando il pezzo di ferro piegato a forma di gamma davanti al volto di Amjad tenendolo fra due dita. Lo lascia cadere contraendo la mascella: “Le Glock sono pistole da fighette.”

Si gira e ritorna al fianco di Matt.

Amjad si rivolge verso Makeen balbettando: “M-m-mi hanno minacciato! Gli inf-f-f-fedeli! E t-t-tu non hai fatto n-n-niente!!
Makeen guarda Amjad, poi Matt, poi di nuovo Amjad: “M-m-mio signore, è il profeta! E poi è stato prima lei a minacciarlo!
T-t-tutto questo è inaud-

Matt lo interrompe facendo un cenno a Mary, che riprende a tradurre: “Mio signore, non è successo niente di irreparabile. Abbiamo avuto un piccolo diverbio, ma ciò non mi spinge a schierarmi contro di te. Entrambi serviamo Allah, l’unico Dio. Non lasciamo che tutto questo rovini i suoi piani.” Cammina sollevando le spalle: “Hai provato ad uccidermi, ma non porto rancore. Gli animi sono tesi e il tuo viaggio è stato lungo. Vogliamo entrambi portare la voce di Allah in tutto il medio oriente, no?”

Amjad acconsente con la testa.

“Bene. Allora adesso ci riposeremo. Andremo a dormire e domattina sceglieremo la migliore strategia per poter portare in alto la gloria di Allah.”

L’arabo si accarezza la barba grigia, le sopracciglia folte sormontano due occhi scuri e calcolatori: “Va bene, straniero. Ma non sei il mio Moncliff. Né mai lo sarai. Questa è solo una tregua.

Makeen tira un sospiro di sollievo.

“Sei un uomo duro, Amjad. E ogni uomo onorevole deve essere un uomo duro. Non mi aspetto di piacerti, mi aspetto solo di poter portare in alto con te la bandiere dell’ISIS. ”
Termina la frase tendendo la mano verso di lui. “Per Allah e la sua gloria.”

Amjad guarda scettico la mano tesa davanti a lui. “Un uomo occidentale che per parlare la lingua del profeta ha bisogno dell’aiuto di una donna è un uomo che non conosce il volere di Allah.

Comincia a camminare superando Matt e la sua mano tesa. I tre uomini si mettono subito alle sue spalle.

Andrò a dormire adesso, a domattina.

Nella tenda restano solo Matt, i suoi soldati, Mary e Makeen.

S-s-sono d-d-desolato mio Moncliff… Amjad è un uomo molto diffidente.

L’uomo si porta le braccia dietro la schiena e allarga le spalle sconsolato: “Credevo che dopo stanotte si sarebbe fidato di me. Dovrò chiedere ad Allah un altro segno.”
S-s-sarebbe perfetto! Non dubiterà più!
“Adesso sono stanco, andrei a dormire anche io.”

Matt inizia ad incamminarsi sul tappeto dirigendosi verso l’uscita. Dà le spalle all’arabo mentre le mani scostano la tenda: “Ah, Makeen?”
…Sì?
“Dove dorme il sommo Amjad?”
Poco fuori di qua, ha fatto montare una tenda oltre il cumulo di sassi ad ovest.
“Bene, grazie.”
S-s-se posso chiedere, mio Makeen, perché?
“Stanotte devo pregare Allah, voglio esser sicuro che la sua benedizione ricada effettivamente su tutti noi e quindi ho bisogno di definire un raggio d’azione ben preciso perché Dio è un tipo pignolo.”
Ah capisco, vero. Pensi che una volta avevo pregato di non venir colpito e il proiettile infatti prese mia madre! Se avessi specificato meglio forse adesso sareb-
“Buonanotte Makeen.”
Buonanotte Moncliff.

———

Nunzio: “Matt, cosa facciamo?”
Carmelo: “Non mi piace per niente.”
Nicola: “È vero, la situazione è più grave del previsto.”
Ignazio: “Se vuole lo faccio fuori.”

La tensione e la preoccupazione è così alta che i militari parlano italiano. Il gruppo continua a camminare dirigendosi verso la tenda di Matt.

Matt: “Ragazzi, lo so bene. Dobbiamo intervenire il prima possibile.”
Nunzio: “Il prima possibile potrebbe non essere sufficiente. Potremmo ritrovarci morti nel giro di qualche giorno.”
Matt: “Lo so bene, ecco perché ho già pensato a qualcosa.”
Ignazio: “Eddaje, lo sapevo che era venuto il mio momento! Generà, mi dia un fucile di precisione qualunque e la testa di Abu Dhabi sarà un ric-”
Matt: “No. Ci ritroveremmo addosso tutto l’esercito che si è portato. Nessuno di loro si fida davvero di noi, al massimo credono al ragazzo.”
Nunzio: “Quindi? Che cosa volevi fare?”

Entrano nella tenda, Luisa dorme su cuscini di seta, le coperte di lino ne disegnano il profilo sinuoso.

“Voi per adesso resterete con me, devo pensare alla fine del mio piano.”
Si rivolge verso Mary: “Devo parlarti, ho bisogno della tua opinione.”

I due si appartano dietro una tenda, Matt parla alla giornalista sottovoce.

I militari italiani imbracciano i fucili e decidono i turni di guardia, di tanto in tanto si voltano guardando verso le due sagome provando a capire qualche dettaglio della conversazione.

Dopo qualche minuto la ragazza esclama e si porta le mani sulla bocca: “No, Matt… No… T-t-ti prego…”
“Lo so è rischioso…”
“È una follia!”
Un sospiro precede la risposta: “È l’unico modo… Lo sai.”

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Clicca qua per il prossimo capitolo: Tradimento

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Ogni disegno de Il Trono di Ruspe, dalle vignette nel testo alle copertine, è stato fatto dalla mano del bravissimo Zobly. Cliccate QUA per seguirlo sulla sua pagina FB, se lo merita.

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Rorschach

Rorschach

Studente di ingegneria, lettore di fumetti, bassista occasionale, amministratore e scrittore sconclusionato.
Non credo nelle descrizioni da blogger e quello che leggo su internet, non dovreste farlo neanche voi. Forse. Chissà. Meh. Fanculo.

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