Film RECENSIONI

Citizenfour: il caso Snowden e l’oltraggio alla democrazia

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OsservatoreInquieto

Citizenfour è un film del 2014 per la regia di Laura Poitras, che dedica il suo ultimo, e forse più importante, documentario alla vicenda di Edward Snowden, noto informatico in contatto con la National Security Agency che nel corso del 2013 rese pubblici i metodi di controllo delle informazioni virtuali di massa ad opera dei governi, in primis quelli statunitense e britannico.
Laura Poitras dirige dunque l’ultimo capitolo di un’ideale trilogia sull’America post-11/9 (i primi due erano My Country My Country, del 2006, e The Oath, del 2010), dopo essersi guadagnata presso i sistemi di sicurezza nazionali una fama tanto negativa da essere stata inserita in una lista segreta ed essere interrogata più volte dalla dogana americana. Alla luce di questi fatti la regista venne contattata dallo stesso Snowden come tramite tra le sue scoperte e la popolazione americana (e non solo), completamente all’oscuro di una enorme offesa ai sistemi della democrazia.

Citizenfour

Il nucleo del film è dunque costituito dal filmato del primo contatto con Snowden, ma la regista vi affianca saggiamente riprese di atti processuali, comizi e testimonianze, oltre a riportare le comunicazioni avvenute tra lei e l’ex collaboratore dell’NSA.
Quest’opera è chiaramente di una rilevanza estrema, anche solo per le circostanze in cui è nato e per le modalità in cui si svolge, in quanto rappresenta la profonda volontà di Snowden (quindi di un’entità di per sé esterna al film e/o al cinema) di ricollegare il singolo ad una modalità di governo ormai troppo lontana da sé per essere vista come una forma di sovranità, anche solo a livello di consapevolezza, ma la Poitras dirige il suo occhio in modo da generare un grande mosaico di riflessioni sull’essenza ultima della comunicazione nell’era contemporanea: la comunicazione infatti è al centro della vicenda sia nella forma dei media che divulgano le scoperte di Snowden (attuando ad un livello più immediato ciò di cui si parlava poco sopra), sia nella forma del rapporto creato dallo stesso con i suoi collaboratori, la Poitras per prima, sia perché, soprattutto, la comunicazione virtuale sta alla base di ciò che viene sacrificato in nome della “sicurezza” e forse è proprio da qui che è opportuno partire.

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Lo stesso Snowden descrivendo il motivo del suo approccio al mondo dell’informatica descrive internet come uno dei massimi traguardi dell’umanità, la creazione di un luogo di dibattito libero (una moderna agorà si potrebbe dire), e per questo pare chiaro evidenziare lo stretto contatto con la radice “politica” di ciò che tratta il film. Perché è a partire da una decisione a livello statale che si decide il rapporto con questo importantissimo mezzo, ed entrano inevitabilmente in gioco questioni come la privacy e la sicurezza, negli interessi sia del governo stesso che di ogni singolo cittadino, e comunque da sottoporre alla garanzia della trasparenza e del rispetto dei diritti umani.

Facciamo un passo in avanti, però: dal momento in cui diventa necessario ricorrere all’illegalità per dimostrare a sua volta l’illegalità dell’azione di un governo, il concetto di sicurezza viene a cadere e si dipinge inevitabilmente il quadro di una libertà continuamente oltraggiata, se non distrutta definitivamente, e se la rivendicazione dei diritti deve esulare essa stessa la legalità, è chiaro che debba cadere un certo tipo di coscienza nei cittadini, o per lo meno debba nascere una nuova consapevolezza, soprattutto quando si palesa una chiara limitazione di ogni tipo di rivendicazione, che sia o meno nei limiti dell’ordine costituzionale (abbastanza emblematico l’intervento nel film di un esponente del movimento Occupy).
Tutto ciò dimostra, e anche nel film viene affermato, che il discorso passa inevitabilmente dal piano giudiziario a quello politico, e questo deve farci pensare a quanto la consapevolezza di ognuno sia fondamentale nell’ottica di una democrazia chiaramente impossibile, ma forse il senso ultimo dell’opera di Snowden non sfocia in alcuna presa di posizione, se non quella di voler comunicare e spingere ognuno di noi a riflettere profondamente sul significato di una ormai perduta sovranità.

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Per concludere, dunque, Citizenfour rappresenta un singolare evento cinematografico che dimostra in un’istanza estrema le possibilità del cinema, un’arte capace sia di rivolgersi in modo unico ad un pubblico quanto mai eterogeneo, sia di riflettere sulla sua stessa essenza, e partire da questa per riflettere la nostra coscienza e renderci così un po’ più liberi, ma come dimostra questo stesso film forse possiamo solo farci forti della volontà di comprendere la nostra profonda schiavitù.

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OsservatoreInquieto

Sono nato abbastanza controvoglia in un epoca in cui era troppo tardi per avere poi qualcosa da rimpiangere e in cui era troppo presto per sprofondare bellamente nelle delizie della mediocrità, sono poi cresciuto attraversando fasi per cui mi hanno insegnato inutilmente che dovrei avere un qualche tipo di nostalgia, ma ora sono qui. Ora che probabilmente tutto e già stato detto e fatto, ora ho voglia di provare a mettermi in gioco. Sono essenzialmente cinico, incoerente e pusillanime fino alla nausea, ma sono convinto che la musica sia tutto, e che il cinema qualcosa di più, e se è qualcosa che si può spiegare vorrei provarci assieme a chi ha voglia di ascoltarmi... per il resto niente, il bello di internet è che sembri meno misero di come sei davvero.

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