Cronache di uno Studente Fuori Sede ESPERIMENTI LETTERARI

Cronache di uno Studente Fuori Sede. Capitolo 9: Santi e THC. Parte VI: Rottura

Rottura
Rorschach
Scritto da Rorschach

“Cronache di uno studente fuori sede” è, fra le altre cose, un esperimento narrativo. La scrittura non è lineare, le frasi sottolineate indicano i pensieri che mi son balenati in testa, quelle in grassetto sono relative alla mia parte razionale e quelle in corsivo alla mia parte emotiva. Il risultato potrebbe sembrare strano e un po’ schizofrenico. Beh, lo è.
Se non hai mai letto queste Cronache inizia qua, se invece ti sei perso la Saga di Daniela inizia da qua.

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Andrea è entrato nella mia vita e ho mostrato la parte peggiore di me troppo presto, dopo aver passato una nottata a dir poco “strana” e aver scatenato la sua metamorfosi abbiamo iniziato a convivere in modo pacifico e abbiamo iniziato a legare bene. Da qualche giorno si è aggiunto a noi un altro coinquilino e tutto sembra possa solo far peggiorare le cose. Nella scorsa puntata ho disperatamente provato a far trovare una ragazza ad Andrea, ovviamente senza successo. In compenso ho ottenuto una lite con lui che l’ha spinto a tornar a casa prima. Al mio rientro trovo una decina di ragazzi e la situazione si fa più calda del previsto con Julian che sembra abbia tutta l’intenzione di farmi passare una brutta serata.

 

Capitolo 9: Santi e THC

Parte VI: Rottura

 

Julian schiocca le dita della mano sinistra, poi della mano destra, il collo inclinato da un lato mentre i muscoli sulle braccia iniziano a tendersi.
La camera puzza di erba ed è invasa dal fumo denso, come se nebbia padovana impregnata di THC si fosse materializzata nella stanza.

room pot

Lukas continua a parlare con la ragazza seduta a fianco a lui sul divano, Andrea fa finta di ignorarmi, due ragazzi ridacchiano con una ragazza dai capelli neri facendo scivolare delle mani sulle sue cosce e gli altri presenti son stravaccati e ci guardano passandosi sigarettone farcite, pronti a godersi la scena.

Mi sbottono la zip della giacca in pelle e la poggio sulla sedia, Julian si avvicina un altro po’, ondeggia debolmente sulle gambe, riesce a malapena a star in piedi. Sul pavimento son sparse decine di lattine di birra.

Ma che diavolo è ‘sta situazione?
Penso sia abbastanza evidente: dei tossici fanno i tossici a casa nostra.

J: “Allora, non hai niente da dire a tua discolpa?”
Io: “Discolparmi di cosa?”
J: “E TE LO CHIEDI?? QUELLO CHE HAI FATTO PASSARE AD AN-”
Io: “Ma a te cosa diavolo te ne frega scusa? Da quando saresti diventato un paladino della giustizia?”
J: “Beh…”
Io: “Ecco, appunto. Ora, se non vi dispiace andrei a dormire… Qualche problema a proposito?”
J: “No. Ma noi restiamo qua.”
Io: “Non credo questo sia possibile.”
Julian si avvicina un altro po’ irrigidendo la schiena e provando a rendersi più minaccioso. Ahimè riesce a malapena ad afferrarsi la mano con l’altra, il labbro inferiore lascia pendere un po’ di bava e le palpebre sono socchiuse in modo asimmetrico.

J: “Altrimenti cosa mi fai?”
Io: “Julian, ti prego, non riesci neanche a star su in piedi. Vattene a casa, dai.”
J: “No. Io resto qua. Lukas ci ha invitato e questa è anche casa sua. Non è solo casa tua, possiamo restare.”
Io: “Ah, questa è casa di Lukas, giusto giusto… Ma è anche casa mia, no? E sai cosa…?”
Sostengo il suo sguardo provando a non far tremare le gambe, Julian è pur sempre troppo aggressivo per i miei gusti e mi fa paura. “Non sopporto chi fuma erba in casa mia.”
Julian gira la testa verso gli altri ragazzi cercando il loro sostegno: “Perché, che cosa avresti contro chi fuma erba?”
Io: “C’è che vi reputo degli imbecilli.”

Ma che cazzo ti salta in mente?!?
MAI DIRE LA VERITÀ!! MAI!!
Mi sono rotto le palle di dover ingoiare ogni volta ogni tipo di comportamento. Sono degli imbecilli, no?
Beh, si.
Ecco, non voglio essere simpatico a tutti per forza. Vaffanculo.
Bene. Compagno? Questa è la volta buona che le prendiamo.
Eh, mi sa proprio di si. Nel dubbio comincio il rilascio di adrenalina, almeno sentiremo meno male.
No, non accadrà. Questa volta no.

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Julian contrae la mascella: “Sai bro, Andrea ci aveva chiesto di darti una lezione per come lo avevi trattato stasera. Onestamente a me fregava cazzi, ma quasi quasi ora t’ammazzo per conto mio.”
Io: “Qual’è il tuo problema, Julian? Tutta questa aggressività repressa da dove spunta? Tua mamma non ti abbracciava da piccolo?”

Julian parte all’attacco.

Tanto qualunque risposta avessi dato lo avrei comunque innervosito.
No. Non credo.
Bando alle ciance, dobbiamo giocare di raziocinio. Fai attenzione a quel che ti dico.

Ruota il busto verso sinistra facendo scivolare leggermente il piede destro e sollevando l’opposto pronto a fare l’ultimo passo che ci separa.

È mancino.
“Okay.”

the moment

Sollevo l’avambraccio destro e blocco il colpo spostandomi velocemente in avanti. Julian spalanca gli occhi, non si aspettava di trovarmi così vicino così presto. Sfrutto la spinta delle gambe e gli sferro una ginocchiata alle palle. Il torello si piega in due e un pugno lo raggiunge dietro la nuca. Cade a terra in un tonfo sordo.

Una scarica calda mi attraversa il corpo.

I-i-i-incredibile.
Ha funzionato?
Era una ginocchiata alle palle. CERTO CHE HA FUNZIONATO.
I colpi alla palle sono da codardi, però.
Okay, la prossima volta coccoleremo l’onore insieme al naso rotto in pronto soccorso, mi sembra giusto.

Mi volto a destra contraendo le labbra. Il gruppo si è ammutolito e tutti si son girati a guardarmi.

Adesso non mi ignora nessuno, eh?

Il silenzio è asfissiante e dura qualche secondo.
Dopo un po’ un altro ragazzo si alza, occhi neri, capelli castani corti ai lati e un lungo ciuffo sulla testa, un piercing al labbro e pizzetto sul mento lungo dieci centimetri. Passa la canna all’amico e si avvicina barcollando a Julian.

Questa sì che sarà divertente.
Il giorno in cui ci faremo battere da degli ubriachi fatti di erba è ancora lontano.
Smettila di fare lo sbruffone e prega Dio che continuino a venirti addosso uno alla volta, altrimenti siamo nella merda più nera.

“Ma che diavolo fai, bro? CHE CAZZO FAI?!?! JULIAN!! JULIAN MI SENTI?!?”
Si avventa contro di me a gamba tesa gridando.
“BASTARDO!!”
Ancora una volta avanzo, scartando leggermente di lato. Apro la mano e lo colpisco al petto con il palmo sullo sterno. Voglio solo scuoterlo un po’, non spaccargli il naso. Sono lento e troppo sicuro di me: un pugno sinistro mi prende lo zigomo.

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Sento odor di merda avvicinarsi.
Si alzeranno tutti e ciao ciao uno contro uno.
Come convincere un tossico a non intervenire?
Facendogli credere che tu sia più pazzo di lui.
Giusto…
No aspetta io stavo scherz-

Restiamo in piedi entrambi per qualche istante accusando il colpo. Lo precedo e distendo le mani ponendole fra noi iniziando a parlare.

“HEY HEY HEY!! FERMO LÀ!”
Avanza provando a sferrare qualche pugno. Sono deboli e mirati male, sfuggo ai colpi senza problemi.
“FERMO, HO DETTO!”

Si interrompe e inizia a guardarmi abbozzando la guardia peggiore del mondo: braccia ad altezza petto, ovvero mento e fegato scoperti. Gli altri ragazzi si sollevano sulla schiena, incerti se intervenire o meno. I miei coinquilini osservano la scena stupiti e leggermente scossi.

Io: “Come ti chiami, barbetta?”
B: “…”
Inizio a sussurrare per poi scoppiare in un grido: “Eheheheeeeh… Forse non mi sono spiegato… COME CAZZO TI CHIAMI?!?”
B: “A-A-Andrea.”
Faccio un cenno con la testa verso il serafino: “Oooh, ma guarda un po’, come la fighetta lì nell’angolino.”
Barbetta prova a sferrare ancora qualche colpo, li devio e resto a distanza.
Io: “Ti piace la storia, Andrea?”
Barbetta tentenna: “…”
Io: “Beh, conosci Epaminonda?”
Socchiude appena gli occhi senza ascoltarmi.
Io: “Già, quell’uomo fa impazzire anche me. Beh devi sapere una cosa su Epaminonda, vecchio mio.” Vengo interrotto da altri due dritti lenti e poco potenti. “Quel tizio è riuscito, con un esercito di tebani, a sconfiggere Sparta.”
B: “…”
Io: “GLI SPARTANI, CAZZO!! Messi in fuga dai tebani!! PER BEN DUE VOLTE!! Eheheheeeeh…”

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Barbetta mi guarda ora con gli occhi aperti, io sorrido mostrando i denti e irrigidendo le dita fra di noi come un burattinaio. I ragazzi seduti sono pietrificati.

Vedi che qualche volta sei utile a qualcosa?
Umpf… Veramente ero ironico.
Beh, ha funzionato.
Come forse avrebbero fatto delle scuse.

Vedo una tibia retrocedere oltre la coscia della gamba adiacente. Un caricamento fin troppo vistoso.

Arriva un calcio.
Siamo pronti.

Distendo la mia gamba bloccando la sua con il taglio del piede prima che superi l’altezza del ginocchio. Barbetta oscilla, faccio uno scatto in avanti e cade all’indietro per scansare un possibile colpo. Sorrido e resto fermo, le mani tese davanti a me. Lo fisso senza far nulla.
Si risolleva velocemente e si avvicina ancora. La sua espressione è decisamente cambiata, ma non può più tirarsi indietro.

Io: “Sai, alcune volte può essere incredibile quanto si può imparare dal passato, caro mio. Intere strategie prese e riprese nel corso della storia, schieramenti, formazioni, tecniche da lunga e corta distanza… Tutte cose meravigliose, ma alcune anche abbastanza banali a pensarci bene…”
Vedo un pugno arrivare, un altro dritto. Faccio un salto all’indietro portandomi vicino al tavolo, giro la testa verso destra e il mio sguardo cade su della polverina bianca sul tavolo, poggiata su della carta velina. Poco lontano dei fazzoletti.

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Eheheheh…

La afferro sotto gli occhi sconvolti di tutti e la poggio sui fazzoletti facendo ben attenzione a non far scivolar via della polvere. Tiro su la velina iniziando ad impacchettarla nella carta lentamente.

“Sapete…”
Afferro l’accendino dalla tasca. I volti dei presenti si congelano come se stessi per pisciare sulla Gioconda.
“Sarebbe davvero un peccato se…”
Accendo la fiamma e la avvicino al pacchetto. Gocce di sudore scivolano su volti marmorei.
“Qualcuno desse fuoco a questa roba…”
Lukas si alza in piedi: “No Anon ti prego fer-”
Do fuoco al pacchetto e lo lancio verso barbetta. Lo vedo afferrarlo con le mani scottandosi e provando a spegnerlo con la maglia: “Ahi! Ah! Ahiaa! Scotta! Aiuto!!”

Oh my sides!!

Comincio ad afferrare tutto ciò che trovo sul tavolo, impacchettandolo velocemente nei fazzoletti e dandogli fuoco per poi lanciarlo in giro. Do fuoco ad un tocchetto marrone, a dell’erba e altri fazzoletti, tanto scopriranno la differenza solo una volta spento il pacchettino ed effettivamente aperto. I loro movimenti sono goffi e ridicoli, qualcuno scivola e ci mette interi secondi anche solo a mettersi in piedi. Ho tutto il tempo del mondo.

Mentre grida di panico riscuotono il salotto mi avvicino a Barbetta approfittando della distrazione generale.

Io: “Sai, nell’antica Grecia la barba lunga andava molto di moda. Era un simbolo di spicco fra molti uomini…”

Faccio altri due piccoli passi verso di lui, si accorge della mia presenza mentre intorno a lui tutti lo ignorano pensando ad altro.
Io: “Sai quale fu una delle prime regole che impose Epaminonda alle truppe del suo esercito?”
Apro la bocca lasciando scivolare la lingua da destra verso sinistra sull’arcata superiore, sentendo il bordo duro e tagliente degli incisivi contro la carne. Sono a mezzo metro da barbetta, mi guarda dal basso mentre si massaggia ancora la mano.
Io: “Indovina un po’…?”

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Si risolleva provando un montante sinistro, scarto velocemente afferrandogli la barba nel pugno destro per poi abbassarmi subito sulle ginocchia tirando giù la mano. Barbetta crolla per terra. Non mi basta.
Gli sbatto la mia mano sinistra sulla testa e afferro quel bel ciuffone di capelli morbidi iniziando a camminare verso la porta. Barbetta inizia a gridare spingendo con le gambe sul pavimento provando a starmi dietro. Intorno a me il caos, solo il serafino è rimasto seduto a fissarmi con odio.

Mi risollevo sulle gambe e distendo le braccia in avanti, Barbetta si rimette in piedi afferrandomi i polsi, non che sia qualcosa di molto efficace. I nostri occhi si incontrano, qualche lacrima di dolore gli riga le guance.

Io: “Sai, caro Andrea, c’è anche un motivo se i lottatori di boxe non hanno piercing.”
Continuo a sorridere abbassando la mandibola: “Se vuoi ti spiego anche ques-”
“BASTA COSÌ!!”
Lukas è in piedi con gli altri ragazzi e si sta avvicinando. “Che cazzo vuoi fare Anon, picchiarci tutti? Siamo strafatti, che diavolo pretendi, bro? Stavi per mandare a puttane centinaia di euro di roba!”
Spingo in avanti Barbetta sugli altri ragazzi: “Io?!? Che diavolo pretendo IO?!? Quello che pretendo io, caro il mio bel coinquilino, è tornare a casa e non venir aggredito dal primo stronzo che capita. ECCO COSA CAZZO PRETENDO.”
Lukas resta in piedi senza saper bene cosa dire. Andrea ha gli occhi aperti e mi fissa con odio: “Io ti faccio finire nella merda.”
Ruoto lo sguardo verso di lui: “Ah si. E come penseresti di farlo?”
Andrea si alza in piedi afferrando un avambraccio di un ragazzo alla sua sinistra: “Per adesso solo Julian è a terra, ma noi siamo ancora abbastanza. Eh-eh-eh!”
I suoi occhi azzurri sono spiritati e mi fissano come cunei di ghiaccio. Persino Lukas è sorpreso e si volta verso di lui mettendogli una mano verso la spalla: “Hey amico, che diavolo… Stai calmo.”
Ruoto gli occhi verso lo studente di medicina: “Ma si può sapere cos’è successo? Non dirmi che l’hai fatto fumare.”
L: “Beh si.”
Io: “COSA?!? LA MARIA NON DA’ MICA QUEST’EFFETTO AGGRESSIVO.”
L: “Beh senti, bro, non so come dirlo… Ecco, ho anche questa polverina dai… E poi abbiamo bevuto un sacco di Re-”
“SMETTILA!! PICCHIAMOLO!! STAVA PER MANDARE ALL’ARIA TUTTA LA TUA ROBA!!” Andrea inizia a saltellare portando estasiato la testa al cielo.

Indietreggio verso la porta e alcuni ragazzi si alzano mettendosi a fianco del serafino.

Dobbiamo prender tempo.
Hanno avuto l’idea che speravamo non avessero.
Piccoli passi. Lentamente.
Indietro pian piano… Su…

Io: “Allora Andrea, quale sarebbe il piano?”
Si batte forte il petto e mi indica: “Il piano è che adesso te la facciamo finalmente pagare per tutto!!”
Sollevo lo sguardo facendo spallucce: “Mh, si. Ha senso. Vuoi sentire il mio?”
A: “…”
Lukas si accarezza il ciuffo: “Il tuo? Sei cinque contro uno, bro. Ahahah…”
Io: “Ma tu non eri quello che voleva smetterla?”
L: “Non so, bro. Ora ho cambiato idea. Eheheh… Effettivamente siamo di più e poi hai fatto girare le palle anche a me.”
Altri ragazzi si alzano in piedi ripetendo come oranghi: “Si, si… Di più, è vero. Siamo di più. È uno stronzo”

Capo? Credo che la tanto citata ‘merda’ sia finalmente arrivata.
Si si… Ci sono quasi…

Io: “Oh, capisco. Si si, capisco… Effettivamente è un bel piano. Ma aspettate, sentite il mio.”
Faccio un colpetto di tosse: “Ahem, Ahem…”
Dopo un momento di silenzio salto indietro, afferro la maniglia della porta e la tiro verso di me richiudendola di scatto e facendo due giri di chiave.

La casa che avevo scelto durante il trasferimento era nuova, appena ristrutturata e le porte sono in legno, senza vetri. Dovrebbero resistere a qualche spallata.

Li sento avventarsi contro la porta iniziando a prenderla a schiaffi e pugni.

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Resto un momento lì dietro sentendo le pareti vibrare e il legno cigolare piano. Dopo qualche secondo mi sento più sicuro: la porta regge.

Vado verso la cucina e apro la finestra. Cammino sul balcone fino a sporgermi, afferro una scopa e inizio a sbatterla sul vetro della finestra oltre la ringhiera.

Dopo un po’ attiro la loro attenzione e il vetro si apre e la faccia di Lukas si sporge a guardarmi con altri ragazzi. “ANON!! APRI SUBITO QUELLA CAZZO DI PORTA!!”

Afferro una sigaretta e me la porto alle labbra accendendola: “Per poi farmi fare il culo da voi? No, grazie. Vuoi sapere invece che farò?”
Do una boccata ed espiro fumo verso l’alba che si avvicina.
“Io adesso chiamo polizia, finanza, guardia forestale, carabinieri, boyscout, Power Rangers, X-Men e anche le Superchicche se sarà necessario.”

Vedo Lukas che inizia a tossire sgranando gli occhi: “COSA?!?”
Una voce alle sue spalle ripete quel che ho appena detto agli altri: “Oddio, ha detto che chiama la finanza…”
“Sta chiamando la finanza!”
“Madonna, no. Bastardo.”
“Stronzo.”
“La finanza no…”

“A me non costa nulla, voi dovreste invece buttarvi dal secondo piano per non farvi beccare. E lì dentro c’è tanta di quella roba che chissà che cosa potrebbe succedere. Per non parlare di probabili analisi del sangue. Ah e poi, vediamo, ci sarebbe anche aggressione e magari una qualche decina di capi d’accusa minori.”

Lukas valuta la situazione abbassando lo sguardo e calcolando su per giù la distanza dalla strada. Lo sento sussurrare debolmente: “Merda…”
Dopodiché ruota la testa scambiandosi qualche parola con gli altri. Si sporge dopo qualche secondo guardandomi con altri due ragazzi. Andrea prova a farsi spazio per guardarmi.

“Okay, okay. Abbiamo capito, hai vinto. Che cosa vuoi?”
Faccio un cenno a due ragazzi indicando Andrea. “Bloccatelo.”
Andrea sgrana gli occhi.
Io: “Dai, non guardarmi così, non sono stato più stronzo di quanto non lo sia stato tu stasera.”
Gli altri due ragazzi si guardano sorpresi: “B-b-bloccarlo? Ma per-”

Afferro il telefono dalla tasca e inizio a far finta di comporre un numero di telefono.

“OKAY OKAY!!”
Quattro braccia afferrano Andrea dai polsi e dalle mani, il serafino comincia a divincolarsi iniziando a gridare. “Fermi! Che cazzo fate?!? Lasciatemi!!”
Lukas si massaggia la fronte: “Ma per quale motivo? Adesso che dovremmo fare?”
“In questo momento ho due idee: la prima è quella di chiedervi di pestarlo e, considerando quello che c’è in gioco e l’ansia del momento non credo sia così difficile farvelo fare.”
Inspiro dalla sigaretta facendo una breve pausa.
Andrea continua a gridare: “FERMI! NON POTETE FARLO!! LASCIATEMI! LASCIATEMI!!”
Una voce lo interrompe: “Sta’ fermo oppure ora le prendi davvero.”
Alzo un po’ la voce: “Si, sai Andrea… Tipo per darti una lezione sul valore delle amicizie racimolate in cinque minuti e cose così… Che te ne pare? Ti è piaciuto aizzarmeli contro, eh?”

Lukas guarda dentro casa e poi di nuovo fuori, verso di me: “E… E l’altra opzione?”
Io: “L’altra opzione è spiegarmi che diavolo vi ha raccontato e poi chiarire la situazione.”
Una ragazza si avvicina alla finestra e si mette ad urlare, è quella coi capelli neri: “L’ha umiliato davanti a tutti! Ecco cosa!! Ci ha detto tutto!!” Approvazioni e voci di disgusto le danno manforte dall’interno.

Sputo fumo verso l’alto: “E immagino che vi abbia anche raccontato della rissa che stava per causare, di come l’ho salvato dal prendersi botte da cinque palestrati e tre buttafuori e di come lui mi abbia ringraziato dandomi un pugno, vero?”

La ragazza resta in piedi pietrificata, il suo sguardo ha cambiato espressione e si gira fissando quello di Lukas che a sua volta ruota il suo guardando dentro. Come in una partita di ping-pong mi sembra quasi di poter vedere rimbalzare lo stupore sui volti dei presenti all’interno. Peccato non aver potuto vedere meglio la scena.

Andrea ha smesso di gridare e posso immaginarmelo mentre subisce passivamente le occhiatacce di tutti.

Io: “Allora. Mi spiegate per bene la sua versione?”
Lukas si gratta nervosamente il petto: “Beh, ha detto che gli hai soffiato una ragazza con cui stava ballando, che l’hai lasciato da solo tutta la serata e che alla fine l’hai preso in giro gridando a tutti che era vergine.”

Storco la bocca disgustato: “E quindi siamo arrivati a questo, eh? EH ANDREA?!?”
Il serafino rimane in silenzio. Spengo la sigaretta sul bordo della ringhiera e la butto via.

Emisfero destro?
Si?
Modulare la voce in ‘ghigno metallico’.
Okay.
Emisfero sinistro?
Dica.
Attuare manovra di persuasione 31: sopracciglia contratte.

Io: “Non è andata così, manco per il cazzo. Adesso io farò il giro e tornerò in salone, aprirò la porta e chiariremo questa storia. Se qualcuno di voi si permette di guardami in un modo che anche solo lontanamente mi dispiace…”
Mostro i denti: “Io vi ammazzo.”
Deglutisco: “Dal primo. All’ultimo.”

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Lukas si congela e la ragazza rientra dentro mentre sento: “Ragazzi seduti, per favore. Non rompete i coglioni. Pure tu, ciccione di merda.”
Sorrido nella mente provando ad immaginare l’espressione di Andrea davanti a quell’insulto.

Guardo ancora Lukas: “Ho la tua parola?”
Lukas annuisce piano.

Bene, speriamo ci abbiano presi seriamente.
In caso contrario è la volta buona che ci prendiamo una sana caricata.
Incrociamo le dita.

Rientro in cucina e mi avvicino alla porta del salone appoggiando l’orecchio alla porta, poi controllo dallo spioncino. Sembrano non esserci segni di presenze minacciose. Per sicurezza mi accovaccio e controllo che dallo stipite sotto la porta la luce non venga interrotta da nessun tipo di ombra, segno di qualcuno nascosto dietro il legno. Bene.

Giro la chiave e apro piano la maniglia. Spingo lentamente la porta e sbircio all’interno: sono tutti seduti e Julian si sta massaggiando la nuca con una mano. Ruoto la testa, dietro la porta non c’è nessuno.

Finalmente entro e afferro una sedia trascinandola al centro del salone, mettendola davanti al divano.

Io: “Allora, chiariamo una volta per tutte ‘sta storia.”

Gli racconto della serata, di come abbia provato già da subito a far flirtare Andrea con le ragazze, di come l’abbia aiutato spingendolo a ballare con l’amica della mia bionda e di come l’abbia salvato dal prendersi a pugni con i cinque ragazzi che dopo ci avevano raggiunto. Man mano che sentono i dettagli della serata i loro volti cambiano espressione e ruotano verso Andrea, incapace di dire una parola.
Il racconto arriva presto alla fine e nella sala regna solo il suono dei deboli cinguettii che ci raggiungono dall’esterno. Il sole inizia già a farsi debolmente intravedere, mentre il cielo si tinge di azzurro chiaro e rosa pallido.

Julian è il primo a prendere la parola: “Tu mi vuoi dire… Cioè, bro, mi vuoi davvero dire che Andrea ti ha tirato un pugno?”
“Si.”
Inizia a ridere piano: “Ahah… e come diavolo ci è riuscito?”

È il momento di giocare sporco.

Sollevo leggermente le spalle facendo affiorare sul mio volto un’espressione di profondo rammarico: “Vuoi saperlo? Perché gli voglio bene e non mi sarei mai aspettato che potesse fare una cosa del genere. Ecco come.”

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Un’ulteriore ondata di colpa si riversa sull’angioletto, ormai sopraffatto dalla vergogna. Ha il mento incollato sul petto e lo sguardo basso, non ha proferito parola per tutto il racconto, subendo la mannaia della verità che calava implacabile sul suo piano distruggendolo in mille pezzi.

La ragazza con i capelli neri scuote piano la testa e si rivolge al serafino: “Lui sarà pure un mezzo pazzo, ma tu sei davvero un pezzo di merda eh.”

Hey hey hey!!
Cos’è questo ‘mezzo pazzo’ che ci affibbiano?!?
Uno fa tanto per conquistarsi la pazzia completa e poi non gli viene neanche riconosciuta…
Ma guarda te…
Mondo di merda.

Andrea si alza di botto e corre via, lo vediamo sparire dalla porta e chiudersi in camera.

Sollevo un sopracciglio e faccio spallucce: “Non so minimamente cosa gli sia preso stasera, per colpa sua stavamo davvero per fare un bel casino stasera…”
Sbuffo leggermente guardando barbetta e Julian: “Mi spiace ragazzi… Non avrei dovuto provocarvi neanche io…”

I due si guardano stupefatti, sono stati loro ad aggredirmi e di certo non si aspettavano delle scuse da parte mia: “No, ma che dici Anon… Anzi, scusa tu eh… A dirla tutta all’inizio dovevamo avventarci contro di te. Però sai, chi ce lo faceva fare alla fine?”
Io: “Forse in questo vi ho dato una mano io!”
J: “AH! Decisamente!”
Lukas interviene: “Si è fatto anche parecchio tardi…”
Io: “Ma no, sono le sei e dieci. È così tardi che è presto.”

Ridiamo tutti piano e mi alzo iniziando a mettere a posto il salone. Non appena si rendono conto di quel che sto facendo si alzano tutti quanti e la ragazza mora mi ferma poggiandomi una mano sulla spalla: “Vai tranquillo, qua mettiamo a posto noi.”
“Mmmhh, sicuri?”
“Si, si. Certo. Vai pure, buonanotte.”
“Ahah, buongiorno più che altro!”

Esco dal salone mentre dentro i ragazzi finiscono di mettere a posto.

Psicologia da terza media.
Se non avessimo iniziato, il salone sarebbe rimasto così fino a domani.

Sorrido e, finalmente, vado a mettermi a letto.

———— Epilogo ————

Mi sveglio alle tre di pomeriggio, mi stropiccio gli occhi e mi avvicino alla porta della camera. Delle voci dalla cucina mi fermano. Andrea e Lukas stanno parlando.

L: “…-pere perché l’hai fatto?”
A: “N-n-non lo so… Mi aveva fatto innervosire…”
Il suono non è chiaro, parlano a bassa voce.
L: “Io non capisco proprio… Cioè djfnw-entrava nulla, anzi.”

Provare ad origliare è pressoché inutile, tanto vale farsi avanti.
Apro la porta e mi incammino verso la cucina sbadigliando e grattandomi leggermente i genitali, tutto lascia presupporre che mi sia appena svegliato. Le loro voci si interrompono subito mentre mi avvicino ai fornelli e inizio a preparare la caffettiera.

Per interi minuti la cucina resta immersa nel silenzio finché il caffè non inizia a gorgogliare rumorosamente.
Lo verso in una tazzina e inizio a sorseggiarlo mentre mi appoggio al termosifone, guardando fuori dalla finestra. Con la coda dell’occhio vedo Lukas fare un cenno ad Andrea e un leggero colpo di tosse.
Finalmente il serafino si decide.

A: “A-A-A-Anon?”
Non distolgo lo sguardo dall’esterno: “Si, Andrea…?”
A: “…Mi dispiace.”
Sposto le labbra succhiandole piano fra i denti: “Mmmhh. Mi volevi far pestare dagli altri, Andrea.” Deglutisco un po’ di caffè. “Non sei stato proprio carino, eh.”
A: “Lo so… Ma non so che mi era preso. Lukas mi aveva dato della roba assur-”
L: “Hey! Mica è colpa mia! Sei tu che sei entrato in salone chiedendo qualcosa di forte!”
Io: “Okay, okay. Ho capito.”
Andrea giocherella con le dita: “S-s-si, però ecco. Mi dispiace davvero. Sto pure andando a confessarmi.”
Sollevo un sopracciglio: “Come?”
A: “Beh, si. Insomma… L-L-Lo sapete che s-s-sono parecchio credente… Non sono neanche riuscito a riposare bene stanotte. Ho avuto tantissimi sensi di colpa…”
Io: “Okay. Ci credo.”
Gli occhi dell’angioletto si irrorano di una rinnovata linfa azzurra: “Quindi mi credi?!? Mi perdoni?!?”
Vado verso il lavandino e lascio la tazzina nel lavabo.
Io: “Forse.”
Andrea scatta in piedi: “Oddio, Anon! Graziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegra-”
Io: “Hey hey, ho capito. Basta così adesso.”
A: “Certo! Grazie mille! Vedrai Anon, da oggi sarò perfetto!! Cambierò!”

skeptical

Ma che gli prende?
Lui è sempre stato perfetto.
Eccetto ieri sera…
Si okay… Ma come mai tutta questa voglia di allisciarci?
Si chiamano ‘scuse’. Ci sta.
Non so… La situazione mi puzza.
Lascia perdere, sei il solito diffidente. Io le sto apprezzando molto.

Vado in camera e inizio a cambiarmi interrogandomi sul significato di quelle parole.

“Cambierò.”

L’avrei capito solo nei giorni seguenti.

Clicca QUA per leggere il prossimo episodio: China Town

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Foto di copertina di Dan.
Ricordo che tutti i fan padovani (e non) possono mandarci i loro scatti. Una giuria popolare e imparziale (io) li sceglierà per farli diventare future copertine delle Cronache.

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Rorschach

Studente di ingegneria, lettore di fumetti, bassista occasionale, amministratore e scrittore sconclusionato.
Non credo nelle descrizioni da blogger e quello che leggo su internet, non dovreste farlo neanche voi. Forse. Chissà. Meh. Fanculo.

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