Cronache di uno Studente Fuori Sede ESPERIMENTI LETTERARI

Cronache di uno Studente Fuori Sede. Capitolo 4: La Confessione

La Confessione
Rorschach
Scritto da Rorschach

“Cronache di uno studente fuorisede” è, fra le altre cose, un esperimento narrativo. La scrittura non è lineare, le frasi sottolineate indicano i pensieri che mi son balenati in testa, quelle in grassetto sono relative alla mia parte razionale e quelle in corsivo alla mia parte emotiva. Il risultato potrebbe sembrare strano e un po’ schizofrenico. Beh, lo è.
Se non hai mai letto queste Cronache inizia qua, se invece ti sei perso la Saga di Daniela inizia da qua.

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Capitolo 4: La confessione

La casa è gelida, silenziosa, pacata. Tra qualche ora le ragazze inglesi torneranno dalla loro settimana a Roma. L’ultima volta in casa c’era ancora Daniela.

Si sono perse i giorni migliori.”
Adesso dovremo spiegarle come mai la nostra Idra se ne stia andando.”
Non dovremo farlo davvero, vero?
E cosa pensi di dirle?
‘Ha avuto problemi di lavoro ed è scappata’.”
Ah si certo. Scappare per ‘problemi di lavoro’. E cos’era? Una spia del KGB?
Dovremo inventarci qualcosa.”

Vado a fare colazione, i miei passi rimbombano sul pavimento, le pareti del corridoio mi giudicano con il loro bianco severo e il freddo distacco del mobilio mi mette a disagio.
La casa è vuota.
Giro lo sguardo verso la vecchia camera di Daniela e un nodo mi stringe lo stomaco.

Abbiamo esagerato?
E TE LO CHIEDI?!?!?
P-p-perché tutto sembra così strano e duro?
Si chiama ‘senso di colpa’, idiota.

Prendo la tazza e la riempio di tè caldo. Mi incammino verso camera di Daniela e mi poggio contro la porta.
Abbasso la maniglia e mi stupisco.

È chiusa a chiave. Giro lo sguardo: le sue valigie sono ancora nel corridoio.

Ma che diavolo…?

Vado velocemente in camera e prendo il cellulare. Le mando un messaggio.

“Daniela? Hai lasciato la camera chiusa… Come devono fare i prossimi coinquilini a vedere la camera se la chiudi? Potrebbe venire la padrona di casa con della gente… E poi hai lasciato le valige nel corridoio. A che ora arrivi? Che nel caso le sposto nella mia.”

Mi risponde solo dopo un po’.

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Quella frase.

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Oddio no.”

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Merda.”

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AAAARGH!!

 

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Okay forse potremmo avere esagerato un pelino…”
Ma porca troia!!”
Ci sentiamo davvero così in colpa?
Beh non tantis-”
Diamine si! SI, SI, SI, SI, SI, SIII!!! STO. MALISSIMO.”
C-che cosa potremmo fare?
Dovremmo dirle tutto.”
MA SEI SCEMO? Per ottenere cosa? Venir mandati fuori di casa a calci in culo dalla proprietaria? Nella migliore delle ipotesi, eh.”
E nella peggiore?
Tornare a vivere con lei. Con una Daniela che ormai conosce ogni nostra strategia e, come se non bastasse, questa volta sarebbe pure incazzata.”
No, no. Questa confessione non s’ha da fare.”
Voi due dite quel che volete, ma sapete che non vi lascerò in pace finché non lo diremo a qualcuno.”
E cosa faresti mai?
Ti riempirò di corticotropina, ti farò venire dei sensi di colpa degni di un cacciatore di cuccioli di foca, ti abbatterò come un dannatissimo apache.”
Maddai…”
Tu stai zitto che sennò non ti faccio più leggere i fumetti.”
C-C-Cosa?!? Non oserai…”
Sfidami e mi spegnerò non appena inizieremo a leggerli.”
Tu…”
Come credi di poter apprezzare le tavole di Bill Sienkiewicz senza di me?
Maledetto…”
Non riuscirai neanche più a ridere sulle battute di Rat-Man, sei troppo rigido.”
Piccolo bastard-”
Non arriverai più neanche a pagina 4 di Devil.”
Quello è perché il ciclo di Waid è noioso, i noir precedenti di Bendis e Brubaker inve-
Non è quello il punto, sai dove voglio arrivare.”




E okay! Va bene!
Allora? Siamo tutti d’accordo?
Si.”
*umpf*
Okay, facciamolo.

Mi vesto velocemente ed esco di casa. So dove devo andare.
Prendo la bicicletta e mi siedo sul sellino iniziando a pedalare. Alla fine della strada svolto a destra fino ad arrivare a Porta Pontecorvo, supero l’arco e prendo la strada in fondo, oltre il ponte.
La bicicletta sobbalza leggermente sul ciottolato, le mani stringono forte il manubrio e lo ruotano verso sinistra. Qualche altra spinta con le gambe e arrivo.
Sono al Santo.
Parcheggio la bicicletta ad un palo, mi infilo le mani nella tasca della giacca e infosso la testa fra le spalle proteggendomi dal vento.
Il cielo è leggermente cupo e grigio, ogni cosa intorno a me sembra osservarmi proiettando ombre severe, bancarelle vendono candele al quintuplo del loro effettivo prezzo di mercato e bambini rincorrono dei piccioni nel cortile.
Arrivo ai gradini dell’ingresso: davanti a me si staglia quest’enorme meraviglia.
Muri imponenti e spessi mi giudicano dalla loro altisonante saggezza mentre una donna rumena mi si avvicina scuotendo con la mano un barattolino di monete.

La guardo alzando un sopracciglio.
“Lo so che hai più soldi di me, ma non è bello farmelo notare così.”

Si ferma perplessa per poi allontanarsi dopo qualche secondo.

Allora, chiariamoci, questo è proprio lo spirito MENO adatto per fare quello che stiamo per fare.

Entro in chiesa, mi sbottono la giacca e il mio sguardo percorre meravigliato la grande navata centrale.
È immensa, emana un senso di pace e l’odore di incenso è meraviglioso.

Poche ciance, vediamo di farlo in fretta.”
No, voglio dare un’occhiata.

Faccio più volte il giro della chiesa, perdendomi fra le sculture, gli affreschi, il pavimento, frotte di cinesi e preghiere dei fedeli. Nel mio piccolo tour individuo quasi subito i confessionali, si riescono ad intravedere i preti al lavoro.

Sono quattro.

Il primo è giovane, sguardo sereno, fiducioso, pacato, fresco fresco di laurea in teologia, di chi sa tutto e vuole dare speranza al prossimo.
Troppo giovane, troppo arrogante. Non ha ingoiato abbastanza peccati.”
Il prossimo.”

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Il secondo è vecchio, molto. I lati delle labbra sono duramente piegati in basso, è pelato, con pochi capelli bianchi sulle tempie spostati indietro come a volergli abbracciare il cranio in un’eburnea ghirlanda secca. Sguardo severo e sopracciglia arcuate.
Questo ci fa il culo.”
Il prossimo.”

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Il terzo è nero.
Il prossimo.”

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Il quarto è di mezza età, sguardo stanco. Ascolta i peccati della ragazza seduta di fronte a lui appoggiando sconsolato la fronte sul palmo della mano. Lei nel frattempo sembra mordicchiarsi un labbro, ha lo sguardo spostato in alto a sinistra, incerto, sembra si stia sforzando di ricordare qualcosa mentre con l’indice della mano sinistra conta sulle dita della mano destra.
Il prete sospira.

Secondo me gli sta dicendo il numero di cazzi succhiati nello scorso mese.”
Ah beh, mettiamoci comodi allora. Hai visto che corpo?
Ragazzi NON è questo lo spirito.”
Guarda che lo so che le stai fissando le cosce anche tu.”
S-s-smettila!”

Mi siedo su una panca e aspetto che la ragazza finisca la lista.

Dopo un quarto d’ora di soliloquio, due sguardi sconcertati del prete e una benedizione poco convinta ecco che se ne va.
Non perdo l’occasione, mi alzo e vado a sedermi al mio posto, a fianco al prete.

“Bene figliolo, nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.”
“Amen.”
“Amen.”
“Allora, dimmi pure. C’è qualcosa di cui vorresti parlare?”
“Oh beh si… È un morso alla coscienza che mi sta attanagliando il cuore da questa mattina.”
Mi sorride pacato e sporgendosi con gentilezza verso di me.
“Non temere giudizi, figliolo, non sono qua per giudicare, ma solo per ascoltare. Dimmi tutto, liberati.”

Lo faccio.

Gli racconto della mia vita con Daniela, di come ho provato ad essere paziente, buono e disponibile. Gli ho raccontato della puzza, del suo arrogante modo di fare, dei suoi furti, delle mestruazioni, di quanto fosse lurida, chiacchierona, irrispettosa e prepotente. Man mano che elenco i suoi difetti mi sento meno in colpa ripensando a quel che ho fatto io.
“Si, bene. Ho capito la situazione. Questa ragazza è molto pesante. Ma non siamo qui per parlare di lei.”
“Ha ragione. Arrivo subito al punto.”
Inizio a raccontargli le mie vendette, dal Guttalax nel cibo alla varechina nel detersivo, dalla CocaCola esplosa ai peli pubici nel lavandino passando per quello della monetina nel sapone.

“Questa è proprio da idioti.”
“Ma un prete può dire ‘idioti’ durante una confessione?”
“Fattiifattituoi.”

Continuo il mio racconto per poi terminarlo con i dischetti di pipì lasciati scivolare sotto la porta chiusa dentro camera sua.

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Posso sentire gli occhi del prete che si sgranano mentre inizia a tossire convulsamente come se gli fosse andato qualcosa di traverso.
“ *Coff*Coff* tu hai fatto COSA?”
“Ecco, padre, visto che lei si chiudeva sempre in camera ho finto di andare in discoteca, ho aspettato fra i cespugli che andasse a letto, dopodiché sono entrato di nascosto in casa, ho fatto pipì in dei piattini di plastica e l’ho fatta congelare. Poi li ho fatti scivolare sotto la porta verso il suo letto. Diciamo che lei era comunque già stanca per via della settimana precedente…”
“Dici quella in cui ha avuto diarrea tutti i giorni, si è distrutta il guardaroba, ed ha rischiato il licenziamento perché rimasta senza macchina che, guarda caso, è stata resa inutilizzabile da te?!?!?”
“Esattamente.”
“Gesù…”
“Ma padre!”
“Cosa?”
“Tecnicamente non sarebbe una bestemmia questa?”
“Cristo santo figliolo ma ti vuoi st-”
“AH! L’hai fatto ancora!”
“Dio mio dammi la forza…”
“Allora dicevamo. Ah si, ecco, lo scherzo non è che sia granché, ma era stata una settimana stancante e questo l’ha portata ad un esaurimento nervoso. Si sta per trasferire.”
“E dove va?”
“Si trasferisce a Verona.”
“E tu dormi sereno?”
“Come un serafino.”
“E allora perché sei qua?”
“Perché c’è una parte sensibile dentro di me che mi impediva di scacciar via il senso di colpa. Ma non si preoccupi, stavo progettando di sopprimerla.”

HEY!!
AH!

“Quella è l’unica parte con ancora un minimo di umanità. Avresti dovuto parlarle invece di fare quello che hai fatto.”
“Padre ci ho provato, ma era immune alla ragione.”
“*sigh* Sei davvero pentito in cuor tuo di quello che hai fatto?”
“Beh si. Mi sarei potuto comportare diversamente…”

Mentire durante una confessione. Ben fatto eh.”
Bassezza morale, vieni a me.”
Sai… Mi è appena venuta un’idea.”
Eccolo che ricomincia…”

“Allora figliolo, prima di procedere con la benedizione, hai fatto altro? Qualcosa di più normale?”
“Beh, ad essere sinceri, si. La scorsa volta in discoteca si è venuta a creare una situazione un po’ particolare.”

Il prete si appoggia allo schienale e chiude gli occhi sconsolato sospirando.

“Eh. Sentiamo che altro hai fatto adesso.”
“Beh sostanzialmente ho scatenato una rissa da venti persone, con tanto di urla, sangue, vomito e feriti.”

La notizia lo trapassa come un dardo ghiacciato.
Sento che smette di respirare per qualche secondo. Vedo una sua mano tremante che si appoggia sugli occhiali e li rimuove dal viso, gettandoli sulla sedia a fianco. Si sporge verso di me con occhi neri e increduli.

“C-c-come, prego?”

“E non è stata neanche l’unica volta eh. Ce ne sono state due. Per non parlare di quella volta che è arrivata la polizia. Quindi tre. Diciamo che poi ci sono stati anche dei risvolti privati, magari con qualcuno di queste persone ho avuto anche dei contrasti i giorni seguenti…”
“…”
“…”
“Dei… Contrasti?”
“Si.”
“Del tipo?”
“Del tipo che che non ho porto l’altra guancia.”
“Non hai porto l’altra guancia…”
“Beh si. Oddio non tanto.”
Faccio finta di pensarci su: “E si eh.”
Inizia ad indisporsi, sconsolato e infuriato al tempo stesso.
“Senti piccolo stronzet-”
“Ah! Attenzione padre!”
“No, attento tu. Il mondo non è il tuo parco giochi, non puoi permetterti di fare quel che vuoi. Di andare in giro a scatenar risse e far quel che diavolo ti pare alle persone.”
“Infatti son venuto qua a confessarmi. Non voglio farlo più!”
“Mi prendi per il culo?”
“Padre, ma insomma! Si contenga!”
“Oh Gesù…”
“E non nomini il nome di Dio invano!”

Sento i suoi denti che si contraggono e i pugni che si serrano famelici.

Stiamo davvero per farci picchiare da un prete?
DOBBIAMO essere insolenti per quel che ho in mente. Se lo manteniamo calmo potrebbe chiederci i dettagli di qualcosa che, per adesso, non c’è.

Dopo qualche secondo di gelida attesa sento la tensione diminuire nell’aria e il prete riacquistare l’autocontrollo. Si risistema gli occhiali sul volto, sospira lentamente, e congiunge la mani stringendole dolcemente fra loro.

“Se io ti assolvo prometti di non far più quello di cui mi hai parlato?”
Gli sorrido sollevando leggermente le sopracciglia in una sincera espressione di profondo rammarico.
“C-Ci proverò…”
“E basta?”
“Ci proverò fortemente, padre.”
“MOLTO fortemente.”
“Okay.”
“Stai promettendo davanti al Signore. Cosa si dice in questi casi?”
“Parola di lupetto?”

Sento un altro suo sospiro e, dopo qualche altro secondo, le sue mani si posano sul mio capo mentre la sua voce bisbiglia in silenzio la formula magica.
La benedizione dura quasi un minuto, molto più lunga di quella che aveva fatto alla ragazza.

Dai padre, dammi quella potente, che mi serve.”

Una volta conclusa si appoggia allo schienale della sedia massaggiandosi con tristezza la pelle fra le sopracciglia, strofinandola fra il pollice e l’indice.
Mi alzo e lo saluto tendendogli la mano. Esita un po’ prima di stringermela con la sua.

Magari non ci si saluta così dopo una confessione.”

“Grazie mille padre, è stato gentilissimo.”
Mi risponde con uno sguardo incerto, a metà tra lo scetticismo e il dispiacere.
Sento ancora i suoi occhi su di me mentre una vecchina si siede al mio posto facendo il segno della croce.

Mi allontano lentamente godendomi ancora una volta i marmi e le meravigliose vetrate. Percorro tutta la navata laterale sinistra e ritorno all’entrata della chiesa, risalendola per la navata centrale un’ultima volta. Cammino finché non arrivo davanti al cancelletto che mi separa dall’altare maggiore.
Mi fermo e alzo lo sguardo verso il crocifisso fissando quel volto triste, addolorato e buono.

Schiudo le labbra e inizio a parlare portando le mani dietro la schiena.

“E quindi eccoci qua, vecchio mio.”

Qualche fedele si gira a guardarmi.

When i hear people talking about me

“Sai, parlando seriamente, sono davvero dispiaciuto per quel che è successo con Daniela, non sono ironico. Sono serio e so che lo sai. È che la situazione mi è scivolata di mano e non ho saputo reagire in tempo in modo più fermo e meno accondiscendente.
Mi dispiace.
Davvero.
Lo so, è colpa mia.
Tuttavia… Beh tuttavia questo non toglie una cosa, un fatto, una certezza che ho.”

Una vecchina inginocchiata con gli occhi chiusi e le mani appoggiate contro la fronte solleva leggermente una palpebra e inizia a sbirciare in silenzio.

“Ce l’ho con te, me l’hai messa in casa per quattro mesi. Mi ha impedito di vivere sereno anche solo per qualche secondo. So come te la spassavi lassù a vedermi raccogliere i suoi assorbenti.
Lo so.
Ti sentivo ridere.
Potevo sentirti sghignazzare mentre mi impediva di studiare e mi faceva fare veleno per ogni faccenda domestica.
L’hai fatto apposta, ammettilo.
Beh, così come ti sei divertito tu prima, adesso tocca a me farlo.”

Un piccolo gruppo di turisti si ferma a qualche metro da me tendendo le orecchie.

“Ho deciso di prendermi una piccola rivincita, vecchio mio. Niente di serio, spero non ti offenderai.
Come ben saprai mi sono appena confessato con un prete un po’ troppo indispettito dal mio atteggiamento per farmi altre domande e… Ecco, mi ha assolto dall’aver provocato tre risse e aver fatto passare una giornata di merda a qualcuno.
Beh, vecchio mio, qua viene il bello.”

Due preti preoccupati discutono fra loro sommessamente guardandomi.

“Io non l’ho fatto.
Non ancora, ma mi hai già perdonato.”

Stunning realisation

Abbasso la testa puntando i miei occhi, ghiacciati, direttamente nei suoi, di cuore, puri e sereni.

“Mi hai perdonato per qualcosa che non ho fatto. Sei in debito con me: mi devi tre risse e qualche vendetta.
Niente di preoccupante, vecchio mio, giusto per divertirmi un po’. Considera che avrei potuto confessare anche dei furti e qualche omicidio, ma non l’ho fatto perché, per adesso, mi sento buono.”

Mi volto e inizio ad allontanarmi da lì, mentre quella piccola folla dietro di me si apre, lasciando passare il ragazzo che discuteva con il crocifisso. Sento bisbigli, mormorii, gemiti di preoccupazioni.
“Oh buon Dio!” – “N-non è possibile!” – “M-ma si può fare questa c-c-cosa?!?” – “C’è una falla in Matrix!”

Mi volto un’ultima volta fissando ancora il Suo sguardo sofferente.

“Ricordatelo.”

Clicca QUA per il prossimo capitolo: La prima rissa!

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Rorschach

Rorschach

Studente di ingegneria, lettore di fumetti, bassista occasionale, amministratore e scrittore sconclusionato.
Non credo nelle descrizioni da blogger e quello che leggo su internet, non dovreste farlo neanche voi. Forse. Chissà. Meh. Fanculo.