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8 marzo: c’è davvero qualcosa da festeggiare?

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Meeva
Scritto da Meeva

Arrivata al decimo invito all’ennesimo evento pseudo-femminista organizzato in occasione dell’8 marzo ho sentito davvero la necessità di scrivere. Perché nel moderno (?) 2015 non è possibile assistere ancora a derive ideologiche di questo genere. L’aspetto più drammatico della situazione è che l’8 marzo, nel corso degli anni, si è trasformato in un giorno in cui si ritiene socialmente lecito e accettabile che le donne si comportino pubblicamente come se fossero, a seconda dei casi, femmine arrapate o principesse da venerare.

Pensate alle tradizioni (se così vogliamo chiamarle) che sempre più sono state legate a doppio filo con la cosiddetta Festa della donna. Mimose, proclami pubblici riguardo all’importanza del genere femminile, una serie di auguri che qualsiasi uomo sembra sentirsi in dovere di fare, feste in discoteca, cene fra amiche, spogliarellisti, rivendicazione di diritti confusi. Tutto ciò è quanto di più lontano possa esistere dal vero significato di una ricorrenza come questa. Perché di ricorrenza si tratta e non di “festa”. Si chiama Giornata Internazionale della donna. E i termini sono importanti, perché svelano l’atteggiamento con cui ci si pone verso i fatti.

Non è un giorno in cui si “festeggia” la donna, o in cui le donne sono libere di festeggiare (cosa, non si sa).  È un giorno in cui si ricorda qualcosa. Fate un esperimento: fermate per strada una decina di persone di entrambi i sessi. Chiedete loro se conoscono la vera origine dell’8 marzo. Qualcuno, forse, vi dirà di no. La maggioranza, probabilmente, con sguardo di sufficienza, proromperà in un “Certo che sì!” ed inizierà a raccontare dell’incendio nella fabbrica Cotton e delle operaie arse vive.

Peccato che tale aneddoto, per quanto plausibile e ispiratore, sia una delle più grandi bufale mai esistite a livello storico. Senza dilungarmi ulteriormente sui dettagli (che, se volete, sono riassunti magistralmente qui), andrò dritta al sodo: non è mai esistita la fabbrica Cotton e non sono mai esistite delle operaie arse vive sul posto di lavoro a New York. Perché si è arrivati a questo racconto? Pare si tratti di una trovata dell’Unione Donne Italiane che, nel 1952, diffuse l’aneddoto sotto forma di un libretto di poche pagine, consegnato in strada a molte donne insieme ad un rametto di mimosa. Ed ecco svelata l’origine della leggenda.

Ci rendiamo conto, quindi, che ogni anno la maggioranza delle persone si scatena in festeggiamenti commemorando un qualcosa che, in realtà, non è mai accaduto? Già solo questo dà la dimensione di quanta strada ci sia ancora da percorrere prima di arrivare ad una parvenza di consapevolezza.

L’8 marzo è inesorabilmente connesso alla figura femminile, non per le povere fantomatiche operaie morte in un incendio (ancora una volta torna la simbologia delle donne come esseri indifesi, vittime della società), ma per una grande manifestazione avvenuta questo stesso giorno a San Pietroburgo nel 1917. Durante questa manifestazione scesero in piazza anche molte, moltissime donne, dando il loro contributo al crollo della Russia zarista. Non donne vittime di qualcosa o qualcuno, ma donne in grado di cambiare il mondo, di prendere in mano la situazione e dare un senso concreto alla propria vita. Donne attive, con un pensiero e un obiettivo, non donne arse vive e commemorate come dei poveri agnelli sacrificali.

Per questo nel giorno dell’8 marzo sono inopportune tanto le commemorazioni quanto i festeggiamenti sfrenati, tanto i fasci di mimose quanto gli auguri. Perché ancora c’è troppa poca consapevolezza; perché ancora serpeggia l’idea, silenziosa, che un giorno all’anno basti e avanzi per lavarsi la coscienza o, nel caso delle donne, per sentirsi libere davvero.

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Non ci sarà nulla da festeggiare finché il concetto di festa coinciderà con spogliarellisti e sbronza pesante.

Non ci sarà nulla da festeggiare finché l’8 marzo continuerà ad essere una giornata di commemorazione delle povere vittime della fabbrica Cotton.

Non ci sarà nulla da festeggiare finché il tuo compagno ti regala mimose e il giorno dopo controlla ogni tua singola mossa, assillandoti per sapere dove ti trovi in ogni singolo momento della giornata.

Non ci sarà nulla da festeggiare finché non sarà chiaro a tutti che una donna può essere allo stesso tempo madre, amante e professionista senza togliere nulla a nessuno dei ruoli.

Non ci sarà proprio un bel niente da festeggiare finché le taglie 38 saranno l’ideale massimo di bellezza e, allo stesso tempo, le donne con problemi di obesità rivendicheranno il loro diritto a non curarsi della propria salute.

Non ci sarà nulla da festeggiare fin quando esisteranno uomini egoisti a letto e donne che si sentono in dovere di assicurare prestazioni sessuali in stile Moana Pozzi senza, però, provare piacere.

Non ci sarà nulla da festeggiare finché il tuo professore universitario continuerà a guardare più il tuo seno del tuo viso.

Non ci sarà nulla da festeggiare finché noi donne ci spaventeremo davanti al primo capello bianco ed alla prima ruga.

Non ci sarà nulla da festeggiare finché cercando su Google immagini la parola “donna” i primi risultati saranno pagine e pagine di corpi nudi, labbra rifatte, sguardi maliziosi e atteggiamenti volgari.

Non ci sarà nulla da festeggiare finché la nostra società non riuscirà ad uscire dalle equazioni che vogliono la donna di volta in volta identificata con qualcosa da proteggere o con qualcosa da desiderare.

Essere donna è molto più di tutto questo. Essere donna è alzarsi ogni mattina con la consapevolezza che, anche oggi, dovrai lottare per dimostrare che la tua essenza va oltre al tuo genere d’appartenenza ed alle aspettative ad esso legate.

Essere donna è sapere che c’è ancora molta strada da percorrere prima di avere davvero qualcosa da festeggiare l’8 marzo.

 

L’immagine di copertina è di Cinzia Piazza – Si tratta di una delle tante immagini che fanno parte del progetto Squirting Project, nato per affrontare un tema ancora controverso come quello del piacere femminile.

 

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Meeva

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Laureanda in Neuroscienze, tanguera a tempo perso, blogger con un po' di esperienza. Scrivo fin dalla più tenera età e cerco di farlo decentemente. Mille progetti e sempre poco tempo.
Cerco di conciliare scienza e scrittura, con risultati che... beh, giudicherete voi.

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