Alfabeto ESPERIMENTI LETTERARI

Alfabeto – Parte II – H come Ho

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Noise
Scritto da Noise

Se quella che sta per cominciare fosse semplicemente una storia, sarebbe semplice spiegare di cosa si tratta. Ma questo è un viaggio da una costa all’altra attraverso le 21 lettere dell’alfabeto. Un viaggio diviso in tre parti, ogni parte “conta” sette lettere.

In fin dei conti è uno schema, un adattamento a uno stile di vita: la paura di non riuscire più a mettere un piede dopo l’altro.

Alfabeto

Parte II – Arrivo

H come Ho

Quando sentii bussare alla porta della casa sull’isola, sussultai. Era la prima visita che ricevevo da quando mi ero trasferito.

Aprii e mi ritrovai Massimo che si guardava attorno circospetto, una camicia con le maniche arrotolate e la sua auto sportiva parcheggiata sulla ghiaia.

Poteva sembrare un venditore porta a porta di aspirapolveri e l’avrei preferito, così avrei potuto tranquillamente ignorarlo e continuare a vivere nella mia pigrizia.

Non ricordavo nemmeno che ti avessi dato il mio indirizzi qui su.”

Infatti, è stato tuo fratello a darmelo.”

Rimanemmo entrambi sull’uscio della porta.

Si sente la tua mancanza, molti stagisti mi chiedono di te, altri siamo costretti a mandarli via. C’è crisi nelle vendite e sai, dobbiamo cambiare target.” Massimo provò a rompere il ghiaccio.

Certo, licenziare i giovani è sempre la strada migliore per cambiare target.” Massimo mi fissò stranito, forse non si aspettava tanta freddezza nei suoi confronti, lo ignorai e rincarai la dose. “Sei venuto fin quassù solo per dirmi questo?”

No.”

Ti serve qualcosa da me?” Sperava che mi perdessi in convenevoli così come stava facendo lui.

Sì.”

Lo feci entrare, io lo seguii e chiusi la porta. Ci sedemmo uno di fronte all’altro, Massimo si guardò attorno e si soffermò sulla macchina da scrivere al centro del tavolo della cucina.

Quindi continui a scrivere?”

Più che altro la lista della spesa.”

E la batti a macchina?”

Diciamo che è deformazione professionale.”

Bruto, ho bisogno di qualcuno che curi la nuova rubrica.”

Volete far fare a un vecchio un lavoro per prendere giovani?”

Non abbiamo alternative, so come scrivi e so che possiamo investire su di te.”

Di che si tratta?”

Un recensione ogni quindici giorni di romanzi di scrittori emergenti.”

Non riuscii a evitare di alzare gli occhi al cielo, Massimo lo notò e vidi la delusione nei suoi.

Immaginavo che avresti rifiutato.”

Aspetta.” Mi alzai, gli diedi le spalle e mi affacciai alla finestra che dava sul mare.

Se mi guardo alle spalle mi rivedo perduto, diverso. So per certo che è tutta colpa mia, ma non posso evitare di pensarlo, anche solo per un secondo e poi pentirmi di averlo pensato il secondo successivo. Ho bisogno di testimoni che mi dicano che tutto quello che è ho fatto non è da buttare e per questo non posso essere egoista, non posso avere solo la mia vita a cui pensare.”

Massimo si accese una sigaretta e rimase ad ascoltarmi.

Quando però mi ritrovo a dividere la mia vita, i miei spazi, i miei tempi devo ricordami che il numero delle cose che sono disposto a sopportare deve essere sempre uguale al numero delle cose che sono disposto a concedere.”

E quindi non sopporti più nulla?”

No, la tua presenza qui vuol dire che non sbagliato tutto. Vuol dire che hai bisogno di me, così come tu, in passato, non sei stato un semplice testimone della mia vita.”

Accetti?”

Devo procurarmi io i titoli?”

No, questo è il primo.” Massimo prese un foglio dalla risma sul tavolo, ne strappò un pezzo, ci scrisse sopra il titolo e me lo passò.

Lo accompagnai verso la sua macchina.

Aspetto la tua recensione.” Mi disse porgendomi la mano.

L’avrai presto.” Risposi stringendogliela.

Mentre si allontanava suonò il clacson, io gli risposi agitando il braccio.

Mi avviai verso il centro dell’isola, dove c’era una libreria nella quale entrai per la prima volta. Mi accolse l’odore della carta accatastata e il sorriso radioso di una donna di mezza età. “Buongiorno.”

Avrei bisogno di un libro.”

Allora è nel posto giusto, che libro cerca?”

La neve rossa di Carlo Bandini.”

Controllo.” Restando in piedi, si avvicinò al computer, premette alcuni pulsanti sulla tastiera, il suo sguardo si fece attento sullo schermo.

Sì, c’è.”

Perfetto.”

Lei si addentrò all’interno della libreria, mi lasciò da solo davanti alla scrivania. Nell’attesa mi guardai attorno e notai attraverso la vetrina della libreria, un bambino seduto sulla fontana davanti alla quale prima ero passato senza notarlo.

Lui non mi vide, era impegnato a fare un disegno su un grande foglio sporco.

Indossava un pantalone logoro e una camicia macchiata. Il colore dei capelli era irriconoscibile.

Eccolo, perdoni l’attesa.”

Ero così perso nei miei pensieri che sobbalzai quando la donna mi rivolse la parola.

Quel ragazzino ogni tanto si siede lì e disegna fino a che si fa buio, porta sempre gli stessi vestiti e ogni giorno che passa, lo vedo sempre più magro. Ogni tanto gli porto i vestiti smessi dei miei figli e qualcosa da mangiare.”.

Come si chiama.”

Non lo so, questo è il suo libro.”

All’improvviso il sorriso che mi aveva caldamente accolto mi sembrò freddo e finto, in fretta pagai il libro, presi il resto, uscii dalla libreria e mi sedetti sul bordo della fontana, affianco a quel bambino e guardai il soggetto del suo disegno: era una barca rossa su un mare giallo e il sole blu.

I colori sono tutti mischiati.”

Lo so, ma io li vedo così.”

Come ti chiami?”

Perché me lo chiedi?”

Sono curioso.”

E io sono timido.”

Sorrisi e guardai il libro che avevo fra le mani, pensai che quel bambino volesse crescere lasciandosi scoprire a piccole dosi.

Tu sei il primo che si ferma a parlare con me.”

“Come ti chiami?”

Il bambino posò il foglio accanto a sé e con tutta la calma del mondo si girò verso di me e mi guardò negli occhi, ebbi un leggero brivido.

Il mio nome è Santiago. Mi hanno sempre dato pochi spazi, così sono cresciuto senza chiederne troppi. Tu sei il primo che mi chiede come mi chiamo.”

Forse perché sono solo curioso. Che ci fai qui?”

Disegno.”

Questo lo vedo, che ci fai qui sull’isola?”

Ci sono arrivato.”

Anch’io ci sono arrivato, però io non lo so di preciso perché.”

Io invece, sì.”

Ti va di dirmelo?”

Perché vuoi saperlo?”

Te l’ho detto sono curioso e poi mi fa sempre piacere conoscere un’altra storia.”

Hai un libro nuovo in mano, non ti basta?”

Però non lo so se la storia in questo libro mi basterà.”

A fare cosa?”

Non so, anche a passare del tempo.”

E credi che la mia storia sia più interessante o ti possa distrarre meglio di quella che hai appena comprato?”

Adesso non lo so, però fa decidere me se mi è servita più la tua storia o quella che è qui dentro.” Completai la frase, mettendo un indice sulla copertina rigida del libro di Bandini.

E come fai a decidere?”

Tu raccontami la tua storia, poi io leggerò questo libro e ti dirò quale delle due mi è servita di più.”

Santiago mi guardò con curiosità crescente, fece uno strano ghigno, si avvicinò a me ed io feci ancora più attento.

Io non so dove sono nato, ma so dove mi hanno trovato: in un convento di una piccola città sul continente. Mi hanno cresciuto delle suore, stavo bene lì, anche se a loro non piacevano molto i miei disegni, così come non piacciono a te, ci stavo bene lì. Solo quando venne un circo zingaro, mi accorsi che potevo stare meglio. Ero affascinato soprattutto dagli equilibristi, passavo le mie giornate lì con loro. Sai quando fai una cosa e ti chiedi come hai fatto a vivere finora senza farla, ecco così mi sentivo mentre aiutavo un clown a struccarsi, infatti, quando smontarono il tendone per andare in un’altra città andai con loro.

Però prima di andarmene andai al convento, presi le mie cose e feci un disegno bellissimo sulla porta della chiesa. Poi quando il circo arrivò sull’isola, gli chiesi di restare qui. Mi sembrò di esserci già stato, ero convinto di trovare i miei genitori qui, non so perché. I circensi accettarono a una sola condizione: che se quando ritorneranno sull’isola, non avrò trovato né mamma, né papà dovrò ripartire con loro. Adesso guardo gli altri vivere le loro vite, li ascolto e loro mi ignorano, mi considerano roba da poco, cosa da nulla. Qualche volta mi portano i loro vestiti smessi, qualche volta mi lanciano qualche moneta e mi accarezzano sulla testa. Non ho un posto preciso in cui andare a dormire, di solito giro per l’isola finché non sono troppo stanco per continuare e mi stendo. Anche tu cammini spesso da solo, ti guardi sempre attorno, ma non vedi mai niente, come se cercassi il tuo riflesso negli occhi degli altri, sei inciampato in me e ora ti parlo.”.

Forse non fa così male guardare i propri piedi mentre si cammina.” Replicai dopo il lungo silenzio in cui mi ero chiuso per ascoltarlo.

Quando io e Santiago arrivammo al castello Ginevra era in cortile a pulire e ci sorrise, poi appena notò che c’era un ospite con me una ruga di dubbio le imbruttì il viso.

Chi è questo ragazzino?”

Mi chiamo Santiago e non sono un ragazzino.” Rispose selvatico lui.

Benissimo, io mi chiamo Ginevra.” Disse lei togliendosi un guanto per stingere la mano a Santiago.

Una stretta forte e vigorosa.” M’informò Ginevra.

Santiago è forte e vigoroso.” Replicai verso di lui.

Santiago si girò verso di me col dubbio negli occhi, io gli feci un occhiolino e lui annuì, facendosi da parte.

Ginevra, Santiago vive da solo e ci chiedevamo se è possibile che lui resti con noi.”

Dove vive?”

Vivo in strada.” Rispose lui per me.

Sì, in fin dei conti dove si vive in due, si può anche vivere in tre. Poi il castello è grande e noi due. – Dicendo questo allungò la mano verso di me, io la presi e gliela strinsi forte. -ne occupiamo solo una piccola parte.”

Allora, tutte le mie cose sono in questo zaino, quindi se mi fai vedere la stanza dove dormirò, salgo a posarlo.” Disse risoluto Santiago.

Io e Ginevra ci guardammo negli occhi e scoppiammo a ridere. Santiago rimase a guardarci non sapendo che fare, Ginevra vedendo il dubbio nascere negli occhi del bambino ritornò seria.

Vieni con me, ti faccio vedere le stanze libere, così scegli quella che più ti piace.”

Detto ciò Ginevra si avviò dentro casa con Santiago al seguito, mentre stava per entrare lui, si girò verso di me chiedendomi con lo sguardo cosa dovesse fare, io gli risposi allo stesso modo che doveva seguirla.

Clicca qua per il prossimo capitolo: I come Indietro.

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L’immagine in copertina è un’opera di street art che si trova ad Alzaia Naviglio Grande (MI).

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Sono Noise, il rumore. Sono il battito del cuore e l'affanno del respiro. Sono il ticchettio che ti tiene sveglio la notte. Sono il ronzio che ti perseguita assieme all'afa estiva. Sono il disturbo di frequenza mentre cerchi la tua stazione radio preferita. Sono i tuoi passi che battono sull'asfalto quando vuoi stare da solo. Il rumore ha un colore e una voce, la mia.
Lasciatevi andare alla brezza del mare, perché il rumore delle onde è forte.
Ho una casa o meglio un club e puoi trovarmi là: noisclab@gmail.com

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