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Creepypasta: Il figlio dell’uomo, pt.2

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Il figlio dell’uomo, pt.2

Autore: KungFuTzo

Se non hai ancora letto la prima parte del racconto, la trovi QUA.

Me ne sto seduto sulle scale che portano al piano superiore dove ci sono le camere da letto, sono precisamente di fronte alla porta d’ingresso e appena si aprirà sarò pronto ad accogliere chiunque tenti di entrare, che sia mio padre o che sia un’altra di quelle cose.

L’ho chiamato al telefono dell’ufficio per farlo tornare prima dicendogli che è successo qualcosa alla mamma e lui mi ha detto di chiamare l’ambulanza e di rimanere a casa ad aspettarlo.

La voce era la sua.

La voce di mio padre.

Il problema è che quelle cose simulano la voce di chiunque alla perfezione, solo il volto rivela la loro natura.

 

Mi prude la testa sopra l’orecchio, esattamente dove ho sbattuto a scuola, del sangue coagulato mi attacca i capelli alla cute e con un gesto veloce lo sacco strappandomi via ciocche.

Il suono della pendola regna sovrano e scandisce lentamente i secondi che mi dividono dalla verità: mio padre sarà ancora mio padre o no?

Continuo a fissare la lama del coltello intrisa dello scuro sangue della cosa che aveva provato a sostituirsi a mia madre. Ormai il liquido è secco e ha smesso di colare sulla moquette: nell’attesa avevo iniziato a far cadere le gocce sui morbidi peli azzurri degli scalini guardando il colore cambiare gradualmente, ma ormai il sangue rimane solo una macchia indelebile.

 

Improvvisamente sento il rumore del motore dell’auto di mio padre; per arrivare all’ingresso passerà davanti alla finestra della cucina e potrebbe vedere il corpo di quella cosa. La sua reazione potrebbe dirmi la verità. Il motore si spegne e uno sportello si chiude. Lo sento correre.

Non vedrà il corpo. Penso stringendo l’impugnatura fino a farmi male.

Mio padre entra veloce chiamando il mio nome e appena mi vede sulle scale si muove nella mia direzione, si ferma quando vede il coltello.

«Hans, perché hai quel coltello? Dov’è tua madre? L’ambulanza l’ha portata via?»

Le lacrime mi riempiono gli occhi appena vedo il suo volto: non è mio padre, è un’altra di quelle immonde cose.

 

Mi alzo lentamente.

«Non l’ho mai chiamata.»

«Che cosa sta succedendo Hans?»

 

Mi lancio verso di lui gridando come un invasato, ma lui si sposta di lato in tempo per schivare la lama.

«Ma che ti prende?» mi urla.

Cerca di farmi calmare, ma sentire la voce di mio padre uscire da quell’obbrobrio mi fa infuriare e riprendo il mio attacco.

Stranamente sembra che non voglia colpirmi.

Meglio per me.

 

Con un veloce fendente riesco a ferirgli un avambraccio mentre tenta di afferrare il coltello. Il suo sangue cola sul pavimento e si porta il braccio al petto.

«Hans, mi hai ferito. Metti giù quel coltello.»

In tutta risposta grido e tento un affondo al ventre.

 

L’essere è molto veloce e riesce a spostarsi in tempo. Mi prende la mano con cui impugno la mia arma, mi tira a sé e mi blocca anche l’altra stringendomi in un abbraccio stretto in cui mi divincolo tentando di sfuggire.

Mordo, tiro calci e grido, ma ormai ho perso.

D’un tratto sento qualcosa di caldo colare dall’orecchio destro e la vista mi si annebbia, sento un sapore metallico in bocca e la nausea mi rende difficile anche stare in piedi normalmente, poi il mio mondo diventa buio.

 

Mi risveglio in una stanza completamente bianca che sembra una camera d’ospedale. Ho la mano destra ammanettata al letto e sento una fascia che mi circonda la testa.

È notte e posso vedere le sagome dietro la porta che si muovano alla luce del corridoio: due uomini stanno parlando, uno di loro ha la voce di mio padre, ma deve essere uno di quegli esseri ripugnanti.

Provo a liberarmi senza far troppo rumore, ma le manette sono troppo strette, allora mi metto ad origliare i loro discorsi.

«Mi dispiace, ma la prosopagnosia è un deficit percettivo del sistema nervoso centrale: impedisce ai soggetti che ne sono colpiti di riconoscere i volti delle persone, anche dei familiari stessi. Per questo ha aggredito lei e sua moglie; il colpo che ha ricevuto in palestra ha causato un trauma serio e la condizione di suo figlio è irreversibile.»

 

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Autore: KungFuTzo

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