Cronache di uno Studente Fuori Sede ESPERIMENTI LETTERARI

Cronache di uno Studente Fuori Sede. Capitolo 8: L’esame. Parte I: Caffeina

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Rorschach
Scritto da Rorschach

“Cronache di uno studente fuorisede” è, fra le altre cose, un esperimento narrativo. La scrittura non è lineare, le frasi sottolineate indicano i pensieri che mi son balenati in testa, quelle in grassetto sono relative alla mia parte razionale e quelle in corsivo alla mia parte emotiva. Il risultato potrebbe sembrare strano e un po’ schizofrenico. Beh, lo è.
Se non hai mai letto queste Cronache inizia qua, se invece ti sei perso la Saga di Daniela inizia da qua.

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Come annunciatovi domenica scorsa non ho ancora avuto il tempo di scrivere i capitoli “regolari” della mia storia, ovvero in ordine cronologico. Tuttavia le vostre richieste mi hanno spinto a scrivere questo capitolo, che potremmo quasi definire un filler (o una guida).

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Capitolo 8: L’esame

Parte I: Caffeina

 

M: “Anon non ce la faremo mai.”
Io: “Ma dai non dire così.”
M: “È Impossibile. Davvero. Prrepariamoci per il prossimo appello piuttosto.”

Sono le nove di mattina e Michele, amico di Parma nonché collega universitario, è a casa mia.
Sul tavolo del soggiorno si ergono pile di appunti, grafici, libri, dispense ufficiali e dispense ufficiose, liste degli argomenti trattati a lezione e le domande degli appelli degli ultimi cinque anni. Abbiamo entrambi dato un esame ieri e abbiamo a malapena un giorno per preparare quest’altro.

M: “Da quanti crediti è?”
Io: “Nove… Nove CFU.”
M: “Il che corrisponde a…?”
La sua erre parmense è un qualcosa di adorabile.
Io: “Beh ogni CFU dovrebbe valere circa 25 ore di atti-”
M: “COSA?!?”
Io: “Fammi fini-”
Michele inizia a piagnucolare: “Non ce la faremo mai…”
Io: “Fammi fini-”
M: “MAI!!!”
Io: “E fammi finì! Dicevo… 25 ore di attività didattica, quindi lezioni comprese. Il che significa che dobbiamo rimuovere da queste 225 ore anche le ore di lezione… Allora abbiamo avuto ottobre, novembre, un po’ di dicembre e gennaio. Diciamo tre mesi e mezzo, okay? E ogni settimana abbiamo avuto sei ore di lezione… Fanno circa 84 ore di lezione. Quindi, in realtà, dobbiamo studiare l’equivalente di mmmh… 140 ore circa.”
M: “Ah beh, cazzo! SOLO 140 ORE!! ORA SI CHE LA SITUAZIONE CAMBIA PARECCHIO!!”
Io: “Si ma tu non hai considerato una cosa…”
Gli sorrido con cattiveria abbassando la mandibola e socchiudendo le palpebre.
“Stai studiando con me…”

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Uno sguardo di scetticismo si posa sul suo volto. Solleva il sopracciglio e si appoggia alla sedia incrociando le dita dietro la testa: “E capirai, mica puoi imparare tutto in così poco tempo e, anche se potessi, non riusciresti ad aiutare me.”
Io: “Beh, ma tu non sai quello che so io. Dei trucchi… Dei segreti che ho per studiare.”

Mi guarda più interessato, ma ancora scettico.

Stiamo davvero per rivelargli il nostro segreto?
Non solo quello, ma anche altri.”
L’esame tanto non lo passeremo mai…
Esatto, tanto vale divertirsi.

Afferro il tabacco e inizio a rullare pigramente.

Io: “Ti piacciono gli alcaloidi?”
M: “Che?”
Io: “Gli alcaloidi.”
M: “Non so neanche cosa siano. E non dovresti saperlo neanche tu, sei un ingegnere, porrrca trroia. Che te ne frega di questa roba?”
Io: “Ah-ah-ah, uomo di poca fede. Io studio ciò che mi interessa. Sapevi, ad esempio, che durante la sua prima battaglia, quella di Cheronea, Alessandro Magno guidò l’ala sinistra dell’esercito di suo padre contro le forze ateniesi e tebane?”
M: “Ma che cazzo centra questo ades-”
Io: “E indovina un po’ chi c’era dalla parte dei tebani nell’ala sinistra?”
Michele mi guarda incerto, a metà tra il “Continua” e il “Và a cagare”.
“Nientepopodimeno che il famigerato battaglione sacro: ovvero 150 coppie di omosessuali.”
M: “Mi prrendi per il culo?”
Io: “Affatto. Anzi, era un battaglione scelto. 150 coppie di omosessuali, affinché ciascuno combattesse fino alla morte per salvare, prima, e vendicare, poi, il proprio compagno. Son stati fra gli avversari più difficili per il buon Alex. Han venduto cara la pelle, poco, ma sicuro.”

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Michele sbatte esasperato le mani sul tavolo: “Sei un deficiente. L’ho sempre detto e lo dirò sempre.”
Io: “Beh non è corretto. Si chiama ‘deficiente’ chi è più stupido di te, non il contrario.”
M: “Testa di cazzo.”
Io: “Imbecille.”
M: “Strronzo.”
Io: “Coglione.”

Ci guardiamo sorridendo.

Il mio buon tartufino di Fragno ambulante solleva gli occhi al cielo e sbuffa leggermente: “E va bene! Tanto non ho niente da perrdere, sentiamo che cos’hai in mente.”
Io: “Beh, caffè e tè ce l’abbiamo già e son poca roba. Per prendere tutto quello che ci serve dobbiamo uscire a fare un po’ di spesa.”
M: “Ma sei serio?”
Schiocco la lingua: “Assolutissimamente si.”

Indossiamo la giacca e andiamo a fare due passi.

Bene, meta numero uno: supermercato.
Sai già quel che ci serve?
Si.
Non so se provare a dirvi di non farlo o restare a guardare e divertirmi un po’.

Entriamo nell’Alì sotto casa e ci addentriamo nel primo corridoio.

Indico a Michele lo scaffale con la frutta secca: “Ci serve qualcosa di energetico e zuccherino, ma che non appesantisca. Prendi noci, uvetta, mandorle e nocciole. Un Kilo un tutto. Abbonda soprattutto con l’uvetta.”
M: “UN KILO?!?!?”
Io. “Si, fidati. Avremo il metabolismo leggermente accelerato, ci servono zuccheri facilmente assimilabili e ce ne servono tanti. Prendi anche del fruttosio in polvere. Ah, escludi arachidi e pistacchi.”
M: “Ma quelli sono i più buoni!”
Io: “E va bene! Ma pochi! Io vado a comprare altra roba. Ti aspetto in erboristeria.”

Mi addentro nel reparto delle spezie e afferro due barattolini di noce moscata intera, dopodiché compro una confezione di [dettaglio rimosso causa pene legali] e una di [dettaglio rimosso causa pene legali].

Ma non dovevamo studiare?
Gne gne gne. Guastafeste.

Pago il dovuto alla cassiera che mi guarda con una certa preoccupazione ed esco dirigendomi verso il negozietto che mi interessa poco distante.

Meta numero due: erboristeria.

Entro e mi avvicino al bancone mentre una donnetta bassa con occhiali poggiati in basso sul naso si accarezza il camice ed inizia a studiarmi. Faccio più o meno la stessa cosa.

Ha fatto la tinta circa due settimane fa.
Non è sposata.
Dorme poco.
Utilizza una crema per il viso troppo grassa, guarda che pelle lucida.
Io terrei d’occhio quel neo sul collo comunque.

“Salve mi servirebbe del ginseng, guaranà e integratori alimentari. Cosa avete?”

Compro pillole di ginseng e guaranà in gocce per poi finire con qualche blando integratore con zinco, magnesio, potassio, sodio e altro.

Prendo la busta e mi incontro con Michele.

M: “È tutto?”
Io: “Non ancora.”

Meta numero tre: farmacia.
Non staremo esagerando?
Andiamo, finalmente ho una buona scusa per mettere in pratica tutto ciò che mi ha sempre interessato. Tutte quelle congetture che avevo solo presupposto.
Ah si, certo, quindi non lo fai mica per te, ma per la scienza.
Esattamente.

it's science

Entro nel negozio e faccio la coda con calma. Dopo qualche minuto arriva finalmente il mio turno. Mi appoggio leggermente al bancone e parlo con il ragazzo che mi sta di fronte: alto, brufoli e occhialetti rettangolari.
“Salve, vorrei smettere di fumare. Avete dei cerotti a rilascio di nicotina?”
“Oh si, quale tipo di gradazione utilizza? Ha smesso da poco?”
“Affatto e sono abituato a tabacco pesante e da pipa.”
“Beh avremmo quella da 21mg, poi quella da 14mg e quella da set-”
“Mi dia la confezione da 21mg. Quanti cerotti ci sono dentro?”
“Circa sette.”
“Ne prendo tre.”
“…Serve altro?”
“Si, dell’imodium.”

Torniamo a casa e poggiamo tutto quello che ci serve sul tavolo. Sono circa le 10 di mattina e davanti a noi si ergono cerotti alla nicotina, pillole di ginseng, gocce di guaranà, imodium, integratori alimentari, noci moscate, frutta secca e fruttosio in polvere.

Michele mi guarda incazzato: “Bene e ora che diavolo dovrremmo farcene di ‘sta roba?”
Io: “Aspetta, manca ancora qualcosa.” Mi avvicino alla credenza e prendo del cioccolato fondente, un barattolo di caffè e un cartone pieno di filtri per il tè.
“Bene, ti presento i nostri primi tre amici: teofillina, caffeina e teobromina. Ci aiuteranno nella mattinata, visto che siamo ancora freschi. Direi di procedere con assunzione progressiva. Incominceremo dal tè, poi passeremo al cioccolato e poi al caffè.”
“…”
“Già, mi rendo conto che tutto questo è abbastanza prevedibile. Ma dal pomeriggio dovremo iniziare ad utilizzare qualcosa di meno comune: queste.”
Afferro le pillole di ginseng e le gocce di guaranà: “Il ginseng ci darà vigore, attenzione e concentrazione. Queste gocce invece contengono l’amica guaranina, alcaloide simile alla caffeina, ma molto più potente e persistente. Col caffè siamo a posto per un’oretta scarsa, con questa, in teoria, mezza giornata.”
Michele mi guarda esterrefatto.
Afferro i cerotti a rilascio di nicotina.
Io: “Ecco anche lei, nicotina, l’alcaloide del tabacco. Da prendere ad oltranza per tutta la notte.”
M: “No scusa, questa mi sfugge. Ogni amico che fuma mi dice che ogni volta che è incazzato ha bisogno di una sigaretta per calmarsi. Non dovrrebbe avere l’effetto opposto?”
Io: “No, chi fuma per calmarsi non ha idea di quel che cazzo parla. La nicotina è uno stimolante naturale, un eccitante. Se sei nervoso e ti fumi le paglie bevendo caffè non ha senso. Aumentare il rilascio di acetilcolina e bloccare l’adenosina per rilassarsi è come dire “devo cagare, mi prendo l’imodium”.”
M: “…”
Io: “…”
M: “…”
Io: “…”
M: “…”
Io: “…”
M: “…Mi spieghi perché continuo a perder tempo con te?”
Io: “Perché sono un adorabile carismatico coglione?”
M: “Soprattutto l’ultima che hai detto… Piuttosto, parlando di imodium, mi spieghi che diavolo ce ne facciamo?”
Io: “Ah già, prenditene un paio già da ora.”
M: “E perché?”
Io: “Stiamo per imbottirci di caffeina, nicotina, guaranina, teobromina, teofillina e una valanga di frutta secca e integratori alimentari. Quindi, a meno che tu non voglia cagarti addosso nel giro di qualche ora…”
Michele appoggia i gomiti sul tavolo afferrandosi i capelli fra le dita: “Ma come ho fatto? Come ho fatto ad infilarmi in questa situazione?!? Lo sapevo che dovevo andare in Jappelli come sempre, lo sapevo! Porrrca trroia Anon, dopo quest’esame sarà la volta buona che ti prendo a schiaffi.”
Io: “E io ti faccio esplodere casa.”
M: “Ma smettila, idiota.”
Io: “La vedi questa muffetta bianca alle pareti? È nitrato di potassio, il primo passo per creare dinamite, passando per acido nitrico prima e nitroglicerina poi.”
M: “E se t’ammazzassi direttamente, come la mettiamo?”
Io: “Ma non ero io lo psicotico qua dentro?”
M: “Non si sa mai.”
Io: “Dai sta’ buono. In frigo ho del grana.”
M: “A PARMA FACCIAMO IL PARRMIGIANO!!”
Io: “È uguale.”

Si comincia.

Prendiamo le tracce dei vecchi appelli e il programma. Inutile tentare di studiare tutto, conviene fare prima un’attenta analisi delle domande.

Io: “Da quel che vedo c’è sempre una domanda sugli ultimi tre capitoli.”
M: “Il terzo e il quarto invece si alternano. Allo scorso appello ha messo una domanda sul terzo capitolo, quindi stavolta capita il quarto. È matematico.”
Io: “Hai controllato anche gli appelli più vecchi?”
M: “Ovvio.”
Io: “Il quinto, il sesto e il settimo capitolo sembra che non seguano uno schema invece.”
M: “Stai pensando a quel che penso io?”
Io: “Studio della probabilità?”
M: “Esatto, ogni volta che capita la prima parrte del capitolo cinque esce anche una domanda sulla seconda parrte del capitolo sette. Guarda qua…”
Io: “Già. E ogni volta che chiede di parlare del capitolo sei, chiede riferimenti alla seconda parte del capitolo cinque…”
M: “Che facciamo…? Probabilità condizionata o composta?”
Io: “Entrambe, poi scegliamo il caso sfavorevole.”
M: “D’accorrdo.”

Ci mettiamo all’opera mentre sorseggiamo tè mordicchiando pezzetti di cioccolata fondente, nel giro di venti minuti siamo riusciti a scremare un programma di undici capitoli a circa una quindicina di domande.

Finalmente possiamo cominciare.

Iniziamo a studiare paragrafo dopo paragrafo, io ho quelli pari e Michele quelli dispari, dopo venti minuti ci fermiamo e ci spieghiamo a vicenda quello che abbiamo imparato. Va avanti così fino all’ora di pranzo, volano i primi due capitoli e manciate di frutta secca.

Pranziamo leggero con petto di pollo, pomodori, carote e insalata.
Iniziamo a cucinare alle due e nel giro di venti minuti siamo di nuovo sui libri.
Dopo altri 10 minuti si presentano all’appello anche sbadigli e stiracchiamenti.

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Il sonno avanza.
Dobbiamo correre ai ripari.

Controllo l’orologio, i dosaggi devono essere ben calcolati. Sono le due e cinquanta quando preparo la prima pozione con acqua, dieci gocce di guaranà, un cucchiaino e mezzo di integratore alimentare (le sinapsi non funzionano mica da sole) e due pillole di ginseng.

Beviamo la nostra pozione e ritorniamo sui libri. Nel giro di qualche minuto le energie ritornano e le pagine scorrono veloce sotto i nostri occhi svegli e scattanti. Le parole vengono divorate dal rapido scanner visivo delle nostre pupille e i concetti assimilati da dopate connessioni cerebrali. Le nostre mani sfogliano pagine, confrontano appunti, consultano dispense e scrivono note su fogli messi da parte. Il ritmo procede serrato per altre due ore, ma non è sufficiente.

M: “Che ore sono?”
Io: “Quasi le cinque.”
Michele indica il bicchiere: “Questa roba è grandiosa, ma non fa miracoli. Abbiamo fatto a malapena un terzo del programma.”
Io: “Che poi è una versione ridotta del programma ufficiale.”
M: “Se le nostre supposizioni dovessero essere sbagliate siamo nella merrrda.”
Sbatte la testa contro i libri mentre le mani gli ciondolano sui fianchi: “Dai Anon, è ridicolo, non possiamo davvero sperrare di farcela.”
Io: “Stai tranquillo, dobbiamo soltanto aumentare i dosaggi in modo graduale. Tu aspettami qua, vado a mettere a bagno la noce moscata.”

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Vado in cucina e prendo n ϵ N noci moscate e inizio a tagliarle con il coltello in pezzettini via via più piccoli, dopodiché inizio a pestarle con il cucchiaio nella padella premendo il pollice contro l’incavo riducendole in grani sempre più fini.
Michele mi raggiunge dopo un po’.
M: “Ma che cazzo fai?”
Io: “Mi passi [dettaglio rimosso causa pene legali] che c’è sul tavolo?”
M: “Perché dovrei farlo?”
Io: “Perché l’acqua non è un solvente abbastanza potente.”
M: “Non era quello il punto.”
Io: “Dai forza che in frigo c’è del grana.”

Lascio la polvere a bagno [dettaglio rimosso causa pene legali] e torno in salone.

“Bene, arriva il secondo bibitone energetico.”
Metto nell’acqua un altro cucchiaino di integratore alimentare e altre quindici gocce di guaranà il tutto accompagnato da altre due pillole di ginseng, due caffè e due cerotti alla nicotina a testa.

Ora si fa sul serio.

Riprendiamo a studiare immediatamente, l’effetto è praticamente istantaneo e il cervello inizia ad assimilare informazioni come una spugna. Gli occhi sono palline da ping-pong che rimbalzano da un lato all’altro del foglio in una corsa velocissima e senza tregua, mentre le dita sfregano nervosamente le pagine assaporando al tatto lo spessore dei rimanenti capitoli da studiare.

“A-A-Anon?”
Mi volto di scatto come un gatto: “DIMMI.”
“Puoi smetterla di tamburrellare sul tavolo?”
“Che?”
Mi indica con un cenno la mia mano destra. Non me ne ero accorto, ma indice, medio e anulare stanno sbattendo velocissimi e frenetici contro il legno. Li osservo incapace di controllarli per poi bloccarli in aria di scatto dopo qualche secondo.
Guardo Michele: il bordo inferiore del suo occhio sinistro si contrae appena e una goccia di bava si stacca dal mio labbro per cadere sul libro sotto di me.

Merda.
I sintomi iniziano così allora.
Prendere nota: tremori.

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Vado in cucina e prendo due litri d’acqua sciogliendoci dentro due cucchiai di fruttosio.
Riprendiamo a studiare finendo la bottiglia nel giro di dieci minuti.
Ne prendo altra aggiungendo altra polvere, dobbiamo diluire la concentrazione nel sangue.

Gli zuccheri danno una mano, un altro capitolo vola e passa un’ora in un battito di ciglia. Siamo stanchissimi, ma non percepiamo neanche un po’ di sonno. Mangiamo due mele, quattro cubetti di cioccolata e altra acqua con fruttosio.

“Ti senti meglio?”
Michele dà uno sguardo al malloppo: “Abbiamo fatto metà programma e sono circa le otto… Se consideriamo che abbiamo ancora tutta la notte…”
Uno sguardo di speranza si dipinge sul mio volto: “Esatto. Possiamo farcela.”

Stacco altri due cerotti alla nicotina a testa e ce li attacchiamo addosso. Ingoiamo altre due pillole di ginseng e diluiamo altre 20 gocce di guaranà in una tazza di tè fumante.

Si riprende lo studio mentre, minuto dopo minuto, iniziamo ad avere sempre più freddo e siamo costretti a indossare la giacca al chiuso. Sento la palpebra tremare e il tallone della gamba destra andare su e giù come a voler tenere il tempo di qualche improponibile pezzo trash metal. Ormai la mano scrive sul foglio senza che neanche me ne accorga e gli occhi scandagliano ogni parola, ogni virgola e ogni simbolo su cui passano sopra.

Guarda qua. Ha scritto ‘perchè” con l’accento verso sinistra. Si scrive così: perché.

Correggo il libro con un leggero tocco di penna.
Continuo sull’onda dell’iperattività per un’altra mezz’ora. Scopro due ‘è’ accentate maiuscole scritte con l’apostrofo anziché con l’accento, qualche apposizione fuori posto e una ‘e’ di congiunzione seguita da una virgola.

Tecnicamente questo può anche non essere un errore.
Lo è per me.

Son così soddisfatto del mio lavoro che ho perso di vista il punto generale: mi sono concentrato su queste cazzate e non ho capito nulla di dieci pagine di libro.

MERDA!!
IDIOTA IDIOTA IDIOTA IDIOTA IDIOTA!!
Oddio non ce la faremo mai… MAI! Piccolo imbecille, te l’avevo detto di iniziare a studiare da prima.
Come facciamo? EH?!? COME FACCIAMO ORA?
E chi glielo dice ai miei adesso?
E se poi dovessimo perdere un altro anno, eh?
Oh no, no, no, no, no, no, no, no, no, no, no, no, n-
Dobbiamo anche scrivere qualcosa per il blog per domenica prossima, cazzo!!
Prendere nota: Ansia.”

Mi rimetto all’opera e riesco a recuperare il tempo perso grazie ad una cucchiaiata di fruttosio.
Vado quindi in cucina e aggiungo alla padella due [dettaglio rimosso causa pene legali]. Dopodiché [dettaglio rimosso causa pene legali] e torno in salone.

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“Ma che è ‘sta puzza?”
“Lascia fa. Piuttosto nel momento in cui non la senti più avvisami.”
“Vabè, ma fammi cambiare un po’ l’aria per ora dai.”
“Okay, tanto c’è tempo.”

Michele si alza e va ad aprire la finestra. È febbraio e l’aria dovrebbe essere fredda, ma per noi è ghiacciata. Respiriamo a pieni polmoni tremando mentre il salone viene ripulito dagli amabili vapori di sudore e aliti maschili che prima lo impregnavano.
Mi stacco un cerotto alla nicotina e me lo appiccico sul collo, Michele fa la stessa cosa.

M: “Quanti capitoli ci mancano?”
Io: “Circa due.”
M: “Che ore sono?”
Controllo l’orologio sullo smartphone: “Merda…”
M: “Cosa?”
Io: “Non ci crederai mai. Sono le due.”
M: “COSA?!?!?”
Io: “Già.”
M: “Dà qua!” Mi afferra il telefono e controlla di persona. “Oh Gesù. Ma si può sapere che razza di roba stiamo prendendo?”
Io: “Guarda che è tutta roba naturale, eh.”
M: “Lo è anche un cazzo nel culo, ma scommetto che non vai al Soul ogni weekend.”
Io: “Hey, ma vaffanculo. Ho speso un botto pe ‘sta roba e farci superare l’esame e adesso ti lamenti pure? Vaffanculo tu e il tuo grana di merda.”
M: “È PARRRMIGIANO!”
Io: “Si vabè è ugu-”
Vengo interrotto da una spinta e uno sguardo gelido: “Avanti. Avanti Anon. Prova a dire che sono uguali. Ti sfido. Andiamo strrronzo.”
Ha un pugno serrato e le nocche sono bianche, la vena sul collo pulsa furiosa.

Prendere nota: nervosismo.

“Statti buono, grana. Se hai così tante energie pensa agli ultimi due capitoli. Mi picchierai domani se riusciremo ad alzarci dal letto.” Mi avvicino al mio posto e mi siedo lasciandolo lì in piedi.
Mi raggiunge poco dopo.
Il gelo scende su di noi, così come il silenzio.
M: “Hey Anon… Scusa. Sono un po’ stressato.”
Io: “Ci sta, tranquillo. Stiamo assumendo dosi di gran lunga superiori alla norma. Non dimenticarti di bere molta acqua e fruttosio.”
M: “O-okay.”
Io: “Però per farti perdonare la prossima volta mi devi portare dei tortellini al prosciutto.”
M: “Quelli sono di Bologna.”
Io: “È uguale.”
Solleva gli occhi al cielo sospirando mentre ridacchio masticando un pezzetto d’uvetta.
Io “Ah, piuttosto… Senti quest’odore?”
M: “…No”
Io: “APPUNTO. Resta pure qua, vado a dare un’occhiata.”

Riprendiamo a studiare prendendo un’altra pillola di ginseng, preparando altro caffè e disciogliendo altre dieci gocce di guaranà in una tazza di tè bollente.
Sono al terzo paragrafo del penultimo capitolo quando accade. È passata a malapena mezz’ora dall’ultima assunzione e sollevo lo sguardo dal foglio osservando tremante il tavolo in legno. Sono terrorizzato: sento il cuore battere contro lo sterno mentre le arterie si gonfiano asimmetricamente in tutte le direzioni. Le dita si fanno più fredde e perdo leggermente sensibilità alle gambe, come se stessero per addormentarsi. Giro la testa verso Michele: “Hey amico. S-s-sto morendo, mi d-d-daresti una mano?”
“Sta’ zitto, idiota.”

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Non ho il tempo di rispondergli: collasso dalla sedia sul pavimento. Non sono in grado di muovermi dalla stanchezza, mentre sento alcuni muscoli delle gambe contrarsi convulsivamente da soli.
Michele mi raggiunge velocemente: “ANON!! STAI SCHERRRZANDO?!? CHE CAZZO TI PRENDE?”
Lo guardo e gli dico cosa fare: “Vai nel c-c-comodino, troverai una boccetta di v-v-vetro. Portamela.”
Lo sento alzarsi e correr via: “Porrca trrroia, porrca trrroia, porrca trrroia, porrca trrroia…”
Torna dopo qualche secondo, ha la faccia sconvolta. “O-o-okay e ora?”
“Fammela v-v-vedere.”
Ruota la confezione di vetro e leggo l’etichetta: Bromazepam.
Apro leggermente la bocca sollevando la lingua mentre sento gli occhi capovolgersi all’indietro: “D-d-dieci gocce. S-s-sub-l-l-linguali.”
La mano di Michele trema leggermente, svita la pipetta e fa quanto gli ho chiesto.
Resto steso per un po’ di minuti, respirando piano e riprendendo un battito cardiaco via via più regolare.

Ever wondered how a beating heart looks

Promemoria: probabili collassi.

Guardo Michele e mi dice: “Si può sapere cosa ti ho appena dato?”
“Beh, la morfina non ce l’ho ed è la cosa più simile ad un tranquillante che ho. Ma non va bene, un gaba-agonista ti stuta troppo. Merda, non ci voleva.”
“Si può sapere come fai ad avere questa roba nel comodino?”
“L’ho rubata alla vicina.”
“COSA?!?!”
Mi metto seduto: “Si beh, è una lunga storia. Tu come stai?”
“È da mezzora circa che mi viene da vomitare.”
“Beh?” Lo guardo mentre un filo di bava mi pende dalla bocca: “Che diavolo aspetti? Vuoi inzupparmi di acido cloridrico? Vai. Seconda porta a sinistra.”
Mi guarda interdetto per poi alzarsi. Va verso il bagno e sento la luce che si accende. Dopo qualche minuto lo sento liberarsi con brevi grida sorde e strozzate. Non abbiamo mangiato granché, non è certo nausea da intossicazione alimentare, lo stomaco si ribella, ma non sa cosa vomitare: è vuoto. Il suono procede grottesco per un altro quarto d’ora.

Promemoria: nausea.

Resto lì sul pavimento finché non lo sento chiamarmi. “ANON!! CAZZO ANON NON CI VEDO!! NON CI VEDO DA UN OCCHIO PORRRCA TRROIA!! ANOOOOOON!!”

Cosa?!?

Mi sollevo il più velocemente possibile provando a trascinarmi verso il bagno. Quando lo raggiungo vedo Michele appoggiato alla lavatrice: ha una mano fra i capelli e con l’altra si tocca l’occhio sinistro.

“Chiudilo! Non lasciare che si secchi, coglione!”
“ANON NON CI VEDO DALL’OCCHIO SINISTRRO CAZZO!!”
“CHIUDILO!!”
“OH CRISTO!!”
“CHIUDILO!!”
“NON CI VEDO!”
“CHIUDILO MANNAGGIA ALLA TROIA!!”
“OKAY, OKAY, LO CHIUDO. ADESSO, PERÒ, O MI SPIEGHI CHE CAZZO MI STA SUCCEDENDO, PICCOLO CHIMICHELLO DEL MIO BASSO VENTRRE, OPPURE QUANDO MI RIALZERÒ TI SPEZZERÒ LE CAVIGLIE. UNA. PER. UNA.”
“Abbiamo assunto sostanze che causano vasocostrizione.”
Ansimo leggermente per via dell’agitazione: “E la vasocostrizione colpisce prima vene e capillari di dimensioni inferiori. Per lo stesso motivo stiamo sentendo più freddo. Resta con l’occhio chiuso e vedrai che passa.”

Promemoria: cecità temporanea.

Rimaniamo nel bagno per qualche altro minuto. Dopo un po’ mi alzo e vado a prendere dell’acqua con del fruttosio porgendola al parmense. Lo vedo bere a grandi sorsate.
Ci rialziamo e torniamo in salone, vedo Michele passarsi una mano davanti alla faccia: l’occhio ha ripreso a funzionare.

Ci rimettiamo sui libri.

Nel giro di due ore riusciamo a finire il penultimo capitolo e a fare qualche schema che ci aiuti a memorizzarlo.

Siamo distrutti e non servirebbe neanche puntualizzarlo.

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Io: “Ah, piuttosto… Per l’ultimo capitolo ho una sorpresina per te.”
Mi sollevo lentamente e vado in cucina. Torno dopo qualche secondo portando due bicchieri di distillato color sanguigna.
M: “E quella roba che diavolo sarrebbe?”
Io: “Credi davvero di riuscire a capire il fantastico mondo dei tensori alle quattro di notte senza avere una spinta?”
M: “Anon, per favore, ho il braccio che trrema da solo, son rimasto cieco dall’occhio sinistro per cinque minuti, non sento più le dita dei piedi, ho la bocca secca e sto trremando come un animale.”
Io: “E io stavo proprio sul baratro di un infarto. È proprio questo il punto, avevo previsto tutto questo, quindi ho preparato un rimedio.”
M: “COSA?!?! Avevi prrevisto che avrei potuto perdere un occhio e mi hai fatto prendere comunque tutta quella merrda?!?”
Io: “Beh, no. Di certo quello non l’avevo previsto, ma avevo previsto che saremmo stati incredibilmente irrequieti e iperattivi. Quindi ho pensato ad una scappatoia preventiva. Questa ti rilasserà, parola di lupetto.”

Gli porgo il bicchiere portando il mio direttamente alle labbra. Osservo i suoi occhi verdi: si spostano incerti dal bicchiere ai miei. Lo guardo come Ted Bundy guarderebbe una verginella.
Io: “Allora? Sei pronto?”
M: “Al diavolo.”
Si porta il bordo del bicchiere alle labbra e ingoia tutta la sostanza prima ancora che lo faccia io.
Lo accompagno dopo qualche secondo per poi rimetterci a studiare.

Dopo una mezzoretta iniziamo a sentire tutti e due qualcosa che non va. Lo stomaco è in subbuglio.
M: “Anon, se dovessi morire dì a mio fratello che m’è sempre stato sul cazzo.”
Io: “D’accordo. Se invece dovessi andarmene prima io potresti far saltare in aria un centro sociale?”
M: “Quale?”
Io: “Uno vale l’altro.”
M: “Ah, piuttosto… Che diavolo abbiamo bevuto?”
Inizio a sogghignare fischiettando: “Conosci i Baustelle?”
M: “Solo qualcosina.”

Il perimetro del mio campo visivo si fa più morbido e i bordi degli oggetti iniziano a fondersi fra loro.
Mi avvicino pian piano spostando la testa al lato, abbassando la mandibola e sgranando gli occhi.

Inizio a cantare: “Chaaaarlie…
Michele si afferra la pancia fra le mani: “Non dirmi che…”

Chaaaarlie fa suuuuuurf…
Si sporge sconvolto con il volto sul tavolo guardandomi.

Quaaaaanta rooooba si faaaaa…
Posso vedere le sue pupille dilatarsi diventando neri grandi vinili turbinosi.
“Oddio Anon non dirmi davvero che…”
EMME DIIIIIII…

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Clicca QUA per la conclusione: Noce Moscata.

Ringrazio Tommaso Bujo per l’immagine di copertina di questo episodio. Ricordo che tutti i fan padovani (e non) possono mandarci i loro scatti. Una giuria popolare e imparziale (io) li sceglierà per farli diventare future copertine delle Cronache.

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Rorschach

Rorschach

Studente di ingegneria, lettore di fumetti, bassista occasionale, amministratore e scrittore sconclusionato.
Non credo nelle descrizioni da blogger e quello che leggo su internet, non dovreste farlo neanche voi. Forse. Chissà. Meh. Fanculo.